Intervista ad Henry Ayala

12 Aprile 2020 - Interviste -

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Henry Ayala ha 40 anni, è sposato con l'artista ucraina Tatiana Kundyk (filo molle).

Hanno un bambino di cinque mesi che si chiama Leonardo Ray.

Lo abbiamo intervistato

 

-Henry, come sei arrivato ad essere artista del circo?

 

Sono nato in Venezuela. Mio padre è colombiano. Io, mia mamma e tutti gli altri familiari siamo venezuelani.

Sono già alla quinta generazione di artisti del circo.

Lavoravamo in Venezuela e sono partito da lì quando avevo 8 anni e sono arrivato in Europa.

 

-Che ci dici della tua esperienza italiana?

 

Mio papà lavorava da Darix Togni. Livio è mio zio, visto che ha sposato mia zia Elsa. Sono praticamente cresciuto al Florilegio. Ho passato lì tutta la mia gioventù.

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(Henry è il bambino col cappellino e la cravatta al centro della balconata, in alto)

Ho avuto una grande opportunità in Italia: quella di essere vicino a tanti grandi artisti. Non solo in Italia, ma in tutta Europa e ho cercato di imparare un pò da tutti.

Gia da quando avevo 5 anni lavoravo al filo alto. Ho sempre avuto una grande passione per questa disciplina.

Ci lavoravano mio padre e mia madre, ma anche zii e cugini.

Dalla parte della famiglia di mio padre e di mia madre c'erano dei clown. Lo facevano un pò tutti.

Quindi pensavo di farlo anch'io un giorno.

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Lo facevo da piccolo, ti truccavano... Però mi concentravo di più sul filo alto.

Ho lavorato con mio papà sul filo alto fino a tre anni fa. C'erano anche i miei fratelli, Francisco, Angelo...

Però mi piaceva fare il clown. Ho sempre amato Charlie Chaplin.

Al Florilegio ho iniziato facendo il giullare. Serviva quel personaggio. Mi hanno chiesto di farlo e l'ho fatto. E' stata una bella esperienza e ho potuto guardare e imparare da un grande come Corrado Togni. E' uno dei clown più bravi. Da lui ho imparato tante cose tra cui i tempi comici

Mi sono sempre piaciuti tutti i grandi comici, oltre a Chaplin, Stan Laurel e Oliver Hardy, Buster Keaton.

Poi ho avuto l'opportunità di fare il clown

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Come succede spesso mancava il clown! Avevo 19 anni. Ero in Inghilterra e il clown che ci doveva essere non era arrivato! Dissi al direttore 'se vuoi posso fare qualcosa'. Mi chiese di farlo e l'ho fatto per un mese! Poi mi struccavo e, poco dopo, andavo sul filo alto.

Per un paio di anni non ho più fatto il clown.

Poi mi hanno chiamato dal Circo Billy Smart in Gran Bretagna. Mi avevano visto fare il clown e hanno voluto che lo facessi. Avevo 22 anni. Da quel momento fino ad oggi ho sempre fatto il clown e il funambolo, che sono le due mie passioni, due specialità completamente diverse.

 

-La combinazione clown/funambolo a Montecarlo è stata eccellente. Una bellissima fusione. Due carriere in una, no?

 

Sono riuscito a fare i miei numeri da clown e il filo alto e sono molto soddisfatto. Il clown che il pubblico ha visto per tutto lo spettacolo diventa funambolo, ma non si tratta di fare il funambolo in comico, come in molti numeri del passato. Prima era il clown, ma quando sale sul filo non lavora in modo comico, lo fa a un certo livello di difficoltà. 'Ora basta fare il clown, devi essere spericolato seriamente. Sempre col sorriso e la simpatia'.

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Quello che volevo trasmettere è che questo clown è veramente un pazzo che va su sul filo ed è capace di esercizi difficili.

 

-Chi ti senti di ringraziare per il successo che hai avuto e che hai?

 

Sicuramente mio papà e mia mamma. Mio papà mi ha insegnato, mi ha dato consigli e mi ha fatto provare tanto. E' sempre stato il mio maestro e ho sempre voluto essere come lui, e anche diventare meglio. Era molto bravo sul filo. Molto forte. Veramente un buon maestro.

Voglio ringraziare tutti quelli che mi hanno dato l'opportunità di fare il clown e lo zio Livio, che mi ha sempre dato spazio, fatto provare, dato consigli. Ho vissuto i più bei momenti, quelli d'oro, del Florilegio fin dall'inizio. Ho imparato molto.

Un grazie a tutti quelli che hanno creduto in me, ai direttori e anche alla famiglia.

Non bisogna stare ad ascoltare solo quelli che ti dicono 'bravo', ma anche chi ti critica e ti dice 'sì, va abbastanza bene, ma puoi fare di meglio'.

Bisogna saper ascoltare nella vita.

 

Flavio Michi

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