Fosco Gerardi: coraggio, passione e umanità
“Il domatore che ha fatto del coraggio un’occupazione a tempo pieno - Vivo con il gusto di mettermi alla prova.“ Questa era la presentazione di un settimanale del 1975, per Fosco Gerardi. Tutti conoscevano e conoscono Fosco Gerardi nell’ambiente circense: Circo Gerard, Circo Lina Orfei, Circo Europa I°, Circo delle Feste, a Milano, per il Natale 1974, in società con Giancarlo Tribertis.
Fosco era figlio del famoso domatore di leoni Luigi Gerardi e fu proprio per aiutare il padre, in difficoltà con i leoni, che, giovanissimo, entrò in gabbia per la prima volta. “Il momento in cui sentii la porta richiudersi alle mie spalle - ricorda Fosco - fu un momento brutto, il vero domatore di quei leoni, ormai, ero io, ma sentire mio padre vicino mi dava fiducia. Comunque era arrivato il mio turno e dovevo farmi coraggio.”
Ricorda quella volta che: “Uno dei miei leoni, Cylon con il quale scherzo di più, mi ha attaccato procurandomi un graffio, dalla spalla in giù. Dopo aver finito lo spettacolo, sono andato all’Ospedale: mi hanno ricucito con 48 punti e ingessato. Dopo quindici giorni sono ritornato in pista con una corazza di gesso di 30 chili.”
E poi: “Tempo fa mi sono preso una zampata sulla mano, una delle tante. All’Ospedale il medico voleva darmi solo otto punti. Io gliene chiesi quattordici. Una bella ragnatela fitta. Tornai al circo per salire sul trapezio alla fine dello spettacolo.”
E ancora quella volta ad Atene: “Mi ero rotto la falange dell’anulare sinistro e all’Ospedale i medici volevano mettermi il gesso; e poi come faccio a prendere il trapezio con la mano?, pensai. Mi feci mettere una stecca al dito che toglievo tutte le volte prima di salire sul trapezio. Così per trenta giorni, ogni giorno due spettacoli!”
Ma a Fosco Gerardi non basta fare “numeri” in pista. Li fa anche nella vita privata. Ricorda quella volta al porto di Barcellona. Nelle acque gelide caddero due bambine. Di gente ne circolava tanta, ma a tuffarsi in acqua e a tirarle in salvo fu solo lui, buscandosi una broncopolmonite. Oppure quella volta, sull’autostrada Milano-Venezia, vide una macchina in fiamme. Di auto ne circolavano tante, ma lui solo ebbe il coraggio di fermarsi e, facendo forza sulla portiera e bruciandosi i vestiti, riuscì ad estrarre vive cinque persone. Solo a operazione conclusa, qualcun’altro si degnò di fermarsi per chiedere se c’era bisogno di qualcosa.
“Ecco perché Fosco Gerardi - conclude l’articolo - oggi, pur avendo 39 di febbre, va in pista, prima per salutare il pubblico, poi per domare i leoni, poi per domare un trapezio. E alla fine negli occhi febbricitanti gli si legge il piacere di avere, per un giorno, trovato un nemico in più, da combattere.”
Vittorio Marini



