SALIERI CIRCUS AWARD 2025, UNA CONFERMA – Il contest di Legnago specchio delle tendenze del circo contemporaneo
di Francesco Mocellin
La quinta edizione del “Salieri Circus Award” (25/29 settembre scorsi) si è chiusa con una eccellente serata di gala confezionata con quanto di meglio avevano offerto i due spettacoli di selezione.
L’abbinamento della musica d’autore – in prevalenza classica – con le performance circensi si conferma intuizione brillante che prevede una sorta di rimodellamento del “numero” in linea coi brani prescelti espressamente per il festival legnaghese.
Siamo in presenza di un classico esempio di circo in teatro, territorio originariamente frequentato dalle discipline circensi in modo sistematico quantomeno fino all’alba del ‘900 quando dagli Stati Uniti arrivò l’invenzione del tendone (chapiteau o big top, nel linguaggio internazionale del settore).
Il palcoscenico prescelto è quello del Teatro Salieri di Legnago, città del Quadrilatero austro-ungarico che ha dato i natali al celebre compositore che l’agiografia un po’ stantia individua come rivale soccombente del contemporaneo Mozart.
La direzione artistica è stata affidata come sempre all’abile Antonio Giarola, ideatore della competizione, la regia a Linda Tavellin mentre il maestro Diego Basso ha diretto l’Orchestra Ritmico-Sinfonica Italiana che ha accompagnato i ventidue numeri che hanno spaziato tra le più diverse discipline circensi. La conduzione di Basso si conferma determinante per la sua capacità di interfacciarsi con gli artisti sul palco comprendendone le esigenze sovente complesse.
Numerosi gli eventi collaterali che hanno impreziosito la manifestazione: su tutti segnaliamo le iniziative celebrative della famiglia di Ferdinando Togni, una delle più iconiche e significative dell’intero panorama circense europeo e non solo. Con il titolo “Ferdinando Togni. Dal Circo Americano a White” si sono articolati, infatti, tre appuntamenti di grande rilievo culturale: una mostra al Museo Fondazione Fioroni, un convegno di studi e la presentazione di un nuovo volume edito dal “C.E.D.A.C.. (Centro Educativo di Documentazione delle Arti Circensi).
Ancora una volta il giornalista Roberto Bianchin ha condotto brillantemente il talk show quotidiano per la presentazione degli artisti sulla terrazza del teatro oltre ad aver presieduto la giuria della critica e della stampa.
Dal punto di vista dei contenuti propriamente detti, il festival ha mantenuto l’impostazione ormai classica degli spettacoli di selezione ripetuti due volte (chiamati uno “Axur” e l’altro “Falstaff” in omaggio a Salieri) dai quali sono stati fatti confluire sul programma del galà i numeri premiati. La novità della quinta edizione è stata l’attribuzione – riservata alla giuria tecnica – di un ulteriore premio oltre ai soliti oro, argento e bronzo, ovvero il “Salieri d’Arte” riservato alla regia.
Scrivevamo in apertura di un galà che ha messo insieme il meglio delle performance in competizione. In effetti, la serata conclusiva ha fatto giustizia di quei numeri vittime della tendenza dell’eccesso di drammaturgia – quasi sempre accompagnato a debolezze tecniche strutturali – che sembra costituire uno dei possibili limiti del circo dei tempi correnti.
Limpida la vittoria dello spagnolo Albert Amores che si è aggiudicato l’unico “Salieri d’Oro” per la sua presentazione di evoluzioni e prese” al palo aereo nella quale tecnica, ricerca estetica e controllo del gesto sono apparsi perfettamente combinati.
I tre argenti sono stati attribuiti a numeri di estrazione assai diversa tra loro. La verticalista russa Maria Sarach – uno dei maggiori talenti della disciplina in circolazione – ha scelto una versione molto seriosa della sua routine accompagnata da due cantanti lirici su arie dello Stabat Mater di Pergolesi: cristallina la classe dell’artista un po’ appesantita dalla scelta coreografica decisamente dark.
Un altro argento è andato ai due giapponesi Toy Toy Toy che hanno rivisitato il loro numero di virtuosismi con gli yo-yo in funzione della colonna sonora Berenguer con un ottimo risultato mentre l’ultimo dei secondi posti è stato attribuito al colombiano Nicolas Teusa che ha portato in scena un’idea tanto originale quanto intrigante, quella del c.d. “cerchio pendolare” (se volessimo tradurre alla lettera la definizione inglese). L’attrezzo, sospeso ad una serie di fili mobili invisibili, ha dato la possibilità all’artista di cimentarsi in salti con diverse varianti; peccato solo che – in mancanza di un vero exploit – il numero lasci una sensazione di incompiutezza. In ogni caso, la giuria ha ritenuto di attribuirgli anche il “Salieri d’Arte per la regia”.
Tra i bronzi segnaliamo il mago venezuelano Winston Fuenmayor che ha portato in scena una rielaborazione della manipolazione con le carte (per lui anche il premio del “Club Amici del Circo”) mentre una valutazione simile a quella esposta per Nicolas Teusa va fatta per il giocoliere francese Antoine Jacot: preziosa e stimolante l’idea iniziale della clava “drone” che si confonde con gli altri attrezzi ma la trovata viene stiracchiata per tutto il numero senza che vi sia un vero sviluppo anche sul piano della consistenza. La creatività, che sostiene la performance, comunque, è valsa a Jacot anche il il Premio della Critica.
Durante la serata di gala, è stato assegnato un Salieri di Platino alla carriera al celebre clown statunitense David Shiner che, purtroppo, non ha concesso al pubblico di Legnago qualche scampolo della sua vis comica.
Per il secondo anno la conduzione delle serate è stata affidata all’attore Andrea Castelletti nei panni di un Antonio Salieri sobrio restituendo un’immagine del grande musicista legnaghese lontana dalla consueta patina agiografica.
Come detto il “Salieri Circus Award” mantiene inalterate le sue caratteristiche di vetrina del circo di qualità capace di reinventarsi in mille modi, molti dei quali inaspettati.
di Francesco Mocellin








