IL SOLEIL GALOPPA PIU’ VELOCE DI BUFFALO BILL

6 Luglio 2025 - Aggiornamenti -

buffalodi Roberto Bianchin
TRIESTE – Ventre a terra, il Soleil galoppa accanto a Buffalo Bill. Per superare il suo record, che ha appena eguagliato: 60 mila spettatori, esattamente quanti, più di cento anni fa –era il 1906- vennero stregati dal “Buffalo Bill’s Wild West Show” del leggendario colonnello William Frederick Cody (1846-1917) proprio a Trieste, nell’ultima tappa italiana (italiana si fa per dire, Trieste a quel tempo era asburgica…) del suo scoppiettante tour europeo.

Alla fine delle rappresentazioni di Alegria, il 13 luglio, il Soleil avrà certamente superato il record del celebre cacciatore di bisonti. Ma non riuscirà mai a pareggiare il suo incredibile primato, perché se il Soleil ci avrà messo un mese per arrivare a questo risultato (13 giugno – 13 luglio 2025), Buffalo Bill ci impiegò solamente tregiorni… No, non è un errore di stampa, avete letto benissimo: tre (3) soli giorni! Domenica 13, lunedì 14 e martedì 15 maggio del 1906. E non sono fanfaronate o leggende, è tutto ampiamente documentato.
Come diavolo avrà fatto? Presto detto: due spettacoli al giorno (alle 14.30 e alle 20.30), sotto un tendone gigantesco da 12mila posti tutti a sedere (biglietti da 2 a 8 corone austriache), lungo come due campi di calcio, 200 metri per 60. Arrivato con quattro treni speciali, un convoglio di 59 carrozze lungo quasi un chilometro, che trasportavano 500 tra cavalli e bufali, e 800 tra cowboys, cosacchi, arabi, giapponesi, messicani, cubani, e “100 indiani dell’America del Nord”, si era attendato alla fine di via Rossetti, poco lontano dal centro della città, nell’area dei “Fondi Wildi” dove c’erano dei vasti prati.
Aveva sessant’anni il colonnello, ed era ancora in splendida forma. Portava in giro per il mondo il suo spettacolo, che non chiamava “circo” ma “show”, ormai da più di vent’anni, con incredibile e immutato successo. Infatti non presentava “numeri” costruiti per uno spettacolo, ma metteva in scena semplicemente la frontiera, corse al galoppo, sparatorie e battaglie con i protagonisti veri della storia, gli indiani e i cowboys che avevano combattuto per davvero.
Nei manifesti stampati in tre lingue (italiano, tedesco, sloveno) e affissi dappertutto a decine di migliaia (mago della comunicazione, si trascinava dietro anche una stamperia mobile…), si diceva che Buffalo Bill “maestro dei tiratori a cavallo” si sarebbe esibito “nei suoi meravigliosi esercizi di tiro sopra un cavallo lanciato al galoppo”, mentre gli indiani e i cowboys avrebbero inscenato una “riproduzione storica della guerra selvaggia”, come la feroce battaglia del Little Big Horn. Ventidue numeri in tutto tra scene di guerra, esercizi di tiro e di equitazione, giochi acrobatici e danze caratteristiche, accompagnati da un’orchestra di 36 cowboys. Quel geniaccio di Buffalo si era inventato persino la pubblicità: nel programma di sala si leggeva che “il colonnello Cody fa uso in tutti i suoi esercizi del solo fucile Winchester e delle munizioni Winchester”.
In un bel libro di Giorgio Stern, agevolmente reperibile su internet, “Buffalo Bill a Trieste” (Edizioni La Mongolfiera, 1994), si racconta che anche l’incasso della tre giorni triestina fu trionfale, 200.000 corone austriache, un vero tesoretto. E che anche quella volta, proprio com’è capitato adesso a un trapezista del Soleil, ci fu un incidente: “Il giovanissimo acrobata Pietro Baccy cadde, si fratturò l’omero sinistro e fu trasportato all’ospedale”, scrisse il quotidiano Il Piccolo del 15/5/1906.
Il “circo” di Buffalo Bill era anche un modello di organizzazione. La sera del terzo e ultimo spettacolo le tribune vennero interamente smontate in 25 minuti, e bastò un’ora per togliere tutti i 3.200 picchetti che sostenevano il tendone. L’intero smontaggio durò appena un paio d’ore. La troupe con a capo i pellerossa marciò lungo via Rossetti verso la stazione, dove “malgrado l’oscurità accorse e si formò una vera folla”. Il primo treno partì a mezzanotte e cinque minuti diretto a Lubiana, l’ultimo alle 2,15.
Per tre giorni la città di Trieste aveva vissuto un sogno, e grazie a quel sogno era entrata anche lei nella leggenda. Tutta quella gente si considerava fortunata, perché poteva dire di aver visto da vicino quell’uomo di cui aveva soltanto sentito favoleggiare. Quell’eroe bello, elegante, famoso, che cavalcava come un fulmine e sparava come un demonio. Loro sapevano –e ne avevano avuto le prove- che non era una leggenda. Loro sapevano che esisteva davvero, e lo potevano andare a raccontare.
La memoria di quell’evento, per quanto possa sembrare difficile da credere, come molti fatti straordinari accaduti nella storia, è ancora viva. E ogni tanto riaffiora. Quando succede, può anche capitare che da qualche soffitta, dal baule della nonna, emergano nuovi particolari. Una lettera, una foto, un ritaglio di giornale…E Buffalo Bill, come sanno fare solo gli eroi, ritorna magicamente in sella.
 
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