Susi, una canina da strada che trovò casa nel Circo: una storia vera

12 Luglio 2025 - Memorie circensi -

Cavalcata Sarda Sassaridi Ettore Paladino

Ho scritto tanto di animali nei circhi, come gli Amici sanno, cercando di considerare i diversi aspetti legati alla loro presenza. Quella che oggi vi voglio raccontare è una storia, la storia di un cane che da “fermo” è diventato “circense”. Siamo nel 1985. Io allora stavo svolgendo il servizio militare da Ufficiale di complemento, sottotenente veterinario a Sassari. Nel terzo week-end del mese di maggio a Sassari si svolge una bella manifestazione: la Cavalcata Sarda. Un ritrovo di gruppi folkloristici da tutta la Sardegna, con sfilate, giochi, momenti di coralità e di incontro.

La domenica mattina è il momento più importante, lungo la via principale della città si svolge il corteo dei gruppi, la maggior parte a piedi, qualcuno a cavallo, tutti con costumi tipici, balli, canti; e un’atmosfera di euforia generale. Avevo notato che c’era un cane, un pastore tedesco di circa un anno di età, che correva avanti e indietro per la strada, senza dare mai fastidio ma sempre in movimento. Pensai che fosse magari di qualcuno dei partecipanti. Al pomeriggio ancora manifestazioni, canti e balli per la strada e in piazza. Mentre tornavo verso il Distretto militare, dove avevo l’alloggio, notai un gruppetto di persone concitate intorno a qualcosa che non riuscivo a vedere. Mi avvicinai, chiesi cosa fosse successo. C’è un cane che sta male, non si muove. A quel punto mi presentai, dissi che ero un veterinario, e andai a vedere. Eccola lì, era proprio lui, anzi lei, quel cane che non era stato fermo tutto il giorno. E fra l’altro faceva un caldo da estate piena. Era in collasso, ansimava, quasi immobile. Ci voleva del cortisone, bisognava trovare una farmacia aperta. “Andiamo noi!”, due ragazze giovani, preoccupate, decise. Neanche dieci minuti erano di ritorno, con il farmaco e le siringhe. Dopo l’iniezione, una decina di minuti, cominciò a migliorare. Respirava meglio, era più vigile, si alzò in piedi anche se un po’ barcollante. Bene, l’avevamo tirata su. Però adesso si poneva il problema di cosa fare, dove portarla. Io non potevo certo portarla al Distretto. Ancora loro, Pamela e Anna, le due ragazze. Erano due studentesse presso l’Università, venivano da due paesini della Sardegna, ed erano in affitto in un appartamentino non lontano da qui. La portiamo a casa noi, mentre magari si trova un proprietario o qualcuno che la prenda. E così se ne andarono con la cagnolona che le seguiva col passo un po’ stentato. Le chiamai dopo qualche giorno, mi dissero che il cane stava bene, era tranquilla, non dava fastidio, e l’avevano chiamata Susi. Però col passare dei giorni nacque il problema più grosso. Finiti gli esami, tutte e due dovevano lasciare l’appartamento e tornare a casa. E nessuna aveva la possibilità di portarsi dietro il cane. Bisognava trovare qualcun altro che la prendesse, ma nessuno di noi tre aveva particolari conoscenze in città. Allora mi venne un’idea. In quei giorni c’era il circo Embell-Riva che girava nei paesi intorno a Sassari. Ci eravamo visti a inizio anno a Cagliari, e nelle ultime settimane diverse volte visto che erano vicini. Andai a trovarli, e parlai con Roberto, gli raccontai di Susi, gli chiesi se avesse piacere a prenderla.” Ma sì- mi disse- a me i cani piacciono, e poi qui un posticino glielo troviamo sempre. Portamela, e vediamo come si comporta”. E così la sera dopo eravamo di nuovo lì, io, Anna e Susi. Appena scesi dalla macchina, Susi si guardò in giro, si avvicinò a Roberto con aria socievole, accettò subito le carezze, cominciò a studiare l’ambiente con aria curiosa. “Sì, mi piace- ci disse Roberto- venite, la portiamo nella scuderia dei cavalli. Intanto le facciamo un posticino lì per dormire, e poi vediamo come sistemarla”. Restammo lì tutta sera, un po’ guardando lo spettacolo, un po’ andando spesso a vedere come si comportava Susi. Tranquilla, si sentiva già come a casa. Così avevamo risolto il problema di trovarle una sistemazione, e ci sentivamo più sollevati. Certo Anna, che ci aveva vissuto insieme per un mese, era anche un po’ dispiaciuta. “Ma sei sicuro che si troverà bene?“ ”Sì, vedrai, Susi ha un bel carattere, e lì al circo ci sono anche tanti bambini, diventerà un po’ la loro mascotte”. ”Ma dovesse star male, la cureranno?” ”Di questo proprio non devi preoccuparti. Roberto conosce i veterinari di mezza Italia. Hanno tanti animali, ci tiene tantissimo alla loro salute, e in tutte le città più importanti, dove il circo si ferma più giorni, conosce qualche veterinario a cui si rivolge. Con qualcuno è diventato proprio amico”.Tornai al circo un paio di volte nelle settimane successive. Susi era sempre allegra, girellava fra le carovane e le scuderie. I bambini se la coccolavano sempre, le portavano qualcosina di buono da mangiare. Poi a fine giugno il circo si trasferì in Toscana, da lì sarebbero andati in Lazio e piano piano in Puglia, dove avrebbero trascorso il Natale. BELLUCCIMontecarlo85Incontrai Roberto a dicembre, al festival di Montecarlo; quell’anno era in gara con le sue tigri. Appena mi vide, mi disse subito: “ma sai come è diventata brava Susi! E’ diventata la guardiana dei cavalli. Abbiamo provato a farla dormire in una carovana, ma niente, lei ormai vuole stare solo in scuderia”. La rividi un anno dopo; io, finito il servizio, a gennaio ero tornato a Messina. E a ottobre il circo venne proprio dalle mie parti. Ero spesso da loro, e Susi era davvero bravissima. Appena i cavalli si preparavano per fare il numero, lei si metteva in attenzione, li accompagnava, stava attenta che nessuno uscisse dalla fila se no andava ad abbaiargli. Sorvegliava anche gli elefanti, ma stando sempre più a distanza. La mole è un po’ diversa… Era benvoluta da tutti, chiunque la incontrava le faceva una carezza, un gioco. Finiti i numeri dei cavalli ed elefanti allo spettacolo serale, una volta che gli animali erano tutti in scuderia, lei se ne andava nella sua cuccia e si addormentava tranquilla.Negli anni successivi la rividi ancora qualche volta; altre volte me ne parlava Roberto, quando capitava di incontrarci. Susi aveva trovato il suo posto, la sua vita. Chissà da dove veniva, come mai fosse da sola in giro in quei caldi giorni di maggio. Con il circo ha girato l’Italia, ma a lei non importava certo delle città e di tutti i posti nuovi in cui è passata. La sua casa era la scuderia, gli animali da sorvegliare, l’ambiente conosciuto delle roulotte e dei camion del circo. E tutte le persone che le volevano bene. Perché, come per tutti i cani, la cosa più importante è il branco, il gruppo. E noi umani, anche solo uno di noi, può essere tutto il loro branco. Bisogna imparare a capirsi, a rispettarsi, e a volersi bene.

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