1975 – UN’ESTATE AL CIRCO: quando i sogni viaggiavano senza smartphone
di Vittorio Marini
Leggo e condivido le considerazioni di Ettore Paladino, nostro ex presidente, sull’uso del cellulare, oggi mezzo di comunicazione importante ed indispensabile, specialmente per i circensi sempre in viaggio. Oggi molte volte se ne abusa, ma cinquant’anni fa, quando il ”telefonino” era un perfetto sconosciuto, sapevi dove trovare un circo solo con il tam-tam fra amici e conoscenti che, sapendo della tua passione, ti informavano di aver visto fuori città i manifesti dell’imminente arrivo di un circo. E tra gli amici più attivi era senza dubbio “il Meda” che sapeva darti sempre le ultime notizie. I circhi di prima categoria comunicavano mensilmente alla rivista “Circo” i loro spostamenti.
Mi sono ricordato di quando, agli inizi degli anni Settanta, il presidente dell’ENC, Egidio Palmiri, lanciò agli amici del circo, la proposta di fare qualche giorno di ferie al circo per provare cosa volesse dire essere “lavoratore” circense. Il circo non era e non è solo quello che si vede in pista, tutto luci e colori, ma dietro il sipario ci sono persone che faticano ogni giorno per presentare al pubblico quello che il pubblico vuole: spettacolo.
Mi venne la tentazione di aderire alla proposta di Palmiri e mi attivai, anche se i miei genitori non erano entusiasti che andassi in questo mondo ”sconosciuto”. I nostri vent’anni di allora non sono certo paragonabili ai vent’anni di oggi!!!!
Il circo Medrano dei Casartelli-DeRocchi era il mio circo preferito dove già conoscevo tanti circensi. Ma come contattarli? Cos’era il cellulare, questo sconosciuto?
Palmiri mi comunicò alcuni contatti ma le mie due lettere al segretario del circo Medrano, Renzo Palmiri, puntualmente mi ritornarono con la dicitura “irraggiungibile-sconosciuto”. Ho cercato nel mio archivio ma, per ora, non ho ancora ritrovato quelle lettere, nascoste chissà dove ma senz’altro non perse.
Quando ormai avevo accantonato l’idea, quell’anno il destino volle farmi incontrare il Circo Herasio che sostava sulle piazze del Lago d’Orta. E a Orta san Giulio quel pomeriggio da lupi, con le nuvole basse sul lago e acqua a catinelle, quando lo spettacolo fu annullato perché sotto il tendone c’erano solo una turista tedesca con il suo bimbo, feci conoscenza di Moretta e Geppe Bricherasio. E tutto iniziò.
L’anno dopo feci per davvero le mie ferie al circo. Ricordo che Gianni Bricherasio mi diede i loro contatti di Torino e dopo aver ascoltato la mia richiesta mi disse con un po’ di preoccupazione (per me): “Ma sei proprio sicuro di fare una cosa simile?”
Partii quella mattina del 9 settembre 1975, in treno con il mio zaino; cambio a Milano e poi a Verona, per arrivare a Rovereto dove una corriera di linea, attraversando le montagne, mi portò a Torbole sul Lago di Garda dove il circo era piazzato, in tempo per andare anche a pesca sul lago con Geppe. Mamma Bricherasio mi fece trovare la mia stanzetta ricavata sulla carovana adibita a mensa per i tre operai del circo e l’affetto per il sottoscritto, per farmi sentire uno di loro, comprendendo il mio iniziale “impaccio.
Iniziò la mia entusiasmante esperienza circense che mi fece amare ancora di più quel mondo e cambiò la mia vita, da giovane poco incline alla socialità a quello che oggi sono.
E tutto senza cellulare!!!



