Sul Set de “L’equilibrista con la stella”

30 Gennaio 2020 - Notizie Italia -

LaStampa

Grazie all'Amici Gino Rossi di quest'articolo tratto da La Stampa

A Torino un film racconta il circo che salvò gli ebrei dalla Shoah

In via Borgo Dora 31 c’è la Andrea’s Antichità, un negozio di antiquariato. All’interno le telecamere passano da un piano all’altro.

Una riprende Angelo Maggi, 64 anni, lo storico doppiatore e attore che ha prestato la voce a Tom Hanks, Iron Man e Woody in «Toy Story 4».

Sta girando «L’equilibrista con la stella», prodotto dalla De Palma Movie, un film che uscirà nel 2021.

Lui è l’unico veterano, visto che tutti i suoi compagni di avventura sono giovani di talento.

C’è Jamal Carlo Abrahm De Palma, 25 anni, che è il produttore esecutivo. Poi Davide Campagna, 23 anni, che è il regista.

E infine Silvia Garrino, 11 primavere appena, a fare da coprotagonista insieme a Maggi.

Tutti insieme stanno raccontano una storia, accaduta realmente, come nessuno l’ha mai raccontata prima.

Quella di una ragazza ebrea, che durante la Shoah trova riparo dalle persecuzioni dentro un circo.

«All’ambiente circense sono molto legato, mi sono anche diplomato al Circo Vertigo di Torino – comincia il regista – Pochi sanno che è un mondo che è sempre stato accogliente verso tutte le etnie e le persone.

Tanti sono riusciti a scampare all’Olocausto rivolgendosi a chi non ha mai rifiutato nessuno».

E quindi, in un angolo di Borgo Dora, tre talenti e una leggenda lavorano tutto il giorno, con l’ardua responsabilità di mettere mano su uno dei temi più importanti e delicati della storia intera.

«Sì, mi rendo conto di quanto è grande quello che stiamo facendo», spiega Silvia, che alla sua età ha già delle esperienze sul set.

«Ma non le ho mai avute su una cosa simile. Spero di riuscire a trasmettere al pubblico il messaggio», dice sorridendo.

La scommessa è stata tale che nemmeno uno come Angelo Maggi ha titubato: «Quello che mi stupisce, e mi rende felice, è il coraggio di questi tre. Di solito per l’opera prima, come nel caso di Davide, si scelgono temi decisamente diversi.

Invece lui è stato audace a tentare questa via. Così come lo è stato Abrahm a scommettere sul progetto».

Ecco, proprio lui. A 25 anni non è molto comune fare il produttore. «Ma l’idea lo meritava.

Si tratta di vedere la Shoah da un punto di vista diverso. Non soltanto, quindi, quello della tragedia, della cattiveria, della disumanità.

Ma quello dei tedeschi che erano contro il nazismo, e hanno aiutato gli ebrei a salvarsi.

Oltretutto nel circo, che in quegli anni era veramente una dimensione a sé». I quattro, insieme a tutta la troupe, hanno lavorato per dieci ore ininterrottamente.

Eppure sono ancora tutti sorridenti, pieni di energie. Giusto una cena e un po’ di riposo.

Poi, si torna a raccontare la storia dalla bottega di Porta Palazzo. —

BERNARDO BASILICI MENINI

 

 

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