NONES-ARATA accoppiata vincente
Parliamo di Guglielmo Nones e Guido Arata, due esponenti del circo italiano, forse non conosciuti dal grande pubblico, ma dagli appassionati sicuramente sì.
Guglielmo è il fratello di Walter, Loredana e Giuseppe (Massimiliano); con i primi due si esibiva in un bellissimo numero di acrobatica a terra. Per poi passare, come gli altri due fratelli maschi, al dressage, in particolare dei felini.
Guido Arata appartiene a una famiglia che ha dato importanti artisti al circo italiano, e anche un agente famoso al livello internazionale (Billy Arata).
Tra Guido e Guglielmo nasce una società nel momento in cui i due diventano cognati, perché Guglielmo sposa Regina Arata, sorella di Guido (per inciso, il cognome Arata è quello della madre, Fanny; il padre si chiamava Dante Rossetti. Non so per quale motivo c’è stata questa variazione anagrafica).
A cavallo tra gli anni 60 e 70 nasce quindi il circo che si chiama “Zoo-Circo Nones”, e agisce prevalentemente nell’Italia meridionale. E’ un circo piccolo, due antenne, diametro sui 25 metri, pista in legno rialzata (come in quegli anni usavano quasi tutti i circhi medio-piccoli). Ma parco animali e compagnia ricchi e qualificati.
Io lo vidi nell’estate del 1974; non ricordo con precisione tutto lo spettacolo, ma i numeri e gli artisti che sto per elencare possono rendere un’ottima idea.. Numeri con animali: scimmie presentate da Guido; una elefantessa e cinque leoni da Guglielmo. Guido si esibisce anche in uno spericolato numero al Washington. In compagnia ci sono: la famiglia Huesca, con il numero di bascule e arrivi in terza colonna; Patrizia Torres, una giovanissima contorsionista che presenta già gli spilli più importanti della sua specialità. Comicità affidata a Nene Huesca e Gino Bisbini. Direi un ottimo biglietto da visita.
Due recensioni dello spettacolo negli anni successivi sono pubblicate sui numeri di Circo 7-8/1975 e 8-9/1977. Il programma è sempre ricco, ci sono nuovi artisti e cominciano a lavorare il figlio più grande di Guglielmo (Giuseppe) e le due sorelline Fanny e Licia, figlie di Guido. Il numero combina antipodismo ed equilibrismo: Giuseppe regge coi piedi una scala, su cui salgono Fanny e Licia ed eseguono piccole evoluzioni.
Alla fine degli anni ’70 nasce l’occasione per una tournée in Grecia, Il circo cambia nome, si chiama Apollo. Sicuramente un nome che fa più presa, specie in terra ellenica. Lo spettacolo viene rinforzato con nuovi artisti, riscuote parecchio successo e la permanenza durerà parecchio tempo.
Poco dopo il rientro in Italia la società si scioglie. Guglielmo e la sua famiglia raggiungono il circo di Moira Orfei; i figli preparano un’ottima acrobatica a terra, che sarà uno dei numeri di punta dello spettacolo negli anni successivi.
Guido continua con il suo piccolo circo, che conserva il nome Apollo. Le due prime figlie sono ormai cresciute e si esibiscono in due numeri: antipodismo classico ed acrobazie sulla scala (Fanny ha preso il posto del cugino Giuseppe, mentre Licia è l’agile). Ci sono un gruppetto di ponies per un numero “in libertà”, un cavallo per “il paesano”, e ancora l’elefantessa Baby. In più vengono scritturate una o due famiglie di artisti. Nel 1983 i Savio, con Barbara al washington (numero che era “passato” a Montecarlo qualche anno prima) e i fratelli con l’acrobatica a terra. Ed in più Mariano Savio, ottimo clown di ripresa.
Nel 1984 i Coast, di origine austriaca; i genitori presentano l’entrata degli “spaghetti”, i figli un numero di rulli (Willer) e di contorsionismo (Goodie). Nel 1986 invece c’è la famiglia di Walter Cavedo, ancora con gli spaghetti, e le riprese comiche di Walter e il figlio Davide, che poi avrà una brillante carriera.
Guido porta il suo circo anche in paesini nei posti più impensati, e non senza difficoltà. Ottiene in cambio un’ottima affluenza e successo. Visita anche le isole Eolie e Pantelleria; su quest’ultima pare che il suo elefante sia stato il primo ad averci messo su piede…
Avevamo stretto una bella e forte amicizia con tutta la famiglia, ci sentivamo spesso ed andavo a trovarli quando possibile. Poi, dopo il trasferimento in Lombardia, le occasioni furono sempre di meno, e avevamo perso i contatti. Mi rintracciò Licia più o meno vent’anni fa, e così abbiamo scambiato al telefono saluti e qualche notizia. Avevano chiuso il circo intorno al 2000 e si erano trasferiti in Emilia (Guido considerava Bologna la “sua“ città adottiva).
E’ rimasto un bel ricordo del circo, della sua semplicità ma anche della professionalità, impegno, spirito sempre positivo e cordiale di tutti i componenti della famiglia.






