“Noi artisti sospesi su un filo, in attesa di un varco per ripartire”
L'incertezza blocca da un anno le attività teatrali dal vivo. Leonardo Adorni: "Siamo gli ultimi citati, e a volta neppure nominati, dai diversi Dpcm"
Il teatro, per sua natura, vive della presenza, della prossimità dei corpi, della condivisione di uno stesso spazio fisico.
Da fine febbraio, i lavoratori dello spettacolo si trovano a vivere in una condizione di attesa, interrotta solo brevemente nel corso dell’estate quando è stato possibile tornare sul palco o riportare le azioni sceniche nelle strade.
Ma si è trattato di una ripresa dal respiro breve, come racconta Leonardo Adorni, cofondatore del Teatro Necessario, una delle compagnie più interessanti della scena del circo contemporaneo europeo, che da tredici anni, attraverso il festival internazionale di circo e teatro di strada Tutti matti per Colorno, porta artisti da tutto il mondo a esibirsi nella cittadina ducale.
"Oramai è da quasi un anno, da quando sono stati chiusi i teatri e rimandati tutti gli spettacoli per le misure di contenimento del coronavirus, che ci troviamo a vivere in una condizione di sospensione che non ci permette in alcun modo di programmare nulla: ci troviamo su un filo, in una condizione di instabilità e incertezza che nasce dal non sapere quando questa situazione avrà termine".
Il Teatro Necessario fa spettacoli con una forte componente fisica in cui si crea una tensione tangibile tra artisti e spettatori: è possibile riconvertire questa esperienza via streaming? "Da molte parti, anche dal ministero per i Beni e le attività culturali, ci sono arrivate proposte per veicolare i nostri spettacoli tramite streaming ma le abbiamo rigettate tutte. Non è possibile, per una realtà come la nostra, riuscire a rendere nemmeno in minima parte il senso e la percezione di quello che facciamo dal vivo attraverso uno schermo. Oltretutto, lo streaming, fatto senza disponibilità di mezzi, diventa una esperienza ancora più impoverita: servirebbe una troupe e strumenti adeguati per le riprese. Rispetto a questa opzione siamo letteralmente scappati".
Lo stato di sospensione e incertezza contagia anche il piano della programmazione, prosegue Adorni: "Ogni tanto sembra aprirsi la possibilità di una ripartenza, apertura poi puntualmente smentita: diventa difficile programmare azioni diverse, alternative allo spettacolo di strada, come ad esempio produzioni da proporre tramite video. Per poter lavorare e un video è necessario disporre di un orizzonte temporale disteso: difficile pianificare quando magari, tra un mese, riaprono i teatri e diventa necessario tornare a pensare agli spettacoli in presenza".
Il comparto dello spettacolo dal vivo, messo a dura prova col primo lockdown, ha tentato di ripartire in estate, dandosi regole e protocolli precisi per la sicurezza, con la rilevazione della temperatura, il distanziamento e l’uso delle mascherine ma questo non è stato sufficiente a mantenere aperto lo spazio di teatri, cinema e sale da concerto.
"Come operatori dello spettacolo ci siamo sentiti non tutelati da scelte politiche spesso superficiali, motivate con giustificazioni che non trovavano riscontro nella realtà. I teatri, nonostante l’impegno messo in atto per garantire condizioni di distanziamento e sicurezza, hanno dovuto chiudere senza nessuna prospettiva certa e con scarsissime tutele anche economiche. Siamo gli ultimi citati, e a volta neppure nominati, dai diversi Dpcm: questo segnala la scarsa considerazione nei confronti del mondo della cultura, evidentemente valutato come non essenziale per la società".
Dopo la prima chiusura di febbraio, prosegue Adorni, "erano state annullate tutte le attività in programma fino a metà agosto. Quando a maggio si è aperta una finestra, in molti casi non è stato possibile tornare a incontrare il pubblico: di fatto, abbiamo aperto ma essendo stato tutto annullato non si è fatto nulla, non si è potuto lavorare".
Come compagnia teatrale lavorate su un circuito internazionale: la possibilità di portare i vostri spettacoli all’estero vi ha dato modo di lavorare in estate? "Avevamo in programma di portare lo spettacolo Nuova Barberia Carloni, nostro cavallo di battaglia, ad Avignone, a uno dei festival di teatro contemporaneo più interessanti in Europa. A fermarci, questa volta, è intervenuto un incidente che mi ha coinvolto: sono stato investito a fine luglio da un’auto e non è stato possibile sostituirmi. Per la natura del lavoro teatrale, il fatto che uno della compagnia si fermi comporta che tutta compagnia si fermi: molto spesso, in un teatro come il nostro, ognuno di noi è insostituibile, a differenza che in una compagnia di prosa dove è più immediata la possibilità di scambiarsi i ruoli sulla scena. In pratica, siamo fermi da marzo".
A settembre avete però potuto portare il circo e il teatro di strada nel centro di Colorno: come è andata? "Sì, abbiamo potuto sfruttare le prime tre settimane di settembre per il festival Tutti matti per Colorno che quest’anno, nonostante un po’ di apprensione iniziale, è andato molto bene: siamo riusciti anche noi in questo modo a lasciare un segno del nostro lavoro in una occasione molto bella, credo unica in provincia, che ha dato la possibilità di tornare a incontrarsi in uno spazio fisico, pur rispettando i distanziamenti, per vivere la magia dello spettacolo dal vivo. I numeri raccontano di un forte desiderio di bellezza: nei giorni del festival abbiamo avuto un’affluenza complessiva di 12mila persone".
La pandemia ha riscritto le regole con cui i nostri corpi entrano in relazione: avete pensato alla possibilità di raccontare questa riscrittura, il modo in cui il virus ha cambiato lo stare insieme nello spazio? "Sì, vogliamo girare un cortometraggio che prenda spunto dal tempo della pandemia e dal cambiamento delle relazioni tra le persone ma senza esplicitare in via diretta l’occasione da cui scaturisce la nuova grammatica che regola il nostro stare insieme: vorremmo però rappresentare, in modo mediato e senza bisogno di mostrare agganci diretti alla realtà come le mascherine, ciò che la pandemia ha toccato e ha cambiato".
La speranza, prosegue Adorni, "per noi che siamo artisti abituati a lavorare sulla sospensione, costeggiando dall’alto di un filo il rischio rappresentato dal vuoto, è quella di poter uscire da questo stato di incertezza che ha paralizzato la nostra attività oscurando i progetti futuri, tornando presto a vedere un varco. Volendo trovare un aspetto positivo in questa stasi, è forse quello di potersi fermare, prendersi il tempo per ideare nuovi progetti e riflettere su nuovi spettacoli. In attesa di poter tornare a incontrare il pubblico dal vivo".
Lucia De Ioanna
da parma.repubblica




