UN’ “ECHO” VERSO IL FUTURO
Ha debuttato a Montreal la nuova produzione del Cirque du Soleil
Quando la pandemia ha provocato la sospensione di una parte considerevole delle attività umane – e particolarmente di quelle dello spettacolo dal vivo – si era in attesa della nuova produzione del Cirque du Soleil il cui debutto era annunciato per l’aprile 2020. Ma quella data è caduta proprio nella fase acuta delle restrizioni e abbiamo dovuto attendere sino ad oggi per assistere al nuovo spettacolo della celeberrima compagnia canadese che ha visto la luce nel 1984 a Baie-Saint-Paul, nell’Est del Quebec e che ha ripreso la sua marcia in tutto il mondo a pieno regime.
Quello che originariamente avrebbe dovuto intitolarsi “Under the same sky” è divenuto “ECHO” ed ha debuttato il 20 aprile scorso sotto il “grand chapiteau” – bianco e blue in questo caso - collocato, come sempre, nella zona prestigiosa dell’Old Port di Montreal.
La nuova produzione è stata affidata alla direzione di Mukhtar Omar Sharif
Mukhtar – che già aveva partecipato a diversi allestimenti del Cirque - che ha riscritto e diretto lo show, originariamente impostato dal britannico Es Devlin.
“Echo” è il primo nuovo spettacolo itinerante post-pandemico mentre il residential show “Drawn to life” in cartellone presso Disney World a Orlando aveva celebrato la sua première il 18 novembre 2021.
Come noto, la compagnia canadese è molto sensibile ai temi propri del mondo contemporaneo e con questo show tocca le problematiche dell’ecologia e del rapporto dell’essere umano col mondo che lo circonda. Lo stesso regista sottolinea come la parola chiave per cogliere l’essenza di “Echo” sia interconnessione.
Nonostante alcune concessioni ad una certa retorica ambientalista e in attesa degli immancabili aggiustamenti che interverranno specialmente nei primi tempi, “Echo” offre alcune intuizioni e diversi momenti di grande impatto: assolutamente efficace il cuore della scenografia, ovvero un cubo mobile e composito a sua volta di piccoli altri cubi che offrono diverse soluzioni visuali. Tra i momenti più propriemente circensi risultano notevoli le performance del duo che presenta una sospensione coi capelli (Fireflies), quella del doppio filo molle all’interno del cubo divenuto puro spazio in apertura di seconda parte (Taras Hoi e Antino Pansa gli artisti), il sorprendente dislocatore (Fossorial), l’acrobatica alla plancia coreana nel finale con undici elementi. La comicità è affidata al duo “Double Trouble” (Clement Malin e Caio Pino) che sembra in linea col classico stile del Cirque ma con un notevole spunto nell’entrata degli scatoloni in equilibrio.
Come capita spesso con le produzioni della compagnia di Montreal lo spettacolo andrà rivisto e meditato ma non possiamo che salutare con gioia questo nuovo inizio: il Sole sorge ancora, come recita l’insegna che campeggia presso la sede del Cirque du Soleil sulla II Avenue di Montreal.
Francesco Mocellin







