MAYA ORFEI MADAGASCAR con ARBEL
Ho posteggiato l’auto e sono passato davanti ad un misero gruppetto di animalisti le cui invettive erano coperte dal suono delle musiche del circo che accoglieva il pubblico, indifferente a quel capannello di manifestanti. Per entrare al circo si passa fra due “ali” illuminate che conducono prima al tendone ristoro e poi allo chapiteau: si rimane senza fiato di fronte a tanta bellezza, ordine e pulizia. Non ci sono palchi ma il giro di poltroncine arriva fino ai bordi della pista, alla maniera dei circhi d’oltralpe. Tutto rimane sopralzato e non c’è la necessità di stendere tavole o passatoie quando la pioggia rischia di invadere l’interno dello chapiteau.
E quando lo spettacolo, all’ora stabilita, puntuale inizia, è un tripudio di musica, luci, colori e allegria come il circo deve essere. Ogni specialità circense è rappresentata:
la Cavalleria di Daniel Martini, la Giocoleria di Gabriel La Veglia, la Magia delle Sister Canestrelli, il Verticalismo di Nicole Martini, l’Antipodismo di Kimberly La Veglia, il Palo di Victoria Ardissone, L’Alta Scuola di Tamara Bizzarro, la Gabbia con le tigri e il leone bianco di Giorgio Piazza, le Fasce Aeree e la Clowneria di Maverich Piazza.
E poi l’esotico, simbolo ed orgoglio del “Madagascar”, argento a Montecarlo 2025. E’ Massimiliano Martini che con calma, pazienza e dolcezza riesce a far convivere in pista, contemporaneamente, cammelli e zebre, lama e cavallini, zebu struzzi ed elefante. E la “chicca” finale con i due inaspettati e sorprendenti canguri e l’elegante giraffa.
Ho sentito qualcuno che, all’uscita dallo spettacolo, diceva: “Sono ritornata a vedere il bel circo di una volta.” Cosa volete di più, ogni altro commento penso sia superfluo!




