AL FESTIVAL DE DEMAIN LE RADICI ANTICHE DEL CIRCO NUOVO

29 Gennaio 2025 - Aggiornamenti -

DEMAIN1di ROBERTO BIANCHIN PARIGI – Anche se ha ormai raggiunto, e da tempo, l’età adulta (quarantaquattro anni), quello del Cirque de Demain, andato in scena dal 23 al 26 gennaio sotto il grande chapiteau del circo Phénix, viene ancora considerato come uno dei festival di arti circensi più innovativi del pianeta. Curioso che il “Grand Prix”, il massimo riconoscimento, sia andato quest’anno a due acrobati cinesi della troupe di Guangzhou, Xie Zongbin e Zhang Jiay, con un numero che mescola abilmente arti di equilibrio antiche come il mano a mano con l’antipodismo. Questa troupe è guidata da uno straordinario equilibrista come Wu Zheng Dan, stella di un pas de deux rimasto leggendario. Sua l’invenzione di creare una sequenza incatenata di figure complesse e spettacolari, con l’utilizzo di tappetini di velluto rosso che danzano sulle punte dei piedi di lei, qualunque sia la posizione assunta del suo corpo. Un virtuosismo ai limiti dell’impossibile.

Aria di vecchio circo, sia pure rivestito (parzialmente) a nuovo, anche nei due ori, andati a vecchi arnesi di altri tempi –intesi come attrezzi- come la severissima bascula degli X-Board dalla Danimarca e lo scoppiettante rola-bola degli Hakuna Matata dalla Tanzania. Per la verità, nel caso della bascula (il numero migliore), diciamo con più precisione ed eleganza che si tratta di una “planche coréenne croisée”. Ma sempre bascula rimane. E i sei baldi giovanotti che ci saltano sopra volando come rondini, interpretano l’attrezzo secondo i canoni nei secoli prescritti per questo tipo di esercizio. Arrivano all’oro perché sono fortissimi tecnicamente ed eseguono con assoluta perfezione e nonchalance i passaggi più complicati. Uniche concessioni ai tempi nuovi –ma in fondo sono dettagli- abitini da passeggiata in campagna e una colonna sonora improponibile. Interessante sapere che arrivano in realtà dalla Groenlandia (che “è ancora Danimarca e non ancora Usa”, come precisa argutamente l’ottimo Calixte de Nigremont che dirige le danze con fare impeccabile), difatti il numero, se ha un limite, è quello di essere un po’ “freddino”, e che due di loro sono ingegneri (Frederick e Mads), tre sono chiropratici (Emil, Matias e Morten), e sono tutti autodidatti. Solo uno di loro (Sebastien) viene da una scuola di circo, il Cnac.

Tre gli argenti: ai formidabili giocolieri in stile ottocentesco Danil Lysenko (Ucraina) e Delaney Bayles (Usa), ai tre giovanissimi e scatenati virtuosi del diablo, i Fly, da Taiwan, e ai giovani giapponesi “Toy Toy Toy”, otto volte campioni del mondo di yo-yo, che vedremo a settembre (dal 25 al 29) all’International Salieri Circus di Legnago (Verona).

Arriveranno in Italia, sempre al Salieri Circus, anche i formidabili acrobati aerei Micaela e Matias (cileno-croato l’uno, argentina-austriaca l’altra) che hanno guadagnato un meritatissimo bronzo. Altri due bronzi all’originalissimo “anello volante” del colombiano Nicolas Teusa e all’assolo acrobatico a terra dell’argentino Franco Pelizzari Del Valle. Peccato che la giuria (Sarah Davison del Barnum alla presidenza, Brigitte Scherrer del Soleil, Valérie Fratellini e Alex Nicolodi tra gli altri), non abbia giudicato meritevole di menzione il giovane acrobata canadese alle cinghie aeree Ess Hodlmoser, impegnato in una gustosa rievocazione del fenomeno Barbette, la fascinosa funambola e trapezista d’inizio Novecento amata da Jean Cocteau e immortalata da Man Ray, che fu il primo travestito della storica del circo (era un texano e si chiamava Vander Clyde, 1899-1973). Nell’insieme, due spettacoli molto piacevoli per il festival diretto con mano sicura dalla sapienza di Pascal Jacob, che se ne sta saggiamente lontano dalle trappole della leziosità e dello pseudo intellettualismo di certi spettacoli supponenti (e spesso deprimenti), attenti più all’estetica che ai contenuti, e punta invece diritto alla qualità tecnica degli artisti, che è di altissimo livello. Ottima anche l’orchestra, diretta da Francois Morel con piglio vigoroso. Chapiteau strapieno e pubblico entusiasta. Da ultimo, da segnalare –per dovere di cronaca- un piccolo incidente accaduto ad un acrobata della troupe canadese alla bascula “Machine de Cirque”, che è caduto malamente al termine di un triplo salto mortale e si è fratturato il tallone di un piede. Peccato perché anche questo era un numero tecnicamente fortissimo che avrebbe potuto tranquillamente arrivare all’oro.

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