Sono ritornato al Circo Busnelli
Sono ritornato al Circo Busnelli: ancora più bello. E lo testimonia il pubblico che, uscendo dal tendone, si ritrova tutti gli artisti a tu per tu: ringrazia, si complimenta, stringe la mano a quei giovani, bravi, eleganti, belli e appassionati del loro lavoro.
Artisti che te li ritrovi, come tradizione e con molta umiltà, a fare la maschera per accompagnare ai posti il pubblico, a vendere gadget e servire al bar, per contribuire affinchè tutto sia perfetto.
Sono i Busnelli, David, Angel ed Elizabeth, con la magia, il filo, il trapezino, il verticalismo, il washington; e poi Nicole Vulcanelli con i giochi icariani, Valentina Vivian con il cerchio aereo. Tutti numeri tradizionali di circo ma con qualcosa in più che li differenzia, anche per l’eleganza dei costumi. Il clown, David d’Amico, sempre presente per tutta la durata dello spettacolo con le sue entrate, che non sono le solite in voga oggi, con la giocoleria e il numero dei piatti; non c’è bisogno di truccarsi pesantemente per suscitare risate, ma basta la bravura del vero artista. A fargli da spalla il presentatore, Damien Cost, vero conduttore attento e partecipe a tutti i momenti dello spettacolo.
E poi il clown giovane ma già appassionato “dello stare in pista”: è Brad Bricherasio, figlio di David e Suyen Busnelli, destinato a portare avanti un nome ben conosciuto nel panorama circense italiano. Il nonno era Geppe Bricherasio che conduceva, con i fratelli Raul e Gianni, il Circo Herasio che tutti apprezzavano. E a Brad è rimasto nel sangue il DNA circense, ben intenzionato a non mollare e rimanere in pista. Infatti tutte le volte che gli impegni scolastici glielo permettono, fugge al circo dei nonni Busnelli.
Uno spettacolo super, strutturato come una favola che ti fa ritornare bambino e che ti fa respirare quella magia che solo al circo puoi provare, anche se, come dice la voce fuori campo, nel finale applauditissimo da un pubblico soddisfatto, “per qualche ora ti ritroverai addosso il profumo di pop-corn e zucchero filato”.
Vittorio Marini




