Giordano Caveagna: estetica e naturalezza nel lavoro con le tigri
di Ettore Paladino
Giordano Caveagna è un domatore che ha abbracciato questa specialità abbastanza di recente sulla scena del circo italiano.
Classe 1967, viene da una famiglia ben conosciuta, specializzata in numeri di acrobatica a terra e a cavallo. Con il padre Guido, debutta come cavallerizzo. Poi col fratello Ivano mette su un bel numero di mano a mano, con cui lavora in circhi importanti. Ho avuto il piacere di vederli nel 1989 nello spettacolo del circo Embell-Riva a Genova. Pur impegnato in queste discipline, Giordano è attratto dagli animali e in particolare dai felini. Nei primi anni 2000 sposa Vania Vassallo, e quindi entra nella famiglia titolare del circo di Vienna.
Ed è lì che nasce l’idea di concretizzare questa sua passione per i felini, anche per rinforzare lo spettacolo. Acquista otto tigri dallo zio Riccardo Errani, e inizia ad addestrarle. Questa sua esperienza diventa un qualcosa di particolare perché, a parte qualche dritta dello zio Riccardo, non ha nessun maestro, nessun domatore che gli insegni. Deve inventarsi il mestiere, ma forse questa situazione gli permette di acquisire un rapporto con le tigri proprio come lo vuole lui.
Diretto, amichevole, si potrebbe dire confidenziale. Veste con costumi eleganti, frac, marsine. E di riflesso presenta il numero con la massima naturalezza. Una descrizione molto dettagliata del suo lavoro in gabbia la trovate sul numero di “Circo” del luglio 2013 a firma del nostro presidente Mocellin. Qui è il caso di ricordare i punti salienti ed alcuni esercizi particolari.
La base da cui parte Giordano è che il numero non deve basarsi sulla precisione e su una perfetta disciplina degli animali. Piuttosto deve valorizzare le loro caratteristiche personali, i loro atteggiamenti e movenze. Lui come addestratore (è proprio il caso di non parlare di “domatore”) si presenta al pubblico come elemento legante, non dominante, del gruppo. Certi esercizi che possono essere considerati sicuramente come pericolosi sono presentati con grande, e reale, naturalezza. Vedi la tigre maschio che si alza in debout poggiando le zampe anteriori sulle spalle di Giordano e riceve bocconi di carne dalle sue mani.
Il suo numero è un classico, direi magistrale, esempio di come l’estetica dei numeri di gabbia deve evolversi e adattarsi alle nuove esigenze culturali in merito allo spettacolo con animali.
Il suo lavoro con le tigri riceve meritati riconoscimenti: partecipazione al Festival di Latina nel 2010 come Special Guest; due anni di scrittura presso il circo Medrano (2012-2013); una lunga permanenza in Ungheria presso il circo stabile di Budapest.
Sono gli anni in cui i numeri di gabbia diventano sempre di meno. Pochi giovani hanno voglia di cimentarsi con tigri e leoni. Anche o, forse, soprattutto per tutte le critiche e problemi che ormai vi sono legati.
In questo contesto l’esperienza di Giordano emana una luce forte in questo “crepuscolo” dei domatori.




