UN BOSCO E UN PARCO, NANDINO RADDOPPIA E MOIRA AVRA’ UNA PIAZZA
FERRARA – E così Nandino ha raddoppiato. E’ l’unico artista circense, Nando Orfei (1934-2014), ad avere due luoghi che portano il suo nome: un parco a Ferrara in via Porta Catena, e un bosco urbano a Peschiera Borromeo, alle porte di Milano, in via Giosuè Carducci. Due spazi vasti, belli, pieni di verde, di giochi per bambini, di strutture sportive. Non è stato semplice. Ci sono voluti anni. Di tessitura e di pazienza. Una raccolta con migliaia di firme a Peschiera Borromeo, dove Nando aveva deciso di fermarsi quando chiuse il suo circo (l’ultima tappa fu il vicino Idroscalo), e il figlio Paride aprì la scuola del Piccolo Circo dei Sogni (tuttora in piena attività), e un grande lavoro di raccolta di documentazione e di coinvolgimento a Ferrara, che dista una manciata di chilometri dal paese natale di Nandino, Portomaggiore, da parte di un caro amico di famiglia, Claudio Bratti, con la complicità di Ambra Orfei, figlia di Nando.
E ci sono stati momenti di commozione, in una mattinata inondata di sole, allo scoprimento della targa nel luogo in cui Nandino era solito montare il suo chapiteau tutte le volte che arrivava in città. Nelle parole dell’assessore comunale alla cultura, Marco Gulinelli, che ha inserito a pieno titolo Nandino nella storia della cultura delle arti circensi del Novecento, come in quelle di ospiti illustri come il presidente del Club Amici del Circo, Francesco Mocellin, che è anche Vice Presidente dell’European Circus Association e Consigliere della Federation Mondiale du Cirque, e del Presidente della Commissione Circhi del Ministero della Cultura, Gianluca Cavedo. Tra uno sguardo alla mostra storica sulla famiglia di Nando Orfei, curata dal Centro Educativo di Documentazione delle Arti Circensi di Verona, l’unica struttura in Italia che raccoglie un’imponente documentazione sulla storia del circo, e le esibizioni “en plein air” (cinghie, tessuti, palo aereo) di alcuni allievi della scuola di circo “Urban Gravity Academy” di Vigevano, diretta da Ambra Orfei, non sono mancate le parole, profonde e sentite, della famiglia di Nando, presente al gran completo con la sorella Liana, un’altra celebre leggenda del circo italiano, accompagnata dal marito Paolo e dalla figlia Cristina, dalla moglie di Nando, Anita, dai figli Ambra, Gioia e Paride, tutti artisti di assoluto rilievo, e dalla nipotina Ginevra, figlia di Ambra, già promettente cavallerizza. In disparte, discretamente, ma con gli occhi umidi, anche due clown. Non li riconoscevi se non sapevi chi erano, perché non avevano il volto truccato né gli abiti di scena. Ma nel circo di Nando avevano saputo dire la loro. Uno dei due, l’”Augusto di serata” Cirillino (Giancarlo Cavedo), aveva chiuso la carriera proprio al circo Nando Orfei. L’altro, Amedeo Caucci, che era stato un elegante clown bianco (ma in gioventù anche un contorsionista), ci aveva addirittura trascorso tutta la vita. In questo modo sono diventati 7, solo 7 (ancora pochini…) gli artisti circensi ai quali in qualche parte d’Italia è stata intitolata un una strada, una piazza, un parco oppure un bosco. Curiosamente, quattro di loro sono dei domatori (specie in via di estinzione…), due cavallerizzi, e un acrobata. Vediamo. I domatori, oltre a Nando, sono Darix Togni (1922-1976), al quale è intitolata una strada a Milano; Upilio Faimali (in alcune versioni citato anche come Opilio, 1824-1894), una strada a Pontenure (Piacenza); Leonida Casartelli (1924-1978, fu anche acrobata), una piazza a Pasian di Prato (Udine). I cavallerizzi sono Antonio Franconi (1738-1836, un parco a Udine), considerato, con Philip Astley, l’inventore del circo moderno, e Alessandro Guerra (1787-1862), una strada a Retorbido (Pavia). L’unico acrobata è Giovanni Palmiri (1904-1949, fratello di Egidio), al quale è intitolata una strada di Rimini. E Moira ?, direte voi. Già. E’ davvero curioso che da questo elenco manchi proprio il nome della regina del circo italiano (1931-2015). Com’è possibile? Succede. Non dovrebbe succedere ma succede. Perciò sarebbe bello che qualcuno ci pensasse, e lo facesse proprio quest’anno che ricorre il decennale della sua scomparsa (15 novembre). Che so, magari Codroipo, dov’è nata, o San Donà di Piave dove per molti anni ha tenuto i suoi quartieri d’inverno, o magari Brescia dove si è addormentata. O qualsiasi altra città o paese, non ha importanza. Perché Moira era sempre dovunque. Lei andava e viveva dappertutto, incessantemente, con il suo entusiasmo, il suo sorriso, la sua voglia di vivere e la sua fiabesca caravan rosa confetto. Moira era l’Italia. Perciò verrà ricordata. E in questo decennale, a settembre all’International Salieri Circus di Legnago (Verona), e in ottobre al Memorial NandOrfei di Peschiera Borromeo (Milano), con la complicità del nipote di Moira, lo storico del circo Alessandro Serena, docente all’Università degli Studi di Milano, verrà lanciata la petizione “Una piazza per Moira”, con una grande raccolta di firme a livello nazionale, perché anche la “regina” abbia, nel suo decennale, un luogo che porti il suo nome.



