Thierry Le Portier

17 Aprile 2025 - Memorie circensi -

Thierry Leopardi

di Ettore Paladino

Sto apprezzando molto gli articoli dell’Amico Vittorio Marini, che colgo l’occasione per salutare.Uno degli ultimi, quello dedicato ai circhi di Darix Togni (Circo nell’Acqua e poi Supercircus Jumbo), elenca i principali artisti che vi si sono esibiti. Fra questi il domatore Thierry Le Portier.Ora, sì, lo confesso, i numeri di gabbia sono tra quelli che mi hanno sempre affascinato di più. Ho avuto il piacere e la fortuna di poterne vedere tanti, e di conoscere tanti domatori. Ognuno col suo stile, con il suo modo di rapportarsi con il pubblico.

Thierry non l’ho mai conosciuto di persona (del resto quando lavorava in Italia ero ancora un ragazzino), ma mi ha lasciato un ricordo indelebile. E colgo l’occasione per spendere qualche parola in più sul nostro sito.Troviamo le prime notizie biografiche su “Circo” numero 1-2 del 1977, con un articolo di Serena Bassano. Da cui apprendiamo che Thierry nasce nel 1950, e vive da ragazzo a Marsiglia. Nella sua città c’è uno zoo, che egli ha visitato più volte, ma all’età di circa 16 anni vi si reca con particolare attenzione perché ci lavora un domatore, già anziano, che presenta al pubblico alcuni esercizi con i felini dello zoo. Thierry resta affascinato, e si offre di poter aiutarlo per stare a contatto con gli animali e poter imparare il mestiere. Ottenuto il consenso dei genitori, inizia questa collaborazione. Con soddisfazione anche del suo maestro, che apprezza la passione e l’impegno dell’allievo. Salvo rimproverarlo quando scopre che sta addestrando, da solo e senza permesso, due leopardi. Ma tutto si supera…Fra l’altro c’è anche una ragazza di Marsiglia che condivide questa sua passione; si chiama Roselyne, e anche lei viene allo zoo per imparare il mestiere. Inevitabile che scocchi la scintilla… ma l’impegno continua. E imparano così bene che circa due anni dopo lasciano Marsiglia e trovano scritture presso circhi anche importanti: Stey, Krone, e poi nel 1972 arrivano in Italia da Darix Togni. Sono gli anni in cui Darix aveva già lasciato definitivamente la gabbia, e identifica in Thierry il suo potenziale erede. Lo stima molto, lo incoraggia e acquista degli animali giovani (tigri e leoni) per preparare un nuovo numero.Io vidi Thierry per la prima volta a Messina nel 1974, al Circo nell’Acqua. Presentava un numero essenziale, con sole quattro tigri, pochi esercizi ma ben eseguiti. E piaceva comunque al pubblico, soprattutto per la precisione degli animali e lo stile del domatore. Tranquillo, sorridente, vestito con molta eleganza.Una mattina mentre visitavo lo zoo, vidi all’interno dello chapiteau la gabbia montata, ed un gruppo di tigri e leonesse. Capii che si stava preparando un numero più importante, degno del nome “Darix Togni”.Ed infatti nell’articolo di Serena Bassano sopra citato si parla di questo numero misto e dei “trucchi” che vengono presentati. Gli stessi che ebbi la fortuna di vedere di persona tre anni dopo, quando arrivò a Messina il Supercircus Jumbo, senza purtroppo Darix, scomparso pochi mesi prima.Il numero era veramente eccezionale; oltre agli esercizi più comuni, tappeto,piramide, debout, ce ne erano alcuni veramente nuovi e particolari. Una tigre salta da uno sgabello all’altro ma a metà distanza poggia le zampe sulla schiena del domatore (questo “trucco” fu eseguito nei primi anni 90 in uno spettacolo speciale per la televisione in cui si esibivano in pista personaggi del mondo dello spettacolo; la “domatrice” era Nancy Brilli). Una leonessa cammina sulla trave, scavalcando il petto del domatore con i piedi su uno sgabello e le braccia al disotto della trave. A