Sergio Lizzi, il domatore gentile

13 Dicembre 2025 - Memorie circensi -

di Ettore Paladino 

LIZZI1Sergio Lizzi è stato un domatore presente sulla scena del circo italiano per circa trenta anni. Ma forse, al di là di noi appassionati, non molti lo ricordano. Perché è sempre stato modesto, non appariscente; un artista contento del suo lavoro, preciso, e senza mai atteggiamenti da “star”.

Sergio nasce nel 1936, figlio di Rodolfo, capostipite della famiglia. Inizia la sua carriera nel circo come acrobata, poi come cavallerizzo in un numero di jokey con gli altri familiari. I primi contatti con gli animali feroci avvengono in maniera quasi casuale.

I Niemen regalano ai Lizzi, allora titolari del circo Olimpia, un gruppo di leonesse. Sergio, spinto dall’interesse per questi animali, e grazie ai consigli ricevuti, inizia ad addestrarli e prepara il numero. Siamo nei primi anni Sessanta. Arriva poi un leone maschio, che dà più risalto al numero, e aumenta il numero degli animali grazie alla nascita di molti leoncini.

LIZZI2Dopo circa una decina d’anni il circo Olimpia chiude e Sergio trova scritture in diversi circhi. Nei primi anni ’70 lavora nel circo di Darix Togni, che presenta un gruppo di leoni, mandato da Sergio, e uno di tigri, presentato da Thierry Le Portier. Per un breve periodo quest’ultimo si assenta per una tournée all’estero, e Sergio presenta entrambi i numeri. Negli anni successivi lavora in diversi circhi medi fra cui il circo Herasio e Lina Orfei; due complessi che ricordiamo tutti per la qualità degli spettacoli.

LIZZIsalutoNel 1978 viene scritturato da Cesare Togni e lì resterà sino alla fine della sua carriera di domatore. Lavora sempre con i leoni; vive la stagione del circo a tre piste, in cui i numeri di gabbia erano due, contemporaneamente sulle due piste laterali. Ricorda quasi con orgoglio di aver lavorato insieme ad Emilien Beautour (Taras Buba) e Pierre Ivanoff.

Ma chi era Sergio Lizzi come domatore, come si presentava? Direi nella maniera meno seriosa, meno appariscente possibile. Il suo fisico longilineo già non si adattava a un atteggiamento da “uomo forte”. Anzi, gli permetteva di muoversi in modo agile, leggero. E poi sempre con un bel sorriso sulle labbra. Anche i costumi erano sempre sì eleganti, ma semplici, colorati, luminosi.

Nel suo numero non c’erano mai momenti di tensione, di “sfida” con gli animali. Era un esempio perfetto di come non possa esserci nessuna prevaricazione o, peggio, violenza nel lavoro con gli animali, ancor più con quelli cosiddetti “feroci”. Quando la mia futura moglie, anche lei veterinario, ed appassionata di gatti e di felini, lo vide lavorare per la prima volta mi disse subito: “una persona che lavora così non ha nulla da temere dai leoni”.

sergio lizzi 1978 01 1536x870Sergio Lizzi nel 1989 lascia la gabbia e la pista. Ma non il circo. Dal 1990 lavora, e vive, nella neonata Accademia d’Arte Circense di Cesenatico. E un po’ il classico “tuttofare”: istruttore, educatore, sempre disponibile e gentile con gli allievi.

In quel periodo mi capitava di andare spesso in Accademia per le riunioni del C.A.de.C., ed ho avuto il piacere di conoscerlo, e ritrovare nella persona la semplicità e la simpatia dell’artista. Ricordo sempre, e mi fa sorridere, un episodio. Eravamo fuori in giardino, e c’era un gruppo di gatti randagi che cercavano di entrare dentro i locali. Arrivò lui e in qualche modo riuscì a mandarli fuori. Poi si girò verso di noi e ridendo ci disse: “Certo, con i leoni ci facevo più figura. Quelli sì che mi obbedivano…”

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