Nino Lascari: il gioielliere messinese che domava leoni
Il mondo del circo, si sa, è come se fosse parallelo a quello di noi fermi. Ma, al contrario di quello che prevede la geometria, i due mondi spesso si incontrano, si incrociano.
Ci sono circensi che si fermano, e fermi che diventano circensi, oppure che si esibiscono saltuariamente in circo, in occasione di eventi particolari, o per brevi periodi di tempo. Situazione tipica é quando alcuni fermi appassionati, e capaci, si esibiscono in qualche specialità circense in occasione della permanenza di un circo presso la propria città.
Nino Lascari, di Messina, città dove sono nato e cresciuto, era una di queste persone.
Che però tra le tante specialità di circo amava una delle più pericolose, e sicuramente delle meno facili da praticare occasionalmente. Quella del domatore!
Di mestiere faceva il gioielliere, e aveva un negozio ben avviato. Da sempre amante del mondo del circo e delle belve feroci, aveva creato un gioiello ad hoc. Un’unghia di felino (leone o tigre o quant’altro, in cui venivano incastonati uno o più rubini, e poi legata a una catenina d’oro, così da diventare un ciondolo.
Iniziò a frequentare il modio del circo per passione, e anche per lavoro, proponendo ai circensi i gioielli del suo campionario. A quanto mi raccontò Guido Arata, fu proprio presso il loro circo che, dopo numerose richieste, Guglielmo Nones lo fece entrare in gabbia e gli insegnò i rudimenti del mestiere di domatore. E fu un allievo molto diligente!
Infatti, nell’autunno del 1971 arriva a Messina il circo di Miranda Orfei, e , come annunciato da una massiccia pubblicità sia sui manifesti che sul quotidiano locale, Lascari “manda” il numero dei leoni. E’ un evento importante, che coinvolge molto i concittadini, ed infatti il circo ha un grosso successo di pubblico. Anche la municipalità partecipa all’evento, offrendo a Lascari un premio simbolico. Premio che, per fare ancora più spettacolo, gli verrà consegnato da un noto professionista messinese, suo conoscente, durante il numero e con i leoni in gabbia!
Sarà ancora il circo di Miranda Orfei, due anni dopo, a dargli la possibilità di esibirsi davanti al suo pubblico, con un numero di leoni stavolta arricchito dalla presenza in gabbia di due cani danesi.
Lascari diventa così per Messina un personaggio; anche se non lavora in pista è sempre un punto di riferimento per tutti i circhi che si recano a Messina, e a cui fa da tramite nei confronti degli uffici comunali o di altri enti interessati.
Torna in pista nel 1977, dapprima con i leoni di Rina Florans, e poi, in autunno, con i numeri di Giancarlo Triberti. Ancora leoni, e soprattutto il numero degli orsi polari, che erano sette, nel pieno della loro forma. E se la cava egregiamente..
Nel 1982 un altro impegno importante manda i leoni di Walter Nones. Un numero si può dire costruito “su misura” da Walter per sé stesso. Lascari non si nega nulla, neanche il famoso “abbraccio” a terra con la leonessa Nora.
E poi, alla fine del 1983, il battesimo delle tigri! Arriva a Messina Embell-Riva, con l’ottimo numero messo su da Roberto con ben dieci animali, che poi due anni dopo, con quattro tigri in più, sarà a Montecarlo. La stampa locale dà molto risalto all’evento, la tigre è ancora considerato un animale particolarmente difficile e pericoloso. E Lascari arricchisce il suo carnet artistico!
Ho avuto modo di conoscere Nino Lascari personalmente solo molto poco, per cui non posso dire nulla a titolo personale. E’ stato sicuramente una figura iconica nella Messina degli anni 70 e 80; gli anni in cui i circhi godevano di interesse, considerazione e riscuotevano un ottimo successo di pubblico.
La carriera, e non solo quella, di Nino Lascari si chiude bruscamente nel settembre del 1990. Fu assassinato in strada a colpi di pistola, in pieno giorno. La notizia colpì molto tutta la cittadinanza. Subito dopo il fatto gli inquirenti non riuscirono a trovare dei sospetti e dei moventi. Non so, sinceramente, come poi andò a finire il caso. Sono casi di cronaca locale, per cui la stampa nazionale non ne parla.
Mi viene solo da dire che, dopo aver lavorato con svariati animali cosiddetti “feroci”, alla fine Nino Lascari ha perso la vita per mano della creatura più pericolosa di questo mondo: l’uomo.







