CORRADO MACAGGI: coraggio e tenacia

9 Febbraio 2025 - Memorie circensi -

macaggiAl Circo di Moira Orfei si esibiva, negli anni sessanta, un verticalista che entrava in pista sorreggendosi con una stampella: all’età di tre anni aveva preso la poliomielite. Era Corrado Macaggi che in una intervista ad un settimanale dell’epoca così diceva: “Quando faccio ingresso in pista mi afferra il timor panico, perché so di leggere la compassione negli sguardi del pubblico. Saluto, sorrido, ma è un sorriso di sfida.  Dopo due o tre esercizi, cerco ancora gli occhi della gente e mi accorgo che lo sguardo è cambiato. Hanno compreso che non sono lì per farmi compatire ma perché so lavorare.”

La storia della sua famiglia inizia con il nonno Domenico. Studiava perché i suoi erano gente che stava bene. Per divertimento frequentava una palestra e quegli esercizi agli anelli e alla sbarra gli permisero di guadagnarsi da vivere quando si innamorò di una girovaga ed entrò a far parte del circo.

Papà Dante e mamma Adele Canardi, ebbero sette figli tutti impegnati nelle acrobazie circensi. Il circo era la passione di Corrado ma anche la sua disperazione: la poliomielite gli aveva precluso la carriera dei genitori e dei fratelli, tutti artisti circensi.

“Studiai fino alla quinta elementare. Non sono mai stato bocciato, mi piaceva molto andare a scuola. Purtroppo, per la mentalità dell’epoca, i miei genitori non pensarono che, con un titolo di studio, avrei potuto scegliermi una strada diversa. Siccome non potevo lavorare nel circo, ritenevano che non potessi fare nulla nella vita.”

Fu l’orgoglio che lo spinse a reagire; anche per lui il lavoro era sulla pista del circo, sotto la luce dei riflettori, i costumi coi lustrini, l’odore di segatura e di animali. Un giorno osservando un verticalista che il padre aveva appena assunto, gli balenò l’idea che poteva “lavorare” con le braccia. Cominciò a provare di nascosto, qualche volta cadeva e si feriva. Ma alla fine potè, trionfante, presentare al padre il suo lavoro.

corradoM“Mio padre mi fece costruire tutti gli attrezzi e debuttai. Provai un po’ di umiliazione quando i miei fratelli vollero portarmi in pista a braccia, ma l’applauso finale del pubblico mi ricompensò perché capii che non applaudivano alla mia disgrazia ma alla mia abilità.”

Nel 1957, scritturato dal circo di Orlando Orfei, una stampella si infilò nella sconnessura del tavolato della pista rialzata e cadde malamente. Si fratturò proprio il gomito del braccio destro con il quale lavorava. Dopo l’operazione al Rizzoli di Bologna, il medico gli disse di scordarsi di ricominciare il suo lavoro: “Non provi neppure per scherzo a fare la verticale su quel braccio, è pericoloso.”

Corrado Macaggi non si volle arrendere e un giorno riprese i suoi attrezzi. Dolori lancinanti, strinse i denti e continuò: “Imparai la verticale sul braccio sinistro ed ora faccio la verticale anche sull’indice della mano destra…. E’ facile essere tenace e coraggioso quando si ha al fianco una moglie come la mia. Incoraggiante, serena, fiduciosa.” E’ Vanna Morbelli, una ferma che apparteneva ad una famiglia piccolo-borghese. Si adattò subito, per amore, all’esistenza randagia su una roulotte.

Ora ha un solo cruccio. L’età dice che si sta avvicinando la fine della sua carriera. “Ho trentanove anni, sono tanti per questo lavoro e presto dovrò smettere. Noi del circo passiamo la vita in viaggio…. Per imparare un altro mestiere dovrò lasciare il circo che ora assorbe tutto il mio tempo tra allenamenti e spettacoli. Questa volta non dipende solo da me trovare la strada per non sentirmi un peso inutile.”

Vittorio Marini

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