Il Circo su “Il Popolo” di Tortona

4 Gennaio 2017 - Notizie Italia -

ilpopolo1L'Amico Matteo Maimone ci ha inviato due articoli pubblicati su "Il Popolo" di Tortona. Si tratta di un settimanale pubblicato dalla curia vescovile. Matteo tiene a sottolineare che il Circo ha sempre uno spazio a disposizione. Gli articoli che condividiamo con voi sono il frutto della collaborazione tra Matteo e il giornalista Matteo Colombo. 

Natale al circo

Andrea Lehotska ci racconta lo spettacolo più bello del mondo. “A casa” di Nando Orfei

La meraviglia di uno show per tre generazioni

Il circo è un appuntamento natalizio per eccellenza. Come se, durante le feste, “circo” e “Natale” fossero sinonimi. Intere famiglie, anche quest’anno, assisteranno allo “spettacolo più bello del mondo” e i bambini proveranno quel senso di meraviglia che ben conosciamo. A Bergamo, fino al 16 gennaio, c’è il circo di Nando Orfei. E a Milano, all’Idroscalo, proprio davanti al luna park, fino all’8 gennaio, c’è il circo di Moira Orfei. Due show che vale la pena andare a vedere. Ma per respirare l’aria che aleggia sotto il tendone, abbiamo chiesto di scrivere del circo a una firma d’eccezione: la giornalista Andrea Lehotska. Scrittrice, autrice, blogger, volto noto della tv, da anni presenta su Rai3 il Festival del Circo di Montecarlo la cui 40^ edizione sarà trasmessa il 24 e il 31 dicembre proprio sulla terza rete della Rai. A chiederle un “pezzo” per i nostri lettori è stato Matteo Maimone, storico amico del circo di Castelnuovo Scrivia. Grazie a lui, ad Andrea e a tutti gli artisti finalmente… il Natale è qui. (Matteo Colombo)

Basta un gesto solo per eli minare il grigio di questi giorni prenatalizi: quello di aprire il tendone. Ed è così che da anni, con un sorriso e senso di “casa ritrovata”, raggiungo una pista illuminata.

Il Circo. Quello che acceca, sorprende, toglie il fiato, commuove, impressiona.

Un uomo lancia agilmente coltelli verso la ruota che gira, con sua moglie legata sopra, mentre parla con qualcuno che io non vedo ma sento; una specie di Donna Invisibile. Ho imparato che al Circo, tutto è possibile. Belinda, appesa per i capelli e sollevata fino in cima allo chapiteau da una corda, danza nell’aria con nonchalance, per “riscaldarsi” prima dello spettacolo. Non riesco ad immaginare persona più adatta per l pubblicità dello shampoo che ci promette “capelli forti”.

Credo che il Circo sia uno dei pochissimi eventi che unisca tre intere generazioni e non faccia mancare nulla a nessuno. Tutto il pubblico, dai 3 a 99 anni, viene coinvolto da qualche numero, che sia dalla semplice ma contagiosa risata di un clown, alla testa dell'addestratore infilata tra le fauci spalancate di un felino.

Qui, l'impensabile avviene, il surreale si realizza, l'uomo sfida tutto, la gravità compresa. Qui, anche il più esigente si fa conquistare, alla vista di un artista bendato che salta la corda sulla ruota della morte. Qui, anche il più severo si alza per una standing ovation, alla vista di un quadruplo salto mortale sulla barra russa. Qui, anche il meno entusiasta s'emoziona con la contorsionista Daria che sembra esser sprovvista di qualsiasi giuntura articolare. Ma ciò che da sempre ci attirerà al Circo è la tanto discussa presenza degli animali.

I ruggiti sono inconfondibili e ancora oggi, dopo anni e anni dei migliori circhi del mondo, rimango a bocca aperta davanti alla tigre siberiana, uno straordinario esemplare bianco. E' maestosamente tenera, ma quando si tira su e comincia a girare agitata, non ha più nulla di tenero.

“Non ti preoccupare”, mi rassicura Lenny del Circo Nando Orfei (a Bergamo fino al 16 gennaio 2017), “deve aver sentito l'odore della mamma e la sta aspettando”.

Vedo una signora avvicinarsi: più lo fa e più l'animale non sta nella pelle.

Raggiunge la tigre, infila l'intero braccio attraverso le sbarre e gratta la “piccola”, la quale si lascia andare e assume la posizione dell'animale indifeso-a pancia in su e occhi socchiusi. E' vero: la mamma è proprio una sola.

Vorrei tanto avere il potere di invitare tutti coloro che ancora credono alla leggenda metropolitana del maltrattamento di animali circensi, a dare un'occhiata. No allo spettacolo, bensì dietro le quinte.

