L’avvocato difensore del circo equestre
"Cats", il mensile de "Il Giornale di Vicenza", ha dedicato quest'articolo a Francesco Mocellin
Gli spettacoli circensi hanno un difensore di grande esperienza e soprattutto appassionato.
E' l'avvocato bassanese Francesco Mocellin, presidente nazionale dell'associazione Amici del Circo, promotore di progetti di legge a favore degli spettacoli itineranti e storico dell'arte circense
I colori e l’atmosfera di festa; acrobati, giocolieri e clown; domatori e animali esotici: dici “circo” e i ricordi corrono all’infanzia, alle due ore o poco più di sogni che ogni spettacolo garantiva. “E continua, ancora oggi, a regalarci, perché il circo è una passione che, quando ti entra nel cuore, non se ne esce più”. Parola di Francesco Mocellin, 55enne avvocato bassanese, ma soprattutto presidente nazionale del club “Amici del circo” dopo esserne stato socio per più di mezzo secolo. E da massima autorità nazionale nella materia, nonché ospite fisso al Festival mondiale che si tiene ogni anno a Parigi e o alla consegna dei Clown d'oro a Montecarlo lancia un appello: “Il circo moderno ha appena compiuto due secoli e mezzo. Facciamo in modo che questa forma di arte popolare straordinaria continui a vivere”. Se possibile con una legislazione adeguata, che Mocellin da professionista del diritto, sta contribuendo in modo determinante a stilare, e con tanta passione. La stessa che, da bimbi, porta a vedere in ogni chapiteau, il tendone colorato sotto il quale si svolgono gli spettacoli, un luogo di favola.
I PRIMI RICORDI. Correva l’ultimo scorcio degli anni ’60, l’uomo sbarcava sulla luna, e il futuro presidente degli Amici del circo, allora neppure alle elementari, aveva ricevuto in premio da mamma e papà un biglietto per lo spettacolo serale. “Il tendone – spiega -, era stato alzato a ridosso del centro storico, in prato S. Caterina. Qualche minuto a piedi dalle piazze di Bassano e si apriva un mondo tutto luci, emozioni e sorprese continue”. Al punto che il piccolo Francesco ne rimase folgorato e da allora, ad ogni passaggio di una famiglia circense in città muoveva mari e monti per avere tra le mani il biglietto per lo spettacolo. “Era il periodo nel quale in Italia circolavano i migliori circhi del mondo – precisa -: l’Americano con ben tre piste, lo spettacolo sul ghiaccio di Moira Orfei e, sempre in casa Orfei, le prime sperimentazioni con effetti speciali e video. Tutto questo, senza dimenticare i giochi d’acqua che caratterizzavano gli spettacoli di Darix Togni”. Così, da giovanissimo, il futuro avvocato sognava di fare il domatore (“E da adulto sono pure riuscito a entrare nella gabbia, affiancando un domatore in azione”) e cominciava a costruire una documentazione sull’arte circense degna di un centro di ricerca. Da adulto, e nel suo ruolo istituzionale, avrebbe invece percorso mezza Europa a caccia dei circhi più belli: Parigi e Montecarlo le mete principali, ma tra i ricordi non mancano viaggi da record “come quella volta in Germania nella quale assistemmo a tre spettacoli in tre città diverse nella stessa giornata”. Le mete furono Mönchengladbach, Aquisgrana e Colonia, non lontano dal Reno, per un tour fissare per sempre nelle memoria. “E poi S. Pietroburgo e lo svizzero “Zirkus Knie” – aggiunge – che quest’anno ha superato il secolo di vita e lo sta festeggiando con una sequenza di tutto esaurito che dura dalla primavera”. Tanti viaggi, tutti documentati a raccontare una storia che incrocia costumi e vicende d’Europa e che un giorno andrà probabilmente ad arricchire qualche museo.
CIRCO E TERRITORIO. “In realtà – spiega da presidente del club circense d’Italia – un centro di documentazione, il “Cedac”, già esiste e la sua sede è proprio in Veneto, nel Veronese”. Terra, quest’ultima, particolarmente fertile in relazione al circo. “Accanto al centro studi – riprende Mocellin -, ci sono l’Accademia d’arte circense, fondata sempre a Verona nel 1988 e le sedi di diverse famiglie di artisti, in particolare nella zona che guarda Vicenza”. Il “Più grande spettacolo del mondo”, quindi, ama la pedemontana e i paesaggi collinari che la caratterizzano, ideali per ricaricare le batteria dopo aver viaggiato in lungo e in largo. “È un circolo virtuoso che fino a qualche anno fa funzionava a meraviglia – prosegue -: le grandi discendenze circensi si stabilivano nelle aree che più apprezzavano i loro spettacoli e in questo modo, vivendo a contatto con il pubblico, lo educavano appassionandolo sempre di più”. Un meccanismo che oggi si è incrinato, per i costi di gestione sempre più alti e per la minor presa che gli spettacoli fanno sugli spettatori. “Basta leggere l’ultimo progetto di legge dedicato alle attività dal vivo – ancora Mocellin – : concede al circo appena poche righe, oltretutto occupandosi perlopiù di animali e del “graduale superamento” del loro utilizzo per i numeri sotto il tendone”. Già, gli animali: un circo senza tigri e leoni è difficilmente concepibile (a meno che non si parli di circo contemporaneo, più simile al teatro o alla danza) ma per l’opinione pubblica da qualche anno è sempre meno concepibile anche chiudere in gabbia degli esseri viventi.
IL FUTURO. “Che fare? – si chiede Mocellin– Probabilmente si dovrà cercare un compromesso, tenendo conto che animali come i cavalli o i cani sono addomesticati da millenni e ormai vivono in simbiosi con l’uomo”. L’ipotesi, quindi, è tornare al circo delle origini, quello che due secoli e mezzo fa muoveva i primi passi dall’Inghilterra. “L’importante – evidenzia – è che il circo non muoia, anche perché, sotto il tendone colorato, è sempre transitato il futuro”. Come accadde, per esempio, nella seconda metà del XIX secolo quando i circhi fecero conoscere all’Europa le prime illuminazioni elettriche o negli anni ’60 in Italia con le videoproiezioni già citate.
“Aggiungiamo che il circo è uno spettacolo dal vivo – precisa – e che e contatto con il pubblico non si può mentire. Una caratteristica, questa, che in un mondo votato al virtuale aiuta a recuperare il contatto con la realtà”. E a tornare all’infanzia, in un luogo di sogno che tra i propri cantori in un bianco e nero indimenticabile ha avuto anche un gigante del cinema come Federico Fellini.
di Lorenzo Parolin - foto Giancarlo Ceccon





