Cirque du Soleil, la rinascita del circo delle meraviglie: «Tuffo in un viaggio fantasy»
Nel 2020 la bancarotta per il Covid. Giovedì ha debuttato alla Royal Albert Hall in prima europea Kurios. Cabinet of Curiosities: ogni show costa 15 milioni di euro
Londra Il circo delle meraviglie è tornato. Giovedì ha debuttato alla Royal Albert Hall in prima europea Kurios. Cabinet of Curiosities del Cirque du Soleil. Lo spettacolo, uno dei più sorprendenti e affascinanti della celebre compagnia canadese, sarà presentato a Roma dal 22 marzo al 29 aprile; si sposterà poi a Milano dal 10 maggio al 25 giugno. Quando tutto si è fermato nella primavera 2020 con l’arrivo del Covid, il Cirque è stato costretto a cancellare i suoi 44 spettacoli in giro per il mondo e a licenziare il 95 per cento della sua forza lavoro — oltre 4.600 persone —. «Siamo passati da oltre un miliardo di dollari di entrate a zero» dichiarò l’allora presidente e ad della compagnia con base a Montréal Daniel Lamarre, che nel giugno 2020 ricorse alla bancarotta controllata per fare fronte a novecento milioni di debito, e salvare la sua fabbrica delle meraviglie (il 1° dicembre 2021 ha ceduto le cariche a Stéphane Lefebvre, assumendo un nuovo ruolo di vicepresidente esecutivo).
La vendita del colosso del circo a un gruppo di investitori guidato da Catalyst Capital Group ha consentito la rinascita dell’iconica compagnia, tornata operativa con dieci spettacoli in tour e nove in residency. E il 20 aprile, a Montreal, debutterà un nuovo show, Echo. Kurios, ambientato all’inizio del XX secolo, racconta il viaggio di uno scienziato, The Seeker (il cercatore, interpretato da Anton Valen) che crede in un mondo invisibile dove tutto è davvero possibile, forse non nel presente ma nel futuro. Lo show è basato su molte idee steampunk (filone della narrativa fantascientifica che gioca con anacronismi e tecnologie, immaginando «come sarebbe il passato se il futuro fosse accaduto prima», la cui ambientazione si ispira alla Londra vittoriana dei romanzi di Conan Doyle, H.G. Wells e Jules Verne) e, spiega Rachel Lancaster, direttrice artistica di Kurios, «rappresenta l’opportunità di continuare a “creare meraviglia”. Dopo due anni di pandemia il pubblico ha voglia di evadere dalla realtà per qualche ora, e il viaggio offerto dallo spettacolo è pieno di gioia, sogni, speranza». Una «danza complessa» in cui si alternano 54 artisti sul palco, ma lo staff al completo di Kurios è di 130 persone. Ottocento gli abiti di scena tra costumi (lavati dopo ogni replica da lavatrici che la compagnia porta nei tour), accessori, scarpe, parrucche impiegati. Costo dello show: quindici milioni di euro. «Come processo creativo cominciamo definendo la storia a grandi linee, poi con acrobati, contorsionisti, trapezisti e tecnici si lavora più nel dettaglio per fare in modo che ogni fase dello spettacolo possa essere concretamente realizzata».
L’audacia e la spettacolarità dei «quadri» che compongono Kurios è straordinaria, dalle acrobazie eseguite in sella a una bicicletta sospesa nel vuoto alle quattro contorsioniste che, sul dorso di una gigantesca mano meccanica, realizzano una serie di incredibili figure e piramidi. Ma il numero forse più sorprendente è «Il mondo capovolto», in cui gli ospiti radunati intorno a un tavolo per una cena cercano di superarsi in audaci equilibrismi su una serie di sedie impilate, mentre la stessa scena si svolge simultaneamente in modo inverso nel mondo parallelo sopra di loro. «I numeri delle sedie non sono una novità nel circo — sottolinea Lancaster —, ci siamo chiesti come potevamo renderlo unico, spettacolare». E, incredibile a dirsi, «l’idea del mondo “sopra” è nata prima di quello “sotto”». Aggiungono poesia allo spettacolo le musiche eseguite dal vivo da una band di sei musicisti e le canzoni della «cantante di strada» Sophie Guay.
di Laura Zagarini
da Corriere




