Sotto cieli senza nuvole – Dietro al Memorial NandOrfei

23 Ottobre 2025 - Aggiornamenti -

IMG 20251014 WA0012di Roberto Bianchin
 

Roberto Bianchin, Direttore Generale del Memorial NandOrfei, spiega genesi e caratteristiche della “Festa internazionale dei giovani artisti di circo” appena conclusasi a Peschiera Borromeo alle porte di Milano, che una leggenda del mondo circense come Alain Frère, consigliere artistico e co-fondatore del Festival di Circo più prestigioso del mondo, quello di Monte-Carlo, ha definito come “la rassegna di giovani artisti tra le più importanti d’Europa”. Il racconto di quattro “pietre preziose” capaci di fare la differenza. 

E’ un cuccioletto di soli due anni, il Memorial NandOrfei. Va allattato, coccolato, educato, protetto dagli spifferi, aiutato a crescere sereno e ad accarezzare i suoi sogni sotto cieli senza nuvole. La “benedizione” ricevuta quest’anno da un “Patriarca” del circo come Alain Frère, che lo ha definito “uno dei migliori festival d’Europa dedicati ai giovani artisti”, è una patente di nobiltà internazionale che inorgoglisce quanti l’hanno ideato, organizzato e realizzato. A cominciare da Paride, figlio primogenito di Nando. Bisognerà impegnarsi a fondo per esserne degni.

E’ un passaggio intrigante quello tra il vecchio e il nuovo. Tra i novantuno anni che avrebbe oggi Nando Orfei e i quattordici dell’artista più giovane in competizione. Tra il passato e il futuro. Il Memorial custodisce quattro pietre preziose. Questa è la prima. Il grande conforto dato dal vedere tanti ragazzi di tanti Paesi del mondo che studiano circo, a casa, in famiglia, per le strade, nelle scuole, perché vogliono diventare artisti di circo. Vuole dire che il circo continuerà a vivere. E finché saremo ancora capaci di emozionarci per il sorriso di un clown o per il salto mortale di un acrobata, continuerà ad avere un posto importante nel fondo dei nostri cuori.

La seconda pietra preziosa è che il Memorial non innalza muri ma costruisce ponti. Le porte del Memorial sono aperte agli artisti dei Paesi che si ammazzano in guerre sanguinose e inutili. Sono aperte perché tra gli artisti non c’è guerra. E perché il Memorial non discrimina. Abbraccia tutti. Senza distinzioni di nazionalità, di razza, di sesso, di religione. Il Memorial è famiglia. E’ solidarietà. E ha una bandiera sola: quella della pace.

La terza pietra preziosa è il superamento delle barriere “ideologiche”, delle velleitarie diatribe, delle sterili contrapposizioni tra circo tradizionale e circo contemporaneo, tra circo con gli animali e circo senza animali. Il Memorial, per sua precisa scelta, ospita artisti che interpretano il loro numero nel solco più puro della tradizione, come artisti che si esprimono nei modi più innovativi, anche i più spinti. Perché il circo, come diceva Nando Orfei, “se non si rinnova è destinato a morire”. L’unica discriminante –questa sì assolutamente imprescindibile- è la qualità. La qualità dello spettacolo non è tradizione né innovazione. E’ molto di più.

La quarta pietra preziosa, l’ultima, anche se non certo in ordine di importanza, è la cultura. Non ci può essere circo senza cultura. Senza cultura il circo si ridurrebbe a un mero esercizio fisico, un’esibizione sterile di muscoli senza anima né identità. Ecco allora l’importanza della conoscenza e dello studio della storia del circo e dei personaggi che l’hanno scritta. Il valore inestimabile dei libri, dei giornali, delle riviste, dei film, dei convegni, dei dibattiti, delle lectio magistralis, delle mostre d’arte. Per questo perdonateci la presunzione di definire il Memorial, oltre che un giovane Festival di qualità, anche  “un prezioso evento culturale”.   

  

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