IL GRANDE “GROCK”
di Vittorio Marini
Era il 14 luglio 1959 quando moriva ad Oneglia Carlo Adriano Wettach, in arte Grock, dottore in filosofia honoris causa dell’Università di Budapest. Era stato il più grande clown di tutti i tempi. Ma come accade per tutta la gente dello spettacolo, il passare del tempo e la morte degli spettatori che l’hanno applaudito, si sono tradotti in oblio.
Adriano era nato in Svizzera, a Reconviliez, nel 1880. Il suo numero di quaranta minuti, rimasto immutato per decenni, aveva dato vita alla leggenda di Grock. Ex orologiaio, aveva fatto l’operaio, l’accordatore di pianoforti, l’insegnante di francese in Ungheria, e poi l’acrobata e l’uomo serpente.
Nel 1902 l’incontro, decisivo della sua vita, con il grande clown bianco Antonet, della dinastia circense dei Guillaume. Erano rimasti in copia per sei anni, creando una quarantina di entrate comiche, poi Grock aveva scelto la strada del music hall. Entrava in scena ed estraeva da una grande valigia un minuscolo violino; seguivano la “scivolata” sul pianoforte a coda, la jonglerie con l’archetto del violino, il salto all’indietro dal piano della sedia alla spalliera, le variazioni col sassofono. Pochissime le battute.
Gli anni aurei di Grock furono quelli fra le due guerre e, grazie a lui, non solo gli spettatori ma gli intellettuali scoprirono il circo. Ebbe scritture favolose, conobbe non solo Chaplin e Josephine Baker ma anche Churchill e il dottor Goebbels che lo ammirava. Per reazione al nomadismo e alla miseria della gioventù, volle costruirsi una sua villa, quasi un castello, investendo circa cinque milioni di allora.
Aveva sposato una italiana, Ines Ospiri e per questo scelse l’Italia per la loro casa, un terreno sulla collina di Oneglia. La costruzione di “Villa Bianca” durò anni e Grock ne fu l’ideatore, il progettista e l’architetto: grandi scalinate, colonne, vetri istoriati, il “salottino cinese” del prestigiatore. Dieci camere per gli ospiti, ognuna con bagno monumentale. Dopo la morte di Grock, e in seguito della vedova, la villa passò agli eredi che la vendettero.
Come si legge sulla pagina di presentazione in rete: “La villa ospita oggi il Museo del Clown che propone percorsi interattivi ed emozionali per immergersi nell’incredibile mondo di Grock, della sua arte e della clownerie. Ogni stanza è dedicata ad un aspetto caratteristico, dal trucco alle magie e alla storia di Grock, grazie al recupero di oggetti originali e di dettagli fotografici.”
Di Grock restano un brutto film da lui girato nel 1932, che ha il solo merito di aver ripreso tutto il suo numero in palcoscenico e i suoi interventi in televisione, alla trasmissione “Un Due Tre” con Tognazzi e Vianello nel 1956, custoditi, forse ancora oggi, negli archivi della Rai.



