ISTVAN E KRISTIAN KRISTOF, OVVERO LA CONTINUITA’ DEL CIRCO
L’ultimo Festival di Budapest ci ha dato la possibilità di incontrare due vecchie conoscenze come Istvan e Kristian Kristof.
Quest’ultimo ha accolto con la consueta cordiale disponibilità un gruppo di ospiti presso il MUPA, un avveniristico centro multifunzionale delle arti con tre diverse sale da spettacolo nel cuore della città. Questa prestigiosa location è diventata la casa della compagnia “Recirquel”, diretta da Bence Vagi che si è fatto conoscere anche nell’ambito del circo classico per la regia dell’ultima produzione itinerante del Circus Krone, “Mandana”. Kristian nella compagnia si occupa degli aspetti produttivi e distributivi oltreché che della parte prettamente circense.
Il pubblico italiano ha potuto rendersi conto dello stile evocativo e ricco di suggestioni di Vagi grazie a “My Land” che ha girato alcuni teatri italiani immediatamente prima della pandemia. Si trattava della seconda creazione della trilogia di circo-danza di cui “Solus Amor”,vista a Budapest, rappresenta l’opera di chiusura. In entrambi i casi i valori tecnici sono molto alti e se in “My Land” il richiamo è alla terra come origine, provenienza, patria – oltre che quale materia vera e propria – nell’ultima produzione l’atmosfera è più solenne, con l’amore e la fede a fare da sfondo alle performance prevalentemente aeree.
In occasione dell’incontro al MUPA, Kristian ha donato agli ospiti il libro, curato da lui stesso e scritto da Judit Sz. Lato, “My life, the Circus” che illustra la vita, le vicissitudini, i punti di vista e le idee del padre Istvan.
I circofili italiani ricorderanno senz’altro questo grande artista che, in coppia con la moglie Ilona Sallai, ha conquistato un “Clown d’Argento” a Monte-Carlo nel 1977 con l’acrobatica alla “basculina” ma soprattutto ha calcato le piste di Liana, Nando e Rinaldo Orfei dal 1964 al 1966 e ancora nel ’67-68, di Moira Orfei nel ’70-71 e del Circo Embell-Riva nel ’79-80 e nuovamente dal 1981 al 1983.
Il volume, che è scritto in prima persona, è ricco di spunti di grande interesse perché permette di cogliere l’evoluzione del circo attraverso gli occhi di un grande artista, nato e cresciuto all’epoca del sistema comunista – pur declinato con le particolarità della terra magiara – ma capace di accumulare esperienze professionali praticamente ovunque e in ogni contesto. Particolarmente stimolanti i passaggi – non privi di spunti polemici - che descrivono il lungo periodo (ventiquattro anni, dal 1988 all’inizio del 2012) durante il quale Istvan Kristof ha diretto il circo stabile di Budapest fondando nel 1996 il festival che oggi risulta uno dei più prestigiosi del panorama internazionale. Quello che si ricava da questa lettura è l’amore sconfinato per la professione del circo unita alla rara capacità di comprenderne le varie sfumature e di prospettare gli sviluppi futuri.
Francesco Mocellin




