50anni di “passione circo” – di Vittorio Marini
Qualcuno dirà che sono un nostalgico perché ricordo nei miei scritti il circo dei tempi passati. Ma cinquant’anni trascorsi a contatto con questo mondo e soprattutto con questa “gente del viaggio” non si possono cancellare dalla memoria. Alla mia età si vive anche “ricordando”, a me stesso ma anche ad altri; ai miei nipoti, ad esempio, che fortunatamente e con gioia da parte del nonno, amano il circo e mi chiedono sempre quando arriverà il prossimo. Anche il più piccolo, tre anni, è venuto al circo e si ricorda sempre le emozioni vissute sotto quel magico tendone.
Quello che scrivo sono sempre frammenti di storia del circo italiano, quello che ho vissuto con altri amici del circo, che magari non ci sono più.
Il grande Baiardi, il salumiere di Voghera, che durante una riunione del C.A.C., così si chiamava allora il Club, tirò le orecchie a qualche amico per le sue critiche ed intemperanze, ricordando che gli Amici del Circo non hanno diritto al libero accesso dappertutto ma devono entrare al circo “in punta di piedi”, senza invadere il privato.
Antonio Arcudi che a Montecarlo, durante uno dei primi mercatini di scambio, mi chiese, sempre molto gentilmente come era sua abitudine, se potevo donare ad Alain Frère, un vecchio e raro programma italiano che aveva adocchiato sulla mia bancarella.
Edgardo Meda, dal carattere a volte un po' burbero (all’apparenza), ma poi dotato di una grande umanità e disponibilità. Mi ricordo quella volta, durante una delle nostre visite annuali a Lugano al Circo Knie, seduti su una panchina dei giardini davanti al circo, a consumare al volo il nostro pranzo, che alla fine tirò fuori la sua torta alla ricotta (la sua specialità); tagliatala a pezzi la offriva a tutti, anche ai bambini che passavano e che guardavano divertiti quella allegra compagnia.
E poi gli Amici circensi; sono tanti e con molti, ancora oggi, continua la nostra amicizia. E quando parlo dei circensi, al primo posto il mio cuore mette sempre Geppe, Raul e Gianni Bricherasio, coloro che nel lontano 1975 mi permisero di provare l’emozione del vivere circense, ospitandomi durante le mie ferie estive. Non ho dimenticato nulla di quell’esperienza e a distanza di tutti questi anni mi trovo sempre a “ricordare” con le lacrime agli occhi dall’emozione.
Serena Bassano, allora direttrice di CIRCO, sui numeri 3 e 4 - 1976 della rivista, pubblicando il mio diario di quella vacanza, mi definì “Un giovane mozzo al primo imbarco”.
Quello che scrivo potrà interessare ai giovani Amici se vogliono sapere del circo che fu e ai vecchi come me, per “ricordare”. E allora se vi piace leggermi, io continuo a scrivere.
Vittorio Marini



