AL CIRCO RALUY LEGACY IL PROFUMO DELLA STORIA

4 Aprile 2023 - Recensioni Estero -

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BARCELLONA – Intanto lo vedi lì ed è già un tuffo al cuore. L’antico tendone bianco e rosso del Circo Raluy Legacy, disegnato con scene di acrobati, pagliacci e animali di altri tempi, sta nel punto più centrale e più affollato della città.

Mica a Vallvidrera o a Tor di Quinto. Sta nel cuore del Port Vell, il vecchio porto, dove finiscono le Ramblas e comincia il mare, dove passano sedici milioni di turisti l’anno, dove c’è una folla che passeggia e affolla i tavoli all’aperto dei ristoranti a dispetto di un venticello fastidioso che raffredda all’istante la paella. Come se i Togni montassero lo chapiteau in piazza San Marco.

Ma si capisce perché. Lo spettacolo, prima ancora che in pista, è tutto intorno. A proteggere il circo, come un fortino, un recinto di meraviglie da restare a bocca aperta: una quarantina di camion e caravan degli anni Venti, Trenta e Quaranta, perfettamente restaurate, tra cui una deliziosa carrozza bar tutta legno e specchi dei primi del Novecento, che una volta era tirata da otto cavalli. Un circo-museo.

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C’è persino un “Hotel Raluy”, vale a dire una caravan che puoi affittare per dormirci dentro come in un albergo ambulante, un antico organetto, e un camion “Biblioteca Raluy” con settemila volumi su temi matematici e scientifici, tra cui alcuni scritti da Luis Raluy Tomàs (1942-2021), celebre clown bianco, terza generazione della famiglia (oggi siamo alla sesta), al quale si deve il grande successo del circo spagnolo. Non manca il banchetto (imperdibile) che miscela mojito e caipirinha in modo impeccabile.

Fuori, nella piccola corte all’aperto, si chiacchiera con gli artisti, già pronti per lo spettacolo, truccati e vestiti. Circo prevalentemente di donne, il Raluy, tutte belle e talentuose: dalle sorelle Louisa e Kerry, figlie di Luis, che dirigono la baracca, alle loro figlie Charmelle, Niedziela ed Emily, che ha appena pubblicato un libro prezioso sulla storia di famiglia, “La vida es un circo” (Amat Editorial, 2023).

In realtà i circhi Raluy che girano la Spagna, da qualche anno sono due, avendo deciso i parenti (litigiosi come i circensi italiani, film già visto) di separarsi nel 2016, dando vita da un lato al Raluy Legacy con Louisa e Kerry, quello di cui stiamo parlando, e dall’altro all’Historic Raluy con la cugina Rosa. Strutture simili nell’aspetto vintage ma spettacoli diversi: più poetico l’Historic, più pop il Legacy. Ma ambedue valgono il biglietto.

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Il Legacy, quando entri, ti sorprende, perché è piccolino, appena quattro antenne, ma è uno scrigno di altri tempi, elegante, con i palchetti di velluto rosso, la pista che è un parquet da salotto perfettamente lucidato, e una strepitosa cupola, una luna che brilla di acrobati, clown e cavalli, disegnata a mano da Luis Raluy negli anni Cinquanta . A esibirsi, quasi tutti gli artisti di famiglia, dall’ultima generazione (Benicio e Charmelle) al trapezio, all’indomita Louisa che sfida arditamente il tempo sul suo cerchio volante. Spiccano, per qualità, la danza di Eva Swarcer in sospensione per i capelli, la ruota della morte del Duo Valencia, le contorsioniste del Duo UlanBator, gli icariani Cedeno e il delizioso trapezio comico d’altri tempi dei Triples.

Molto forte l’ouverture, una trascinante fiesta in una taverna spagnola con salti e balli, come lo charivari finale con tutta la compagnia. Interessante la conduzione (non c’è più la figura di Monsieur Loyal, razza in estinzione), affidata di volta in volta a un quartetto di giovani comici (Dimitry, Pietro, Rodrigo, Bigotis) che intervengono abbastanza efficacemente con siparietti ora parlati ora cantati ora suonati. Molto moderne le musiche, purtroppo solo su base (ma nessuno è perfetto) anche se con l’aggiunta strategica di un batterista a sottolineare i passaggi fondamentali.

Nell’insieme, uno spettacolo di qualità. Fresco, frizzante, trascinante, veloce, immerso –con divertimento e senza nostalgie- nell’atmosfera di un tempo che fu quando andare al circo era una gioia.

www.circoraluy.com

di Roberto Bianchin

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