IL MUSEO DELLA GIOSTRA, UNA PERLA NEL POLESINE
E’ facile indulgere nella definizione un po’ abusata di “perla” ma di questo si tratta. Stiamo parlando del “Museo Storico della Giostra e dello Spettacolo Popolare” di Bergantino, in pieno Polesine.
Questo villaggio di neppure duemilacinquecento anime è l’emblema di quali sorprese ci riservi sovente la provincia italiana. Una delle zone considerate più depresse – o meno sviluppate – della locomotiva del Nord-Est ha generato quella che oggi può essere considerata una delle capitali europee del settore delle giostre o dei “mestieri” come si dice tra la gente del viaggio. 
Bergantino, come tutti i centri della zona, ha combattuto tra nebbie ed alluvioni fino alla svolta iniziata sul finire degli anni ‘20 grazie all’intuizione di due meccanici di biciclette, Umberto Bacchiega e Umberto Favalli, che in occasione della fiera paesana di San Giorgio nel 1929 presentarono la loro prima creazione, ovvero una pista ovale di quaranta metri di lunghezza su cui correvano automobiline azionate elettricamente. L’idea funzionò anche perché produceva una fonte immediata di lucro in quanto la “clientela” pagava immediatamente al momento di salire per fare il giro e non alla fine del periodo del raccolto, come invece avveniva per l’attività di meccanico.
Quindi Bergantino – oltre ad ospitare diverse famiglie e ditte protagoniste delle fiere soprattutto del Nord Italia coi loro “mestieri” - è oggi uno dei capisaldi dell’industria del settore del luna park e vede agire sul territorio circa settanta aziende che danno lavoro ad oltre millecinquecento persone con una produzione destinata all’estero per il 98%.
Di questo e di altro racconta il “Museo storico della giostra e dello spettacolo popolare” aperto dal 1999 a Palazzo Strozzi - rinnovato nel 2011 - per volontà del Comune di Bergantino e della Provincia di Rovigo. Egregiamente diretto da Tommaso Zaghini, carismatico e appassionato personaggio autore anche di libri preziosi come “I Luoghi dell’Altrove” (2018), scritto con Corrado Ferri ed Elvia Arcellaschi. 
Il Museo è pure un centro di ricerca e di documentazione assolutamente unico ed è impostato con modalità interattive svilupandosi in diverse sale: particolarmente suggestive quella dei burattini e marionette e quella che vede riprodotte in miniatura varie giostre tipiche degli anni ‘50/80, funzionanti. Ma indimenticabile risulta il passaggio nello spazio riservato agli organi meccanici con gioielli della tecnica che evocano un’epoca straordinaria per lo spettacolo popolare.
Una visita a questo museo costituisce una tappa obbligata per cogliere lo spirito autentico dell’intrattenimento popolare di ieri e di oggi.
Francesco Mocellin