fare da collante l’atteggiamento rilassato, sempre sorridente del domatore (nome in tal caso forse improprio..), “coccole” fra Thierry e gli animali; una tigre che ogni volta che lui passa accanto lo attira con la zampa per farlo avvicinare e strusciarsi contro… E poi il finale che era un po’ il clou del numero. Thierry esce dalla gabbia con una tigre al guinzaglio, fa mezzo giro di pista a un metro dai palchi e a metà strada si ferma e si mette cavalcioni della tigre con cui si danno gli ennesimi “baci”..Thierry non resterà molto presso i Togni. Lascia il Jumbo alla fine degli anni 70. Il numero verrà presentato da Livio e Corrado che però riprendono un po’ lo stile del padre. Thierry passa al circo delle Amazzoni di Nando e Anita Orfei, e l’8 settembre del 1978 (la data è riportata in un articolo dell’Amico Flavio Michi su Circo) debutta con un numero di due leopardi “in libertà”; per la precisione presentati senza gabbia ma ovviamente al guinzaglio. Non è da solo a presentare questo numero; con lui la moglie Roselyne e un’altra ragazza. Per l’Italia è un’assoluta novità.Non si fermerà molto neanche al circo degli Orfei. Thierry lascia il circo e torna in Francia per dedicarsi all’addestramento di felini (e non solo) per il cinema, televisione, parchi zoo con annessi spettacoli. Del resto la stessa Serena Bassano, nel suo articolo del 1977, aveva colto che lui amasse più il lavoro di dressage che la presentazione in pubblico.Thierry tigreDell’attività di Thierry Le Portier finita la parentesi circense abbiamo notizie da Wikipedia. Il carnet è impressionante: 23 film, fra cui, nel 1989, “Roselyne et les lions”, autobiografico, con Isabelle Pasco nel ruolo appunto di sua moglie Roselyne; film purtroppo mai arrivato nelle sale italiane.Fra gli altri, film importanti come Il Gladiatore, Il Patto dei Lupi, Due Fratelli, Vita di P (a proposito di quest’ultimo, chi, come me, lo ha visto, può rendersi conto di quanto possa essere stato difficile addestrare gli animali a eseguire le scene su una barca in mare).Numerose le collaborazioni con le televisioni e per spot pubblicitari. Importanti anche le presenze presso i parchi giochi, con spettacoli appositamente predisposti. Proprio in uno di questi ha presentato per l’ultima volta gli animali di persona, alla bella età di 71 anni!Le specie addestrate per circhi, cinema e TV comprendono praticamente tutti i grandi felini, lupi e iene.Un artista che entra, a tutto diritto, nella storia del circo. Sperando che in futuro si ricordino ancora i domatori, o addestratori, a seconda di come li si voglia chiamare.Chiudo prendendo spunto da uno dei film cui ha collaborato, Due Fratelli. E’ la storia, ambientata in India, di due cuccioli di tigre, catturati e strappati alla madre in tenerissima età, che a distanza di tempo si ritrovano proprio presso un circo. Si riconoscono (.. .), stringono alleanza, e riescono a scappare, provocando diversi disastri a carico dei “cattivi”, ovvero i padroni del circo. Il film termina con una scena in cui le due tigri corrono insieme verso la ritrovata libertà.Questo file (del 2004) è stato allora osannato da tutti i vari animalisti, protezonisti, e comunque anti-circo, come simbolo del riscatto degli animali in cattività. Ed in particolare nei confronti del circo. Tant’è che si invitavano le persone ad andare a vederlo perché era da considerarsi “educativo” (mentre invece un numero di tigri al circo è “diseducativo”).E qui cadiamo in una situazione direi quasi “pirandelliana”. Un film considerato emblema di un messaggio anti-circo, che però è stato possibile realizzare grazie a un addestratore che viene dal circo….

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