A Parigi la sfida di Francia e Québec – Al Festival du Cirque de demain

28 Gennaio 2026 - Aggiornamenti -

di Roberto Bianchin

demain

Secondo lo storico del circo Pascal Jacob, direttore artistico a Parigi del “Festival du cirque de demain”, la Francia e il Québec sono attualmente all’avanguardia nelle nuove proposte artistiche legate all’evoluzione del più antico e più grande spettacolo del mondo. Un’edizione innovativa che non rinnega le basi della tradizione. I due premi maggiori alla bascula canadese della troupe “Machine de cirque” e al contorsionista-dislocatore etiope Yaya Diarrasouba.

PARIGI – Il circo cambia. Cambia come cambia il mondo. Come cambiano le mode, le abitudini, i costumi. Come cambiano gli altri generi di spettacolo. Come cambiamo noi con il tempo che passa. Sarebbe impossibile, del resto, pensare di vedere nel Duemila uno spettacolo di circo come lo facevano Philip Astley e Antonio Franconi nel Settecento. 

Alla fine, conta la qualità di quello che fai, indipendentemente da “come” lo fai. Un buon acrobata dovrà sempre essere capace di eseguire per benino un salto mortale, un clown di trovare il modo di strapparti almeno un sorriso, sia che appartenga al circo cosiddetto “classico” che a quello cosiddetto “contemporaneo”. 

Distinzione sostanzialmente capziosa. Il circo, bello o brutto che sia (che in fondo sono le due uniche vere categorie), rimane sempre circo. Per quello continua a vivere, anche in mutate forme, smentendo le previsioni catastrofiche di quello che veniva considerato (a ragione) il più grande storico del circo, Tristan Rémy, che ancora più di mezzo secolo fa aveva solennemente annunciato a Federico Fellini che il circo “era morto” e che “non aveva più alcuna ragione di esistere nell’attuale società”. Era il 1970. “Se il circo non si rinnova, è destinato a morire”, precisava meglio il concetto Nando Orfei.

Il Festival mondial du cirque de demain, creato a Parigi da quel visionario di Alain M. Pachérie, proprietario del circo Phenix, è stato fra i primi a intercettare il cambiamento, e a inventarsi uno dei primi festival di “nouveau cirque”, anche per distinguersi dalla classicità di Montecarlo, che ha solo tre anni di più (48 a 45). “Ben pochi, nel 1977, si sarebbero arrischiati a prevedere un futuro per una semplice serata che riuniva appena una dozzina di giovani artisti applauditi da poche centinaia di spettatori”, spiega. 

Innovazione, dunque, ma ben fondata su un canovaccio tradizionale, molto lontano da sterili sperimentalismi d’avanguardia. La riprova è nel palmarés del Festival di quest’anno, che ha assegnato i due premi più importanti a due numeri tradizionalissimi della storia del circo, come la bascula (ribattezzata dai francesi “planche coréenne rotative”), e il contorsionismo di un acrobata che per le sue doti di dislocatore non avrebbe sfigurato nella sconcertante galleria di “fenomeni” di Phineas Taylor Barnum.

Il premio più importante, quello del Presidente della Repubblica, è andato ai sette acrobati canadesi della troupe alla bascula “Machine de cirque”, unica concessione alla modernità gli abitini da collegiali. Vecchie conoscenze. Ci avevano già provato, sempre qui, lo scorso anno, e probabilmente avrebbero vinto se l’infortunio di uno dei membri della troupe, la prima serata, non li avesse costretti a rinunciare all’esibizione. Ora si sono meritatamente ripresi il primo posto con una successione perfetta ed esplosiva di salti mortali, piroette e figure virtuose. Voto: 9. L’oro – uno solo, bravi!- è andato allo stupefacente contorsionista-dislocatore della Costa d’Avorio, Yaya Diarrassouba, un disarticolato pupazzo di gomma. Voto: 8.

Due soli gli argenti (apprezzabile, anche qui, la sobrietà della giuria): a un numero delizioso di quattro acrobati agli “anelli asiatici” (in orizzontale)  provenienti da Canada, Svizzera e Argentina, che sembrano usciti da un quadro di Henri de Toulouse-Lautrec e giocano con ironia, e grande bravura,  sulla scomparsa degli animali esotici dalle piste dei circhi di oggidì. Un quadro à l’ancienne in una lettura molto contemporaine. Voto: 8. Degnissimo di nota anche il secondo argento al raffinatissimo cerchio aereo del Trio Rig’Humaine (Canada, Francia, Usa). Voto:8.

Tre i bronzi: al divertente equilibrio su sedie di Colin André Heriaud (Francia-Canada,Voto: 7,5), alle originali cinghie aeree accompagnate dal violoncello di Victoria e Ilia (Francia, Voto: 7) che hanno fatto alzare il sopracciglio al direttore artistico del Salieri Circus, Antonio Giarola, e al meno convincente brasiliano al diabolo, Vitor Martinez Silva, penalizzato dai troppi errori. Voto: 5,5. Avrebbe meritato di più il bizzarro giocoliere argentino “con tre braccia” Matias Muniz Del Rio, che ha vinto uno dei due premi speciali della giuria. Voto: 7. L’altro è andato a un incomprensibile palo cinese della svizzera Eline Guélat. Voto: 5.     

 Un’altra delusione, il trapezio degli allievi della scuola del “Centre des Arts du mouvement” di Aix en Provence, palesemente non all’altezza. Voto: 4. Incomprensibile come abbiano potuto non solo metterli in competizione ma persino farli esibire. Avrebbero meritato l’oro invece i due comici belgi Bert & Fred (cosa rara la comicità sotto i tendoni oggi…), che essendo già stati premiati a questo Festival una decina di anni fa, si sono esibiti come ospiti in quattro irresistibili riprese comiche in cui lei cerca di mettere a repentaglio la virilità di lui servendosi prima di un coltello, poi di un martello, di una frusta, e di una carabina. Voto: 9. Ha giganteggiato su tutto, come sempre, l’inarrivabile Calixte de Nigremont, autentico funambolo della parola. Voto: 8,5.

Volendo muovere un appunto, si nota uno sbilanciamento delle scelte artistiche sulla direttrice Francia-Canada, direzione Québec, per la precisione. Sono gli artisti di queste terre a farla da padrone. Normale, dice il direttore artistico Pascal Jacob, storico e critico del circo, e scrittore di penna felice, perché “Francia e Québec sono terre di circo, e quelli che lo fanno vivere e cambiare senza sosta, contribuiscono a modificare la percezione delle arti circensi in tutto il mondo”.

E allora, che sia “nouveau” oppure “à l’ancienne”, que vive le cirque!

 

da Il Ridotto di Venezia

https://www.ilridotto.info/it/articoli-mar-01272026-1200-parigi-la-sfida-di-francia-e-quebec

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