Laddove quel rapporto quasi palpabile tra l'uomo e l'animale parla da solo. Laddove i cuccioli di leone nati in cattività dividono il letto con l'ultima prole del loro addestratore. Laddove quando un animale che ha un ascesso al dente, i circensi fanno a turno di notte per assisterlo.

Laddove se ci fosse un maltrattamento fisico delle rarissime leontigri, difficilmente al posto di sbranare il colpevole, eseguirebbero quello che per loro è un gioco motorio. Laddove gli “animalisti” vengono a protestare senza coerenza, indossando scarpe in pelle ma sostenendo che il Circo non sia l'habitat naturale dell'animale.

Ricordo che ancora meno lo è la vetrina di un negozio per un visone. Il laboratorio per i beagle o le autostrade per i cani abbandonati. Le borse firmate in cui infilano i chiwawa pettinati con un fiocco in testa. L'oca al circo no ma il suo foie gras sul piatto sì.

Il Circo per eccellenza ci dà l'appuntamento ora , nel periodo natalizio: il Circo di Montecarlo, la vetrina più ambita di tutti i circensi del mondo (il 24 e il 31 dicembre in prima serata su RAI3).

Chi invece preferisce il brivido della diretta direttamente al Circo, si ricordi di ammirare anche tutto ciò che non si vede: la devozione dei circensi per la loro arte che amano incondizionatamente,

una delle poche che viene svolta non per soldi e con poca voglia, ma con fierezza e entusiasmo.

La loro passione, che fa sì che nessuno si lamenti quando al buio e freddo dell’alba bisogna fare i salti mortali nel vero senso della parola, per perfezionarsi.

L’unione; qualcosa che nell’individualismo dei nostri giorni si è perso e facciamo fatica a convivere in due, figuriamoci in trenta.

La disciplina; non ho mai sentito un “lo faccio dopo” o “oggi no”; il senso di responsabilità e dovere è innato.

Il rischio; quando un numero fallisce, il circense ci riprova finché non ci riesce e preferirebbe cadere piuttosto che deludere le aspettative dello spettatore.

Il rispetto del prossimo e l'umiltà: qua il mangiafuoco vale quanto colui che sa “solo” smontare lo chapiteau o montare le luci.

Quindi, quando anche questo Natale porterete i vostri figli e genitori allo spettacolo senza età che riunisce le tre generazioni, ricordatevi che la migliore ricompensa per la grande famiglia circense non è passare dalla cassa.

Provate a notare che i loro sorrisi s'allargano proporzionalmente insieme al vostro gradimento, stupore, divertimento e applauso: i migliori modi per riparare le emozioni che da anni ci regalano di generazione in generazione e non solo a Natale.

di ANDREA LEHOTSKA

da “il Popolo”

 

 

 

ilpopolo2E’ GIA’ NATALE: C’E’ IL MEDRANO AD ALESSANDRIA. Intervista a Matteo Maimone, di Castelnuovo, innamorato del circo, che ci racconta della sua passione, di Papa Francesco, della Moira... e lancia un’idea

“Circo: la meraviglia dei bambini da conservare in un museo”

Quest’anno ho pensato per la prima volta al Natale davanti alla locandina del circo Medrano che da mercoledì 9 novembre fino a lunedì 14 è ad Alessandria in via Milite Ignoto. Non c’è un luogo che mi ricordi il Natale più del circo e che conservi intatta quella sua magica atmosfera tutto l’anno.

Se sei al circo prova a distogliere lo sguardo dai numeri nella pista di segatura e, mentre Braian Casartelli (vincitore del Clown d’oro al Festival di Montecarlo) presenta i suoi animali esotici, fermati ad osservare i bambini. Solo qui potrai assistere ad un prodigio: al loro sguardo pieno di meraviglia, la bocca aperta, gli occhi spalancati. Non esiste un altro spettacolo in cui i bambini siano così incantati, quasi che vedessero Babbo Natale scendere dal camino la notte della vigilia.

A raccontare quello stupore fiabesco è un nostro lettore, Matteo Maimone, 59 anni, di Castelnuovo Scrivia, amico del circo e profondo appassionato, oltre che conoscitore, dell’arte circense. Lo fa con la sua semplicità di bambino un po’ cresciuto, la sua bontà da gigante buono

– gli occhi lucidi, commosso –, il suo stile leggero da clown mancato, da splendido augusto di serata. Solo che la pista, per noi, adesso è la redazione del “Popolo”.

