Tradizione e tecnologia i segreti del Circo Knie

15 Dicembre 2025 - Aggiornamenti -

Pubblichiamo l'eccellente articolo dell'Amico Roberto Bianchin apparso sulla pregevole rivista online "Il Ridotto"

La tournée del circo nazionale svizzero

Roberto Bianchin

20251206 150927 1 0Numeri classici di tradizione, di qualità altissima, in un quadro tecnologico d’avanguardia, fanno del complesso guidato da Géraldine Knie e Maycol Errani, il circo più moderno d’Europa. E pensare che con i suoi 106 anni è uno dei circhi più antichi. Capacità di innovazione, grandi investimenti, e un pubblico entusiasta che lo affolla ad ogni spettacolo. Un esempio da seguire. Anche per i circhi italiani. Bene ha fatto il Club Amici del Circo a portarvi gli appassionati in gita.

AGNO (Svizzera) – E’ uno dei circhi più vecchi (ha la rispettabile età di 106 anni), ma è il circo più giovane d’Europa. Sicuramente il più moderno. Il più innovativo. Bisogna partire da qui per capire lo straordinario successo -che per la verità non gli è mai mancato- del “circo nazionale svizzero” Knie, fondato e diretto dall’omonima famiglia, capace di fare diecimila spettatori e di incassare mezzo milione di euro solo in un fine settimana, con tre spettacoli al giorno.

Quelli del circo Knie, che è mezzo italiano, dato che vi lavorano, oggi con compiti organizzativi dopo essere stati ottimi artisti, i fratelli Maycol, Guido e Wioris Errani, non di rado anche la complicità del padre Nevio, hanno saputo per tempo annusare il vento. Capire che come cambia il mondo, anche il circo doveva cambiare. Hanno cominciato, già più di vent’anni fa, nel 2004, a rinunciare a tigri, leoni e animali esotici, pur dopo aver avuto schiere di eccellenti domatori, da Franz Trubka negli anni ’50 allo stesso Louis Knie, autorevole membro della famiglia, che andò in gabbia nel 1977 nientemeno che al Festival di Montecarlo.

Arrivarono addirittura, dieci anni fa, a mandare in pensione (con gran dolore) anche  gli elefanti, un marchio di famiglia, e insieme a loro –era il 2015- si ritirò anche quel Franco Knie, che sempre a Montecarlo, nel 1999, venne nominato come miglior domatore al mondo di elefanti. Franco Knie fece scalpore per la sua storia d’amore con la Principessa Stèphanie di Monaco, quando lei tra il 2001 e il 2002 si trasferì a vivere al Circo Knie  con i suoi tre figli a bordo della sua splendida caravan “Princesse” smaltata in argento vivo, e la figlia più grande, Pauline, non di rado scendeva in pista negli spettacoli insieme agli elefanti.

Oggi al Knie di animali sono rimasti solo i cavalli, altro marchio di fabbrica della dinastia, portati in pista per molti anni dalle mani sicure prima di Fredy Knie e poi di sua figlia Géraldine, che oggi è la direttrice artistica del grande complesso che dirige con la complicità del marito Maycol Errani, che ha l’incarico di direttore tecnico e si occupa egregiamente di ogni cosa. In pista attualmente vanno Ivan Frédéric Knie, figlio di Geraldine e del primo marito, lo splendido acrobata italiano Ivan Pellegrini dei leggendari Pellegrini Brothers, con il non facile numero della “Posta di San Pietroburgo”, e i due giovani figli di Maycol e Géraldine, Chanel Marie, già talentuosa, e il più piccolo Maycol Junior con i suoi poneys.

Cosa rimane, allora? Nessuna concessione agli intellettualismi del “nouveau cirque”, ma numeri molto classici, di tradizione, e di altissima qualità, inseriti in un mirabolante contesto tecnologico di nuovissima concezione, mai visto prima e di cui nessun altro circo dispone. “Siamo sempre stati molto attenti alla messa in scena dei nostri spettacoli –spiegano Géraldine Knie e Maycol Errani- che mescolano fantasia, poesia e magia, unite all’innovazione e alla tecnologia. Cerchiamo sempre delle novità. Per esempio quest’anno usiamo per la prima volta un gioco di “luci cinetiche”, e sul pavimento della pista le immagini di uno schermo Led costruito su misura, innovazioni che ci permettono di apportare una ventata di novità alla concezione del nostro spettacolo e di legare l’arte del circo alla tecnologia più avanzata”.

Impressionante l’effetto delle “luci cinetiche”, che sono un sistema tecnologico di illuminazione d’avanguardia, che va oltre i tradizionali mezzi statici, e introduce movimenti e trasformazioni che producono effetti, forme e geometrie sorprendenti. Si tratta, in sostanza, di migliaia di palline che si accendono di vari colori, sistemate in verticale, che si muovono ondeggiando, si alzano e si abbassano, girano tutto intorno agli artisti, creando figure, suggestioni e scenografie sempre differenti. Le ha inventate, e dalla sua consolle le manovra abilmente – può eseguire fino a 260 movimenti- un giovane tecnico francese che si chiama Axel Melchior. “Con lui ogni numero diventa un’opera d’arte”, dice Géraldine. E non esagera.

Questo circo tecnologico valorizza, oltre alla cavalleria di famiglia, numeri molto buoni come le formidabili cinghie aeree (prese arditissime alla bocca e ai capelli) del Duo Disar dall’Uzbekistan, vincitori dell’argento a Montecarlo lo scorso anno, il palo aereo del Duo Acero (Colombia-Brasile), la stupefacente magia dell’elegante illusionista francese Vincent Vignaud, uno dei migliori sulle scene mondiali, il raffinato mano a mano della Zhejiang Folk Art,  le eleganti cinghie aeree di Svyatoslav Rasshivkin,  l’affascinante troupe giapponese delle dodici ragazze “Unicircles Show” in una spettacolare danza al monociclo. Ottima anche la clownerie, caso raro di questi tempi, del messicano Chistirrin (Marco Antonio Vega), deludente l’orchestra di Ruslan Fil, fiacca e ovattata, l’unico punto debole.

Bene ha fatto il Presidente del Club Amici del Circo, Francesco Mocellin, a portare al Knie, in gita nel Canton Ticino, i soci del Cadec, perché spettacoli di questo livello non si vedono (purtroppo) in Italia. Farebbero bene a programmare una gita anche i nostri circensi italiani. Avrebbero molto da imparare.

 

 

 

 

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