“Vi racconto mia zia, la REGINA del circo”

27 Gennaio 2026 - Aggiornamenti -

IMG 20260127 WA0009Alessandro Serena "nipote d'arte", firma il libro "Moira per sempre"sulla sua vita. "Femme fatale", trasformista, emancipata, queer: semplicemente un'icona.

 

Un ritratto di Moira Orfei firmato dal nipote.L’autore è Alessandro Serena, 59 anni, nipote della Regina del Circo, professore di Storia dello spettacolo circense, produttore e regista. E' tra gli eredi della diva e con la sua compagnia “Mosaco Errante” continua a divulgare lo show e la cultura circense in chiave moderna. Il titolo del libro è “Moira per sempre” edito da Odoya (264 pagine), e la sua vita da favola sarà presentata venerdì 30 gennaio, alle 18.30 alla libreria Moderna di San Donà. La pubblicazione arriva a conclusione degli eventi celebrativi che si sono svolti nel 2025, decennale della scomparsa, proposti da Serena, che ha visto avvicendarsi ospiti, flash mob, performance dal vivo e una serie di incontri, tavole rotonde all’Università degli Studi di Milano. Un omaggio alla sua stella comparirà anche nella serie tv “Portobello” su Enzo Tortora, firmato da Marco Bellocchio, il debutto è previsto in febbraio su HBO Max. «Si tratta di una raccolta di saggi – spiega Serena – contenente approfondimenti di critici e operatori circensi italiani. Gli autori sono tredici per la precisione, tra cui alcuni “saluti” della cugina Liliana e di Carlo Bossio, docente della Statale di Milano. Il volume racconta in maniera completa la personalità della diva che si intreccia nella storia italiana, sinonimo di rinascita, creatività e inclusione. Una vera favola del Novecento, capace di trasformare una zingarella senza cognome in una stella.

moira1«All’anagrafe si documenti si chiamava Miranda Rizzoli – spiega Serena – faceva parte di un “ramo minore” della famiglia circense Orfei. Ripercorriamo la vita di una giovane che nasce sotto i bombardamenti e una volta adulta viene in contatto con tante vicende italiane. Testimonia la capacità di travalicare i confini della pista per radicarsi nella cultura popolare, nel cinema e in tv, affermandosi come un’icona». Quando si trasforma in donna glamour? «Inizia quando era fidanzata del campione di motociclismo Umberto Masetti, che nel ’50 era stato il primo italiano a vincere il mondiale nella 500. Moira era sui rotocalchi e dopo un paio di incidenti Masetti si era giustificato dicendo di aver litigato con lei. C’è anche la celebre fotografia “Gli italiani si voltano” di Mario De Biasi, in cui cammina tra la folla del centro di Milano negli anni Cinquanta, rappresenta la rinascita dell’Italia e finisce nella locandina della mostra “La metamorfosi italiana” al Guggenheim di New York». Il motivo dell’omaggio nella nuova serie tv su caso giudiziario di Tortora? «Viene spiegato tra le pagine del saggio: aveva portato lo spettacolo nel carcere di Bergamo dove era rinchiuso Tortora. questi le aveva scritto che sarebbe venuto a vedere lo spettacolo solo da uomo libero». Da femme fatale è diventata un esempio di emancipazione femminile e libertà. «Due capitoli trattano di questo aspetto. Sono intitolati “La regina indomita” e “Le donne del circo italiano” e presentano come esempio di autonomia per le donne. Non aveva una piazza o un manifesto, e non avrebbe mai vinto il Nobel, ma si metteva in gioco e faceva parte della cultura popolare. Ci siamo chiesti perché fosse tanto amata, forse perchè in modo più o meno consapevole incarnava e trasmetteva istanze importanti. «Ad esempio un altro capitolo “Siamo tutti un po’ Moira” firmato da Roberto Bianchi, è dedicato ai principi di valorizzazione della diversità e inclusione, perché era molto amata dalla comunità gay e gender».moira2A corredo tante foto: momento di vita, manifesti e locandine delle oltre quaranta pellicole in cui aveva recitato. «Sono tantissimi gli artisti registi persone del mondo dello spettacolo con cui aveva collaborato e conosciuto: tra cui Raffaella Carrà, Federico Fellini, Totò, Vittorio De Sica, Silvana Pampanini, Peppino De Filippo, ma anche Rita Pavone, Mara Venier, Paolo Villaggio, Massimo Boldi, Fabio Fazio. Racconta anche l’avventura in Iran negli anni Settanta, prima della rivoluzione, in cui firma l’autografo a uno dei figli dello scià Reza Pahlavi. Negli ultimi giorni è tornato sotto i riflettori per la possibile data di trasmissione dell’“Rai”. È stata un simbolo dell’evoluzione della società. «Ha trasformato il circo familiare in una struttura organizzata e un’eccellenza artistica con il marito Walter Nones, capace di viaggiare per oltre cinquant’anni È diventata parte dell’immaginario collettivo per il suo aspetto riconoscibile in migliaia di manifesti affissi nel Paese. Serena promette anche ai lettori un sassolino dalla scarpa. «Sarà l’occasione per chiarire la nostra posizione sulla mancata partecipazione al progetto celebrativo da parte dell’Amministrazione Comunale di San Donà che non ha realizzato alcuna iniziativa a riguardo. Il suo ricordo personale? “Per noi nipoti significava dolcezza e insieme spensieratezza, ma è quello imprenditoriale che la consapevolezza che lavoriamo bene ma siamo dei nani sulle spalle dei giganti. È un esempio irraggiungibile”. Moira Orfei ha incarnato valori universali, trasformandosi in un faro di gioia e un idolo per generazioni di italiani. Una vita passata come un romanzo d’appendice.

Davide De Bortoli

 

dal gazzettino di martedì 27 gennaio 20026

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