Slava’s Snowshow – Teatro Verdi (Firenze)
di Gino Rossi
Non sapevo bene cosa aspettarmi quando sono entrato al Teatro Verdi. Avevo letto qualche riga qua e là su Slava’s Snowshow, qualcuno lo definiva “poetico”, qualcun altro “assurdo”, ma nessuna parola scritta può prepararti davvero a ciò che succede quando le luci si spengono e si apre il sipario.Quello che ho vissuto non è stato uno spettacolo teatrale. È stato un sogno. Di quelli che fai da bambino, dove tutto è possibile e niente ha bisogno di essere spiegato.Sul palco, un clown vestito di giallo – malinconico, buffo, tenerissimo – si muove in un mondo surreale fatto di silenzi parlanti, risate che arrivano dal cuore e momenti di pura magia visiva. Accanto a lui, un gruppo di altri clown in verde, creature altrettanto bizzarre e affascinanti, che lo accompagnano tra gag poetiche e situazioni che sembrano uscite da una fiaba felliniana.
Ma il vero colpo al cuore arriva quando il confine tra palco e platea scompare. Siamo stati travolti – letteralmente – da una tempesta di neve di carta, palloni giganti che rimbalzavano tra il pubblico, ragnatele che ci hanno avvolti in un abbraccio silenzioso. E lì, tra adulti che ridevano come bambini e bambini che guardavano incantati, ho sentito qualcosa che raramente si prova: la bellezza pura dello stupore condiviso.Slava’s Snowshow è un inno alla leggerezza, alla malinconia dolce, alla parte di noi che spesso dimentichiamo di ascoltare. Non ha bisogno di parole, perché parla direttamente all’anima.Al termine dello spettacolo, mi sono trovato con il cuore colmo di emozione, gli occhi ancora pieni di stupore e un sorriso che non riuscivo a trattenere.
Foto e filmati di Gino Rossi














