Le Parate
In tempi in cui non c’era Internet, e la Tv era solo una su tutta la nazione, i circhi per farsi pubblicità dovevano ricorrere ad altre iniziative, che fossero di richiamo diretto sulla gente. La parata era una di queste, sicuramente la più efficace, là dove il circo aveva persone, animali e mezzi in quantità tali da fare veramente effetto al suo passaggio.
Non so se la parata sia stata inventata lì, ma in America era un punto fermo ad ogni arrivo dei grossi complessi in una città.
In Italia, fa gli anni ’60 e ’70, la facevano spesso i circhi più grossi. Per colpire la gente ci volevano tante persone, animali, mezzi e qualche “trovata” particolare.
Il circo Americano di Ferdinando Togni sin dalla sua nascita presentava spesso le parate, anche per tener fede al suo nome e rafforzare nel pubblico l’idea che si trattasse veramente di un circo arrivato dagli USA.
Darix Togni a metà anni ’70 aveva acquistato dal circo Pinder una serie di carri da parata, e li usava sia per una sfilata nelle vie cittadine di ogni piazza in cui si esibiva, ma anche come momento dello spettacolo. Al finale della prima parte i carri entravano in pista dalla controporta, procedevano dritti e uscivano dalla porta d’ingresso del pubblico. Erano carri con figurazioni a tema, e sui quali c’erano ballerine ed artisti che presentavano qualche piccolo esercizio.
Nelle sfilate in giro per le città a volte succedeva qualche inconveniente, legato soprattutto agli animali. A Trieste gli elefanti di Moira Orfei, in parata, “ruppero le righe” e si misero a correre da tutte le parti. Per fortuna il personale del circo riuscì a farli salire sui camion utilizzati per il trasporto arrivati in fretta dalla piazza del circo.
A Lignano Sabbiadoro i dieci giovani elefanti con cui Davio Casartelli iniziò la sua lunga carriera di addestratore corsero per diversi chilometri rompendo un muro, “rottamando” 54 automobili, rovesciando bancarelle, sfondando vetrine, e alla fine entrarono in un hotel. Tra il panico generale per fortuna ci furono dei turisti che si divertivano a guardare e anche a filmare queste scene. Quando le Autorità presentarono a Leonida Casartelli il resoconto dei danni, lui chiese subito se ci fossero stati danni a persone. No, solo a cose, per un totale di 104 milioni di lire. Una cifra enorme nel 1974. Ma Leonida fu molto, molto contento, perché, disse, i soldi in qualche modo si trovano, una vita umana non la ripaga nessuno.
I circhi che non avevano mezzi, animali e persone in tale quantità da poter fare una parata, ricorrevano magari ad altre iniziative su spazi pubblici. Nella mia città per esempio due artiste che si esibivano in un particolare numero di pertiche una mattina percorsero circa 150 metri su una delle più importanti strade cittadine. Ma l’episodio più simpatico e a cui il quotidiano locale diede risalto è legato al circo di Miranda Orfei. Siamo al 2 dicembre 1973, la prima domenica di “Austerity”. Vietato circolare con macchine e altri mezzi a motore. E allora tutti in giro, anche per la novità, a piedi, biciclette, e qualche appassionato anche con calessi o a cavallo. Daniele Orfei usò un’altra “cavalcatura”: un elefante. Partì dal circo e arrivò davanti a un bar nelle vicinanze; entrò a bere un caffè, mentre il cornac sorvegliava l’animale, dopodiché risalì sul dorso dell’elefante e tornò al circo.
E a proposito di parate, è d’obbligo ricordare due parate organizzate in occasione dei Raduni del Club Amici del Circo.
Firenze 1975, presso il circo Darix Togni; grande parata, durata ben due ore, nel centro città, con i carri di cui parlavo prima e la partecipazione della Banda del Passatore.
E poi Scarperia 1985, con il Raduno organizzato presso il circo di Francia attendato in occasione di una splendida mostra sul tema circo. Alla domenica pomeriggio, prima del matinée, si fece una piccola parata per le vie del paese, con pure l’elefante al seguito.
Oggi organizzare una parata sarebbe quasi impensabile. Le norme dei Comuni sono più restrittive, i veicoli sempre più numerosi, e tutti abbiamo sempre più fretta.
Eppure, Enrico Bassano, in uno dei suoi editoriali su “Circo”, diceva giustamente che le parate sono belle non solo come forma di pubblicità, ma anche perché possono far vedere il circo a chi è impossibilitato ad andarci. Una bella riflessione.




