L’orfano in fuga e la ragazza del circo si amano in una Roma senza padrone
Pietro è stato adottato da una contessa finita in rovina, Marta è cresciuta in un mondo che non sente suo. Si incontrano alla vigilia della breccia di Porta Pia nella città dominata dal potere delle bande criminali
E' tornato il grande romanzo di avventura: sono seicento pagine di puro godimento quelle dell’ultima opera narrativa di Luca Di Fulvio, La ballata della Città Eterna. Lo scrittore romano è uno degli autori italiani più letti in Germania e in Francia ed è stato tradotto in altri 17 paesi. Con questo nuovo libro, tra amori furtivi, risse sanguinose, inseguimenti, travestimenti molto distanti dagli stereotipi e dalle convenzioni del modello sette-ottocentesco, riesce a commuoverci e a entusiasmarci: il racconto, che inizia il 5 marzo e termina il 29 settembre 1870, ci conduce nelle vicende storiche della presa di Roma quando la breccia di Porta Pia cambiò la fisionomia del Regno d’Italia e rappresentò una radicale rivoluzione nella gestione del potere temporale da parte dei Papi. La narrazione dei mesi che precedettero l’entrata trionfale a Roma dei bersaglieri del generale Raffaele Cadorna procede come una metafora dei mutamenti sociali e culturali che aspettano al varco gli uomini e le donne dell’Ottocento. Lo scrittore tratteggia il cambio di passo della storia mentre i suoi personaggi acquistano nuove identità e le loro vicende parallele li portano verso Roma.
Approda all’Urbe Eterna, la contessa Silvia di Boccamara dopo essersi trasformata in una donna del popolo. Quando era vivo il facoltoso marito ha adottato il sedicenne Pietro, ospite di un orfanotrofio. Lo ha scelto poiché il «cavallino», come lo chiama, le è apparso il giovane più brillante e ardimentoso dell’istituto dove i ragazzi vivono in condizioni miserabili. Dopo il suicidio del consorte in seguito al fallimento economico, per sfuggire ai creditori Silvia butta alle ortiche gli abiti signorili, lascia la lussuosa dimora in campagna vicino Novara e si allontana nottetempo accompagnata da Pietro. Anche la quindicenne Marta è diretta verso la città del Papa: è cresciuta nel mondo del circo ma sta scoprendo che l’attività circense non è la sua passione ed è decisa ad associarsi ai circoli clandestini dei cospiratori antipapalini. Pure Melo, il sessantenne cavallerizzo che ha allevato Marta tra clown e trapezisti, sulle orme della ragazza va a risiedere nella futura capitale del Regno d’Italia, riscopre i suoi trascorsi risorgimentali e l’ostilità nei confronti dei Sacri Palazzi Oltretevere.
Sensibile e appassionato, Pietro a Roma finisce nelle braccia dei malfattori e incappa in molte disavventure, ma non riesce a rinunciare ai suoi impulsi. Guidato dal suo spirito di rivolta giovanile, comincia a dilettarsi con la fotografia e batte una strada inedita, quella della denuncia sociale. Sceglie come soggetti non dame e bellimbusti, come esige il canone estetico dell’epoca, bensì squallidi tuguri, mendicanti e bambini cenciosi (lo scrittore nella nota finale si scusa per la licenza artistico-cronologica che si è concesso «da un punto di vista tecnico», in quanto per far scattare «a Pietro le fotografie in sequenza come descrivo, mancava ancora qualche anno»). Anche Marta è proiettata verso il futuro, vuole imparare a leggere e a scrivere, vuole studiare le nuove leggi e la nuova politica. Suggestiva è l’apparizione di personaggi realmente esisti come Giacomo Segre, il comandante della 5° batteria del Reggimento che ordinò il cannoneggiamento di Porta Pia e che, essendo ebreo, non incorse nella scomunica minacciata da Pio IX contro chiunque avesse comandato di aprire il fuoco sulla città; lo scrittore Edmondo De Amicis, supponente e vanesio nei panni di cronista dello storico evento, e il presidente della Giunta provvisoria di governo di Roma e della provincia, Michelangelo Caetani che organizzò il plebiscito con cui i romani sancirono l’annessione della città al Regno d’Italia.
Roma, dominata dallo strapotere delle bande criminali, è la grande protagonista del romanzo con la sua bellezza e con mille insidie e trabocchetti. Pietro, dopo la conquista dell’Urbe, gela gli entusiasmi chiedendosi: «A che sarà servito unire l’Italia se poi non faremo nulla per la gente… se sotto il re, come sotto il Papa, gli ultimi resteranno sempre dei disgraziati invisibili… abbandonati alla loro miseria e ignoranza». Queste considerazioni segnano uno spartiacque, annunciano l’addio all’Ottocento degli ardori e l’affacciarsi del Novecento, secolo del risveglio delle masse popolari che chiedono maggiore equità e giustizia.
LA BALLATA DELLA CITTÀ ETERNA
AUTORE: LUCA DI FULVIO
EDITORE: RIZZOLI
GENERE: NARRATIVA
PAGINE: 639
PREZZO: 20 €
da lastampa




