E CON UN TOCCO DI BACCHETTA MAGICA L’ANTICO TEATRO SI TRAMUTO’ IN UN CIRCO

24 Febbraio 2025 - Aggiornamenti -

Sneja Nedeva Cristian Orfeidi ROBERTO BIANCHIN

MILANO – Il Circo prima del Circo abitava nel Teatro. La storia racconta che fin dal 1500, per l’esattezza tra il 1576 e il 1614, nacquero a Londra ben dieci teatri che presentavano come spettacoli delle combinazioni miste di teatro elisabettiano, esibizioni equestri, e numeri di acrobati, funamboli, contorsionisti, che ottennero subito un largo successo. In Italia, lo spettacolare Teatro Farnese di Parma (1628, tuttora in attività), è stato considerato come l’antenato dei circhi moderni, dal momento che legò la messa in scena all’italiana con l’arena equestre, e persino acquatica (Raffaele De Ritis, “Storia del Circo”, Bulzoni Editore, 2008).Nel 1779 l’inventore del circo moderno, il sergente di cavalleria Philip Astley (che per la verità si contende il primato con l’italiano Antonio Franconi), costruì a Londra l’”Astley

Amphiteatre Riding House”, e per tutto l’Ottocento molti importanti teatri di tutto il mondo ospitarono spettacoli circensi trasformando in piste di circo le loro eleganti platee. Ad esempio, la cavallerizza francese Caroline Loyo (1820-1892) si esibiva in spettacolari evoluzioni con i suoi purosangue nella platea del Teatro Niblos di Broadway, e l’amazzone Pauline Cuzent (1815-1855) impartiva lezioni di equitazione alle dame della nobiltà della Russia Imperiale al Teatro Michel di San Pietroburgo. Per non parlare della leggendaria funambola Marguerite-Antoinette Sévère Lalanne, in arte Madame Saqui (1786-1866), amatissima dall’Imperatore Napoleone Bonaparte, che danzava sul filo teso, avvolta nella bandiera francese, sopra le teste degli spettatori delle platee dei più esclusivi teatri di Francia e d’Inghilterra.Questo sogno, o per meglio dire quest’incubo, fu ricorrente. Quasi un pensiero fisso: smantellare un teatro (meglio se prezioso, d’epoca) svitando una per una, con pazienza certosina, le viti che tenevano le poltrone della platea incatenate al pavimento, per mettere al loro posto la pista sfavillante di un circo con una stella rossa disegnata nel mezzo, e far piovere dentro un mondo di acrobati, di pagliacci egiocolieri. Un circo à l’ancienne, alla vecchia maniera, come lo chiamava un fuoriclasse come Alexis Gruss. Un Circo dell’Ottocento in un Teatro dell’Ottocento.Da bambino, nel mio “Gran Teatro Veneziano delle Marionette” in riva alla laguna, Facanapa e Sandrone, maschere celebri della commedia dell’arte, a un certo punto si stancavano di scambiarsi bastonate, e costruivano sul palco, con dei quadrettini di legno colorato, la piccola pista di un circo in cui si esibivano Jimmy il trapezista, Pablo il domatore, Taras il fachiro e il clown Cirillino.Qualche anno più tardi, in un teatro storico e vero come il Gran Teatro La Fenice di Venezia, grazie alla sensibilità e alla disponibilità del Sovrintendente Cristiano Chiarot, e alla complicità del regista Antonio Giarola, celebrato su scala internazionale, due volte sul podio di Montecarlo, ideammo lo spettacolo della “Cavalchina”. Era un florilegio di numeri circensi di gran livello. Debuttò alle otto della sera di sabato 17 febbraio 2007 con l’ingresso di un cavallo (vero, montato dal celebre écuyer francese Mario Luraschi), prima in platea e poi sul palcoscenico, e andò avanti con successo per alcuni anni, grazie a un cast pieno di stelle: dai Pellegrini Brothers ai Los Manducas, da David Larible a Oleg Izossimov, da Sneja Nedeva a Mario Luraschi, da Arno Huibers al Duo Acrobatico di Pechino, da Andrea Togni ad Alessio Fochesato, per fare solo qualche nome.Adesso è da tre anni che con la preziosa collaborazione di un celebre nome del circo italiano come Paride Orfei, figlio di Nando, “smontiamo” un altro teatro dell’Ottocento, lo storico “Gerolamo” di Milano (intitolato all’omonima irriverente marionetta), per trasformarlo, anche qui, nella pista sfavillante di un circo di altri tempi. Certo è più semplice svitare le 224 viti delle 56 poltroncine di velluto verde mare (firmate Rubelli) della platea del Gerolamo, anziché le 16.800 viti delle 300 poltrone color aragosta della platea della Fenice (ci voleva una notte intera), ma in ogni caso non