JEROME MEDRANO

13 Novembre 2025 - Memorie circensi -

1di Vittorio Marini 
 
Era stato un acrobata belga, Fernando, a montare per primo un tendone, a Parigi nel 1873, su quell’appezzamento di terreno a pochi passi da piazza Pigalle, alla base della collina di Montmatre. Il successo gli permise ben presto di sostituire la tela con il legno e, nel 1875, con la pietra. Fu sulla sua pista che debuttò, nel 1878, un ex studente di medicina italiano diventato clown: Gustavo Fratellini, il padre dei quattro celebri fratelli. Era il tempo della frequentazione in quel circo di Degas, Toulouse Lautrec e Seurat.
Nel 1897, un ex trapezista-clown spagnolo, Geronimo Medrano, chiamato Boum Boum perché con questo grido veniva accolto in pista, rilevò il circo e gli diede il proprio nome. Non si contano i nomi illustri apparsi sulla celebre pista di Medrano: da Grock (che vi debuttò nel dicembre 1904 e vi fece il suo addio al pubblico nel 1952, riuscendo ancora a fare, a settantadue anni, con il violino in mano, il suo famoso salto della sedia), al giocoliere italiano Enrico Rastelli e al funambolo Colleano, da Pierre Etaix a Buster Keaton.
 
 

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Nel 1923 la direzione del circo passa al figlio, Jerome Medrano, considerato l’inventore del circo moderno e scopritore di talenti circensi. Fu lui a rilanciare e riportare all’antico splendore il circo fondato da suo padre. E fu l’8 gennaio 1963 che Jerome, con la moglie Violette, si congederà dal suo pubblico alla fine di un ultimo spettacolo, con un commovente saluto e gli applausi che non finivano mai.
 
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Durante la felice direzione parigina, quattro ragazze viennesi, le sorelle Svoboda magnifiche cavallerizze specializzate in un acrobatico “pas a trois”, decisero di appropriarsi del magico nome Medrano, ormai sinonimo di successo circense. Ma Vanda, Anita, Helen e Resi erano ladre incantevoli e anni dopo Violette, spiegava: “Abbiamo tentato di diffidarle di usare il nostro nome. E’ stato impossibile ma in realtà non ci dispiace troppo perchè sono bravissime.”
Jerome Medrano morì il 15 Novembre del 1998 all’età di 91 anni, all’Ospedale “Princesse Grace” nel Principato di Monaco, dove risiedeva da circa quarant’anni.
Da un quotidiano dell’epoca si legge: “Oggi la notizia della morte del vecchio sovrano Jerome, evoca echi di antiche eleganze legate ai quadri impressionisti e alle note senza fine della Parigi ottocentesca. Ma soprattutto ribadisce il legame strettissimo di tutta la famiglia del circo, indissolubile malgrado i cognomi veri o falsi.”
Jerome Medrano scrisse un libro “Una vita di circo” ed. Arthaud, del quale mi piace riportare qui di seguito, la breve introduzione e il commovente finale, tradotto grazie al mio francese scolastico:
“Questo libro non è la storia del circo e neanche la storia della mia vita. Sono semplicemente aneddoti e storie delle quali sono stato testimone. Fatti che mi hanno divertito, coinvolto, emozionato ed entusiasmato: avevo il bisogno di raccontare. Altri fatti mi hanno disgustato. Bisogna conoscere tutto per farsi un’opinione, lasciare da parte quello che è disprezzabile e pensare che è la Meravigliosa storia del Circo come l’ha definita Henry Thetard.”
“Ho scritto questo libro con entusiasmo. L’ho terminato con nostalgia avendo la consapevolezza di voltare l’ultima pagina di storia di un’epoca che fu magnifica malgrado i suoi sconvolgimenti. Noi siamo di tutti i paesi e formiamo un solo popolo. Siamo di tutte le religioni e non abbiamo che una sola fede.
Violette ed io siamo felici e fieri di aver appartenuto a quel popolo. Possano i giovani conoscere il circo e donargli il posto che merita. Questo è uno dei migliori lavori del mondo.”

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