Livio Togni: il circo è vita

29 Luglio 2021 - Notizie Italia -

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L’intervista di Alberto Gedda

Cosa significa per lei essere nato e vivere in una famiglia di circensi?

La nostra è una dinastia del circo. Esserci nato significa dunque predisporsi a fare questa vita: nasci qui e ti abitui a tutti i disagi ma soprattutto alle soddisfazioni che offre questo modo di vivere: io e i miei fratelli abbiamo fatto le scuole elementari in collegio e poi ci siamo preparati per le medie con un maestro dando quindi tutti gli esami. Le superiori invece sono volate perché eravamo già in pista a metterci in gioco per cose sempre nuove. La noia qui non esiste e ti determina la vita futura.

Come è stata la sua carriera nel circo?

Direi che, per quanto riguarda la vita artistica, la parte di domatore di tigri e leoni è quella che mi è riuscita meglio e l’ho fatta per 25 anni. Prima facevo l’acrobata, il cavallerizzo e poi a 26 anni ho iniziato la carriera di domatore e l’ho fatta fino a 50 anni.

È molto bello fare il domatore: ci sono tantissime emozioni, all’inizio soprattutto di paura ma da quando la vinci si ha la soddisfazione di essersi realizzati. Impari anche a conoscere le persone perché sia gli animali che le persone sono dei caratteri, delle personalità e quindi, giocando con la tua vita per fare le scelte giuste con gli animali, impari anche a relazionarti con le persone.

È stato davvero molto interessante: ti cambia anche il carattere, impari a dominare la paura, l’aggressività.

Una grande esperienza che sono contento di aver fatto.

Mio fratello più giovane, Davio, continua a farlo così come mio figlio, però è sconsigliabile farla per troppo tempo: bisogna fermarsi al momento giusto.

A proposito di animali: lei sa che c’è un grande dibattito sugli animali nei circhi.

Per come gira il mondo oggi, penso che gli animali stiano bene soltanto se sono curati dall’uomo: la natura non è più madre, è matrigna.

Tutti gli animali in natura muoiono di morte violenta o di stenti, non sono liberi ma schiavi della paura, della fame, della sete, delle malattie: io dico che non sono davvero liberi come si crede.

Gli animali seguiti dall’uomo non hanno paure, fame, sete, e in più se sono nel circo non si annoiano.

Invece noi veniamo accusati di fare loro del male: sono falsità. Credo che gli animalisti facciano di questo una grande speculazione mentre la politica non prende posizione come dovrebbe fare con coraggio per difendere una tradizione, una cultura, anche nello stesso interesse degli animali che qui stanno bene.

Lei ne è convinto ma in molti non la pensano così.

Ne sono a conoscenza ma la realtà è questa. Inoltre gli animali nei circhi sono tutti nati in cattività: la cattura non esiste e non sarebbe nemmeno conveniente economicamente.  Nascono e si riproducono in cattività all’interno della loro famiglia: quando lei fa l’ammaestratore allaccia una relazione personale con ogni animale, sia tigre che leone, rinoceronte o elefante.

Diventa una componente famigliare come un cane o un gatto in una casa: provi a lasciare liberi il cane o il

gatto in mezzo alla strada e vedrà come sono felici.... 

Lei è tra i fondatori dell’Accademia del Circo.  Oggi cos’è il circo?

C’è chi afferma che il circo dovrebbe evolversi, trasformarsi, diventare sempre più spettacolare, quasi un’al-

tra cosa. Personalmente invece sono dell’idea che, in un mondo dove tutto cambia velocemente, una cosa così statica come il circo diventa una sorta di archeologia sociale da difendere. Tutto cambia e noi siamo fermi e alla fine succede il contrario: diventiamo diversi da tutto il resto senza bisogno di cambiare. Credo che il circo debba mantenersi fedele alle sue tradizioni e la cosa bella è che quando si va al circo con la

famiglia si ritrovano le stesse emozioni vissute con i nonni tanti anni prima.

Inoltre il nostro è un esempio di spettacolo: se guardiamo ai programmi televisivi, dai varietà ai talent show

arrivando ai film panettone con i comici pagliacci, ci rendiamo conto che sono tutte forme di spettacolo circense.

