LA BELLISSIMA YUMA

27 Aprile 2025 - Memorie circensi -

YUMA 1di Vittorio Marini

“Amore e morte per la bellissima Yuma: una storia vera che sembra uscita da un vecchio romanzo d’appendice” – Questo era il titolo di un articolo, della fine anni sessanta, che tratteggiava la vita di Cristiane Bottinelli: questo il vero nome di “Yuma”. Origine francese, ferma, non è figlia d’arte ma si innamora del circo da bambina. I suoi naturalmente non ne volevano sapere, avrebbero preferito per lei un altro destino: Cristiane però aveva deciso che la sua vita apparteneva al circo.

 

 

 

L’articolo così continuava: “Fu un inizio difficile. Aveva 17 anni, un’età molto avanzata per chi vuole dedicarsi allo spettacolo, perché al circo si comincia a lavorare fin da bambini per imparare i trucchi del mestiere. Debuttò in pista come partner di un giocoliere ma il vero debutto fu quattro anni dopo con gli esercizi che ancora oggi costituiscono il suo repertorio. Furono quattro anni di fatiche e sacrifici, affrontati con l’entusiasmo di chi fa le cose sul serio”.

Il suo maestro era l’italiano Amedeo Gerardi, il domatore sbranato da un leone durante lo spettacolo del circo Rancy a Versailles. Un incidente banale, il leone si era spaventato perché lo sgabello che gli serviva da piedistallo si era inclinato sotto il peso dei suoi 240 chili. Un infortunio sul lavoro, che nel circo si paga con la vita. Pazientemente, durante le estenuanti ore di allenamento fu lui che insegnò a Cristiane a restare in equilibrio sulla sfera, a jonglare con le clave, a tenere in equilibrio due spade appoggiate l’una sulla punta dell’altra e in cima a tutto, un vassoio con quattro bicchieri pieni. E fu lui che le scelse il nome d’arte: YUMA.

“Cristiane ha sposato ai primi di marzo di quest’anno, il giocoliere italiano Daviso Martini. Un matrimonio d’amore tra colleghi. Si erano conosciuti lavorando, qualche tempo prima, nello stesso complesso: il circo Darix Togni. Daviso era un abilissimo giocoliere sulla corda: in equilibrio su un piede solo, mentre la corda sospesa oscillava, riusciva a far saltare sulla testa e a tenerle in equilibrio, una sopra l’altra, sette tazze con relativi piattini. Ma la felicità di Yuma è durata solo quaranta giorni: ed è stato un altro banale incidente a riportare, nella sua vita, la tragedia. Una sera, mentre il circo si preparava per lasciare Savona per Cuneo, Daviso aiutava, come sempre, a smontare il tendone e il suo piede aveva trovato improvvisamente il vuoto, cadendo a testa in giù. Era morto la sera stessa. Quella notte anche il padre dell’equilibrista, Giulio Martini, disperato, si era chiuso nel suo carrozzone. Yuma e un amico lo trovarono col cranio trapassato da un proiettile di rivoltella.”

Yuma non se la sentì più di continuare a lavorare, almeno per un po’, e si ritirò nella casa di suo padre, a Nantes. E là è rimasta fino a quando le è stata offerta l’occasione per ricominciare: partecipare al Festival dei Giocolieri Enrico Rastelli nel 1968. Da sempre il circo ha rappresentato per chi lo vive, un amore esclusivo, una passione senza alternative.

YUMA 2                                           

“Al circo non si rinuncia – dice Yuma – non si può. Magari si muore ma non si abbandona la pista. Mi avevano offerto di fare del cinema, anche di cantare. Ma niente di tutto: non potrei fare niente altro che il mio lavoro nel circo. Credo che ritornerò proprio al Circo Togni, dove è morto mio marito.”

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