Messaggio per la XI Giornata Mondiale del Circo

17 Aprile 2021 - Giornata Mondiale del Circo -

 GMC

DICASTERO PER IL SERVIZIO DELLO SVILUPPO UMANO INTEGRALE 

Dal Vaticano, 13 aprile 2021 

Prot. N. 675/2021 

Messaggio per la XI Giornata Mondiale del Circo 

Egregio Signor Presidente, 

Come è noto, al Dicastero per il Servizio allo Sviluppo Umano Integrale è affidata anche la cura pastorale dei circensi. In occasione dell'XI Giornata Mondiale del Circo, tradizionalmente promossa dalla Fédération Mondiale du Cirque, sotto l'alto patrocinio di S.A.S. la Principessa Stéphanie di Monaco, che viene celebrata il terzo sabato di aprile, desidero esprimere la nostra sentita vicinanza al mondo circense e ai suoi protagonisti, veri “artigiani della festa” come li ha definiti Papa Francesco il 16 giugno 2016. 

Lo scorso anno, la Federazione ha deciso di posporre le celebrazioni dell'XI Giornata, a motivo della pandemia da Covid-19 in corso. L'On. István Ujhelyi MEP, Membro del Parlamento Europeo e Ambasciatore Onorario della Fédération Mondiale du Cirque, insieme a Lei e al Dr. Helmut Grosscurth, Direttore Esecutivo della European Circus Association, vi siete rivolti all'On. Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione Europea, e all'On. Mariya Gabriel, Commissaria Europea per l'Educazione e la Cultura, per rappresentare la tragica situazione delle compagnie europee di circensi in Europa, che danno lavoro a decine di migliaia di artisti e ospitano migliaia di animali. Il protrarsi della situazione di emergenza e delle misure contro gli assembramenti hanno minacciato la stessa esistenza dell'industria circense nel mondo e delle sue imprese, spesso a conduzione famigliare, che hanno dovuto indebitarsi per poter sperare di vedere tempi migliori. Per proteggere quest'arte, che in Europa ha più di 250 anni e regala gioia a grandi e bambini, è importante un sostegno, sia da parte dell'Unione Europea che di ogni Stato, chiamati a proteggere i più deboli ma anche i settori più vulnerabili dell'economia. 

Per volontà di Papa Francesco, il Dicastero è focal point per il Covid-19 ed è impegnato nell'ascolto e sostegno delle Chiese particolari nel mondo. I Vescovi hanno raccontato le sofferenze fisiche e psicologiche provocate dalla pandemia, le crisi esistenti che si sono acuite senza pietà anche a motivo delle misure drastiche che è stato necessario prendere per salvare i più fragili tra noi, il burn out di quanti sono stati e continuano ad essere in prima linea nella lotta contro il virus, lo spaesamento di tutta la società: sono ferite che sarà lungo e complesso rimarginare, ma siamo chiamati a farlo tutti insieme. 

E' stato consolante vedere che già su queste piaghe è stato versato il balsamo della carità, con piccoli e grandi gesti spontanei e organizzati, in primis dalle parrocchie e dalle Diocesi, attraverso le Caritas e gli organismi caritativi cattolici, che hanno risposto anche agli appelli dei Circhi, per i loro artisti e i loro animali; in Italia sono intervenute altresì la Protezione Civile e la Coldiretti, ma anche privati cittadini, amministrazioni locali e interi paesi. 

La pandemia ci ha ricordato che ci troviamo “sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda”, come diceva Papa Francesco il 27 marzo 2020 in una piazza San Pietro vuota e bagnata dalla pioggia: ritrovarci di fronte alla prova ci ha dimostrato ancora una volta “che nessuno si salva da solo” e che “in mezzo alla nostra tempesta, (il Signore) ci invita a risvegliare e attivare la solidarietà e la speranza capaci di dare solidità, sostegno e significato a queste ore in cui tutto sembra naufragare”.

