BUDAPEST 2022, IL FESTIVAL CHE GUARDA AL FUTURO
Sfidando la recrudescenza della pandemia Peter Fekete – Segretario di Stato per la Cultura del governo ungherese oltreché anima e motore della MA.CI.VA. – è riuscito a confermare e portare a termine con successo la quattordicesima edizione del Festival del Circo di Budapest.
Dopo la cancellazione di quelli di Monte-Carlo e di Parigi essere riusciti ad arrivare in porto con una manifestazione che ha visto la partecipazione di ventisette attrazioni provenienti da diciotto paesi diversi e con un numero di ospiti forse ancora superiore alla precedente edizione può essere considerata una vera impresa in pieno picco pandemico in Europa.
La manifestazione si è svolta senza intoppi dal 12 al 17 gennaio come sempre al circo stabile della capitale magiara che mantiene inalterato il suo fascino. Il livello tecnico e artistico in tutti i numeri in concorso è stato all’altezza delle aspettative e della “fame” di circo che tutti gli appassionati nutrono in questo periodo di restrizioni.
La formula ha ricalcato quella dell’ultima edizione: un’apertura ufficiale – un vero e proprio red carpet – cui sono seguiti i due spettacoli di selezione con un galà finale. Il venerdì è stato dedicato allo stimolante spettacolo delle promesse provenienti principalmente dalla locale “Circus Arts School”, aperto quest’anno anche a partecipanti di altre realtà formative, come la “Circus and Variety Arts” di Kiev e la nostra “accademia d’Arte Circense di Verona” che ha inviato la verticalista Alice Casaglia vista al saggio dello scorso giugno.
Senza dilungarci sui numeri in concorso segnaliamo la partecipazione di ben tre numeri di acrobatica alle bascule, circostanza singolare che dà la misura della qualità del festival. Due di queste attrazioni hanno conquistato gli unici ori assegnati: la troupe Zaripov della scuderia del Rosgoscirk, composta di sole donne, la cui coreografia è stata determinante per l’attribuzione del premio e lo spericolato gruppo diretto da Kevin Richter (già oro a Girona e argento a Latina lo scorso anno) dall’impostazione classica sostenuta da una colona sonora hard rock. Molto interessante anche la terza acrobatica alle bascule proposta dai colombiani di RCC Aruba di modello “coreano” ma con una coreografia ispirata alle atmosfere urbane: un bronzo per loro.
Ottimi i due clown presenti: l’energetico Andrey Averyushkin che si serve di palline e batteria per la sua performance e il delicato Misha Usov, per anni in forza al team di “Totem”.
Un simpatico dejà vu ce l’ha offerto il giovane Mihail Ermakov, figlio d’arte, che ha riproposto la celeberrima “scuola dei cani”, per anni ammirata da Moira Orfei e presentata dal padre, oltre a una notevole routine acrobatica coi suoi animali (gli unici presenti al festival) tanto da meritare un bronzo.
Il premio speciale del “Club Amici del Circo” è andato al brillante Michael Zorzan, già visto a Latina.
Da sottolineare che al termine della prima parte di ogni spettacolo in programma è stata inserita una passerella sulle diverse modalità in cui si estrinseca il rapporto tra uomini e animali nel mondo contemporaneo: in questo panorama, l’addestramento nel circo rappresenta un modello positivo da preservare.
Molti gli eventi collaterali che, come consuetudine, caratterizzano questo festival: un workshop offerto dal Circus Arts Studio, una conferenza sui circhi stabili in Europa che ha visto tra i relatori il leggendario Dr. Alain Frère e un convegno sulle opportunità del circo nel sistema pedagogico ungherese.
Nel corso di un incontro riservato agli ospiti al Ministero delle Risorse Umane, Peter Fekete ha illustrato le strategie adottate a supporto del settore nel corso della pandemia e il futuro del circo stabile. Al termine è stato siglato un accordo di collaborazione tra quattro centri di documentazione: coinvolti, oltre a quello magiaro, il C.E.D.A.C. diretto da Antonio Giarola, “Circusland” creato da Genis Matabosch e il santuario – come ama definirlo lui stesso – del Dr. Frère.
Due considerazioni in chiusura: la ridotta presenza degli animali alla manifestazione deve far riflettere sulla strada che il circo attuale pare aver intrapreso ma al tempo stesso dovrà far aumentare l’impegno di tutti gli interessati per difendere il principio del diritto di addestrare anche oggi.
Il prossimo maggio Peter Fekete terminerà il suo secondo mandato come responsabile della cultura nel governo Orban e, molto probabilmente, andrà a dirigere il circo della capitale. A questo appassionato uomo politico va riconosciuto di aver fornito, durante il suo incarico, un supporto di idee e un sostegno economico senza precedenti al circo magiaro. Il suo operato dovrebbe essere d’ispirazione per le diverse realtà europee a cominciare dal nostro Ministero della Cultura.
Francesco Mocellin