Il circo contemporaneo, come il Cirque du Solei, ha dimostrato che alla fine dei conti i circhi tradizionali – e lo vediamo bene con le nostre tournée nazionali e internazionali – riescono a sopravvivere e rinnovarsi mentre le loro formule sono andate in crisi più volte pur avendo sovvenzioniche noi ci sogniamo.

Il circo tradizionale è vincente.

Cosa significa essere in pista?

Intanto il pubblico ti gratifica immediatamente con l’applauso, l’ammirazione, c’è il bambino incantato... non siamo degli automi e scambiamo emozioni con il pubblico e questo per vivere bene conta tantissimo.

Anche se è una vita grama, non ricca, piena di incertezze è davvero bella se quello che fai riesci a trasmetterlo al pubblico. E’ difficile per noi farne a meno: è come una droga che alla fine ti fa star bene. E poi c’è un altro vantaggio: trovarti in una piazza nuova ogni volta, con un nuovo debutto, nuovi incontri, nuove facce, è come una vita che non finisce mai, non invecchi mai, se sei pronto a ripartire, c’è un continuo rinnovamento del quale fai comunque parte.

Come avete vissuto durante i mesi della pandemia?

Male, è stato un disastro. In Italia è andata meglio perché ci sono state sovvenzioni, siamo sopravvissuti, siamo riusciti a dare da mangiare agli animali, ma all’estero è stata dura. Noi eravamo con il nostro circo in Russia ed è stato un dramma: non ci sono stati sostegni e abbiamo dovuto pagare tutto e tutti, cifre pazzesche, ma per fortuna la nostra famiglia lavora da un secolo ed è riuscita a fare delle economie che però ci siamo giocati per poter sopravvivere in quella situazione difficile. 

Ora abbiamo ripreso a lavorare in Russia con il nostro circo Togni, ma ci vorranno almeno tre anni di lavoro pieno per risollevarci.

D’estate nelle località turistiche si esibiscono i piccoli circhi di famiglia.

Il piccolo circo può dare delle grandi soddisfazioni al pubblico: ci sono delle persone appassionate che fanno degli spettacoli belli, dedicano la loro vita per avere queste soddisfazioni che gratificano. Come dicevo è quasi una malattia.

Quindi sono piacevoli e il pubblico senz’altro si diverte e restano dei ricordi belli. Consiglio di andare ai loro spettacoli.

Come sarà il circo del futuro?

Il Circo non morirà mai, potrà trasformarsi ritrovando però le proprie radici, e dovrà essere ancor più tradizionale. Per quanto riguarda i circensi nel futuro non tutti saranno pronti a capire: lo saranno soprattutto quanti appartengono ad una grande famiglia con una grande storia. Sicuramente loro capiranno che cosa sarà meglio fare.   

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Livio Togni, esponente di una grande e famosa famiglia circense, è nato nel 1952. Figlio del leggendario Darix ne ha rilevato l’eredità con i fratelli Corrado e Davio.

Negli anni Settanta ha prodotto il “Circo Jumbo” con grandi dimensioni scenografiche e molti artisti impegnati, caratteristiche che ne fanno un successo internazionale.

Ha poi realizzato “Il Circo di Casanova”, “Le Commedie Vagabonde”, “Il Circo Maccheroni”, “Il Circo degli Animali” e soprattutto “Il Florilegio”, produzione di grande successo con tournée internazionali così come il “Circo Darix Togni”, tuttora impegnato in spettacoli internazionali.

Livio Togni ha inoltre realizzato i parchi di animazione “Family Park” e “Yoyo Park”.

E’ socio fondatore dell’Accademia italiana del Circo, promotore di fondazioni culturali e centri studi che operano nell’ambito dello spettacolo.

Dal 2001 al 2006 è stato senatore, eletto nel collegio di Fidenza: ha fatto parte della Commissione Istruzione pubblica e Beni culturali.

 

da corrieredisaluzzo

(grazie a Marco Stella e Gino Rossi)

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