Per far sì che la sofferenza del mondo non sia sterile ma acquisisca un senso e ci aiuti a preparare un futuro diverso, foriero di un cambiamento generativo, il Papa ci esorta a viverla come ha fatto il Buon Samaritano, modello per costruire rapporti veri e nuovi con gli altri: i lutti, la malattia, le difficoltà di ogni tipo ci hanno svelato che “l'esistenza di ciascuno di noi è legata a quella degli altri: la vita non è tempo che passa, ma tempo di incontro”2, tempo di fratellanza, vero e potente antidoto alla cultura dell'esclusione e dello scarto. La pandemia ha svelato dove ci porta l'indifferenza, ci obbliga a fare i conti con che parte stare a causa delle problematiche e delle crisi interconnesse che ha brutalmente messo a nudo: “Ci sono due tipi di persone: quelle che si fanno carico del dolore e quelle che passano a distanza... L'incuranza sociale e politica ... lascia tanti emarginati a terra sul bordo della strada”). La pandemia è una lente di ingrandimento che svela vulnerabilità vecchie e nuove che interpellano ciascuno, chiamato ad essere corresponsabile di processi di trasformazione che rimettono al centro la persona e creano una cultura dell'inclusione, dell'integrazione e del sostegno, che spinge a farsi carico in prima persona delle difficoltà reali di chi ha bisogno e rischia di restare ai margini. Solo così scopriamo “il senso sociale dell'esistenza, la dimensione fraterna della spiritualità, la convinzione sull’inalienabile dignità di ogni persona e le motivazioni per amare e accogliere tutti”.

L'On. István Ujhelyi MEP aveva diffuso un video molto bello, che se da una parte raccontava le sofferenze dei circensi, dall'altra ribadiva "l'eccoci!” di tutti gli artisti, pronti a tornare a dipingere sorrisi e allegria sui volti di bambini ed adulti”. E' lo stesso “eccoci!” dei circensi del Rony Roller Circus che mi hanno accompagnato all'Ospedale del Papa, il Bambino Gesù, il 17 gennaio del 2020: un regalo di gioia per i piccoli malati, un'emozione preziosa che gli artisti conservano nel loro cuore, la festa della vita sul dolore e sulla sofferenza, soprattutto quella che colpisce i piccoli. 

Come dicevo in occasione di quel bellissimo momento vissuto con i bambini malati, "regalare ad un piccolo ricoverato un ricordo di gioia legato ad un momento delicato della sua vita significa alleggerire il suo carico di dolore, alleviare quello dei genitori che lo accompagnano e, perché no, sollevare anche un po' medici ed infermieri, donando loro un pizzico di letizia per nutrire la straordinaria missione che ogni giorno realizzano a servizio degli altri". 

Per questo chiedo ai circensi di tutte le latitudini che tanto patiscono in questa pandemia di portare il circo, appena possibile, nei luoghi dove bambini e anziani soffrono: nonni e nipoti, che sono gli spettatori più frequenti sotto lo chapiteau, sono stati coloro che hanno pagato un prezzo altissimo e hanno sete, quanto i circensi, di un'esplosione di gioia pura come il circo sa regalare. E anche coloro che con tanta cura si occupano della loro salute hanno bisogno del balsamo della risata. 

Ci piacerebbe portare al Santo Padre un segno tangibile di questi miracoli di gioia che saprete compiere ovunque potrete realizzare i vostri spettacoli: potrete inviare fotografie o brevi filmati al Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale per posta (Palazzo San Calisto V-00120 Città del Vaticano) o per e-mail (a.silvi@humandevelopment.va). 

Esprimo il mio sentito augurio per questa Giornata, invocando la materna intercessione della Vergine Maria e la benedizione divina che impetro per gli Organizzatori e per i partecipanti. Colgo volentieri l'occasione per confermarmi 

Suo devotissimo 

sl manoor 

Peter K.A. Cardinale Turkson 

Prefetto

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