è sempre facile attrezzare una sala teatrale con quinte circensi e “americane” appese al soffitto per far volare gli acrobati sopra la platea. Senza contare che lo spettacolo non è di quelli che “girano già pronti” abitualmente per circhi e teatri, ma viene ideato appositamente ogni anno solo per il Teatro Gerolamo, in occasione del Carnevale Ambrosiano, richiamandosi anche alla storia del teatro e agli artisti che l’hanno reso celebre. Pertanto ogni anno è diverso dall’anno precedente, fatto che lo rende un “unicum” che si può vedere soltanto nella prestigiosa sala milanese di piazza Beccaria.Un’esclusività, questa, fortemente voluta dalla tenace direttrice generale del Gerolamo, l’architetto Chitose Asano, un’elegante Signora giapponese che è stata la curatrice dello splendido restauro conservativo del teatro, celebrato monumentonazionale, risorto nel 2016 dopo 33 anni di abbandono (e 6 anni di lavori per un costo di 6 milioni di euro interamente coperti da fondi privati), che rappresenta altresì la proprietà del Gerolamo, saldamente nelle mani di una nota (ma molto riservata) famiglia milanese di imprenditori e mecenati. Fu lei a chiamarmi, a teatro ancora chiuso per i lavori, per assumere l’incarico di Direttore Artistico del Gerolamo, ridargli un volto e un’identità, e prepararlo per la riapertura. Pensare di farne un circo fu la prima cosa che mi venne in mente non appena misi piede per la prima volta nello scheletro dell’antico teatro. Non riuscii a farlo nel corso del mio mandato, per vari motivi (c’era dell’altro, di più importante e urgente, a cui pensare). Ma Asano non se ne dimenticò. Un bel giorno di quattro anni fa mi telefonò e mi chiese a bruciapelo (è persona pratica, pochi convenevoli), se volevo ancora fare circo nel suo teatro. “Arrivo domani”, le risposi.Così adesso andiamo ancora in scena (dal 28 febbraio all’8 marzo), in quello che è stato per anni il “mio” teatro, dove ho vissuto l’avventura esaltante della rinascita, con la gioia di ritrovarlo in ottima salute, affidato alle cure amorevoli di uno scrittore di vaglia come Piero Colaprico. Accanto a me, nella cabina di regia del Circo-Teatro Gerolamo, il “Circo prima del Circo” della pregiata Compagnia Circo dei Sogni, un fuoriclasse come Paride Orfei, gloria del circo italiano e mio insuperabile “pard”, come si battezzarono Tex Willer e Kit Carson. Anche noi abbiamo un motto western: “Insieme abbiamo cominciato e insieme finiremo” (“Il mucchio selvaggio”, film di Sam Peckinpah, 1969).In pista, un cast internazionale di valore, a cominciare dai numeri aerei: dall’acrobata bulgara Sneja Nedeva all’ultima generazione della celebre famiglia Orfei con il giovane Cristian, dalle cinghie di Simone D’Agostino al trapezio di Federica Solinas, alla spirale aerea di Noemi Nox. Largo spazio, come sempre, alla comicità, con due artisti diversissimi: l’esplosivo “Mister Bang” (Benjamin Delmas, francese, all’anagrafe) rivelatosi al Cabaret Bizarre di Zurigo, e il poetico “Carillon” (Paolo Casanova), per molti anni star del Circus-Theater Roncalli (Germania). Sorprendono anche i due campioni di ventriloquismo lirico Naimana Casanova e Daniele Tommasi, finalisti allo show di Rai2 (ora su Rai1) “Dalla strada al palco”. Completano il programma il verticalista Samuele Manfredini, il giocoliere “in bouncing” Deniel De Rocchi, il fantasista Nicolas Veloza (clave e clarino). Al violino, la talentuosa Nicole Davis.E non finisce qui. Perché il prossimo teatro da “smantellare” per farne ancora una volta un circo, sarà un altro luogo mitico e storico come il “Teatro dei Vigilanti” costruito nel 1814 a Portoferraio, sull’Isola d’Elba, da Napoleone Bonaparte, e ancora perfettamente funzionante. Stiamo lavorando a un progetto di spettacoli, mostre,convegni, rievocazioni storiche ed eventi, battezzato “Cirque Napoleon”, in collaborazione con importanti istituti artistici e culturali francesi e personalità di spicco legate alla storia del circo e alla famiglia dei Bonaparte. Perché Napoleone I e Napoleone III erano grandi appassionati di arti circensi, alle quali avevano dato un impulso molto forte, e una prestigiosa patente di nobiltà. Una storia importante, che non va dimenticata.

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