Parlare di circo con Maimone significa riannodare il filo di un discorso iniziato mesi fa quando tutta la grande famiglia del circo italiano (e non solo) giovedì 16 giugno ha incontrato a Roma Papa Francesco in occasione del Giubileo dello “Spettacolo viaggiante e popolare”. Un momento toccante in cui il Santo Padre ha accarezzato la tigre Lucky di Gianni Mattiolo e Manuel Farina (giovane domatore figlio d’arte), ha assistito felice alle esibizioni degli equilibristi, ha salutato i big del nostro circo, da Flavio Togni a Liana Orfei, per passare dal presidente dell’Ente Nazionale Circhi Antonio Buccioni al presidente emerito Egidio Palmiri. “Voi fate grandi cose! – ha detto il Papa – Voi siete artigiani della festa, della meraviglia, siete artigiani del bello: con queste qualità arricchite la società di tutto il mondo, anche con l’ambizione di alimentare sentimenti di speranza e di fiducia. Lo fate mediante esibizioni che hanno la capacità di elevare l’animo. Mi congratulo con voi perché, in questo Anno Santo, avete aperto i vostri spettacoli ai più bisognosi, ai poveri e ai senzatetto, ai carcerati, ai ragazzi disagiati. Anche questa è misericordia: seminare bellezza e allegria in un mondo a volte cupo e triste. Voi avete una speciale risorsa: con i vostri continui spostamenti, potete portare a tutti l’amore di Dio”.

A Matteo Maimone – guarda caso – non fa difetto una certa propensione al viaggio: lui, spettatore itinerante, ieri sera era al debutto del Medrano, la settimana scorsa a Piacenza per Le Cirque

e dal 13 al 17 ottobre all’International Circus Festival of Italy di Latina, giunto alla diciottesima edi- zione, all’anno della vera consacrazione, che ha confermato la bontà dell’intuizione dei suoi fondatori, Fabio e Giulio Montico.

“Il Festival del circo del nostro Paese, dopo la fusione col Circo di Mosca, ormai non ha nulla da invidiare agli altri importanti festival internazionali” – commenta Matteo. E subito il pensiero va a gennaio, al Festival di Montecarlo, che debutterà il 19, dove lui stazionerà almeno una settimana per non perdersi neanche un’attrazione in odore di clown d’oro. Solo la principessa Stephanie sarà più presente… Per non dire di tutte le lunghe trasferte per sedersi sotto questo o quell’altro tendone di mezza Europa, come quando andò a Friburgo, al circo Roncalli (un altro nome “ecclesiale”) del patron Bernhard Paul, dove si esibiva il mitico David Larible, star della clowneria, italiano di origine (nato a Verona) e amico fraterno di Matteo.

Il “viaggio” di Maimone, però, è iniziato da Castelnuovo, dove vive e dove si è appassionato inguaribilmente al circo grazie alla ditta Canobbio, costruttrice di chapiteau per le famiglie circensi più popolari (è proprio dei Canobbio lo chapiteau fisso a Fontvieille del Circo di Montecarlo).

I Canobbio, dalla produzione di teloni per autotreni, passarono alle tende del circo quando Francesco Canobbio, nel 1962, conobbe Moira Orfei. Lei, la regina degli elefanti. E da allora a Castelnuovo fecero tappa tantissimi circhi per la gioia di Matteo che non vedeva l’ora che uno spettacolo viaggiante si fermasse sotto casa sua. Per altro, con la Legge del 18 marzo 1968

(Titolo II, Art. 9) le amministrazioni comunali devono disporre di un’area comunale per l’installazione dei circhi: ogni Comune deve avere il suo spazio attrezzato per gli spettacoli viaggianti. “E a Castelnuovo – afferma Maimone – dovrebbe esserci almeno un Museo del Circo

che potrebbe prendere vita in collaborazione con la stessa ditta Canobbio: la storia di questo paese è legata al circo”. Basterebbe tutto il materiale che lui ha raccolto in una vita (programmi, manifesti, locandine, biglietti, etc., …) per allestire un’esposizione che avrebbe rilevanza storica e culturale. Perché il circo è cultura; è storia che si perde nella notte dei tempi… nasce in Egitto, passa per Roma e arriva fino a noi. E perché non solo Castelnuovo, ma altri centri limitrofi, oggi forniscono tendoni per i circhi: da Viguzzolo e da Mombisaggio vengono i Tribertis che affittano coperture adatte, sempre “made in Canobbio”, per tanti spettacoli, i più vari, e per Le Cirque, show moderno, ultima frontiera circense o “nuovo circo” in cui non si fanno lavorare animali, ma soltanto artisti. Per esempio gli artisti del Cirque du Soleil. “Il 19 settembre anche a Sale si è vissuto un momento legato al circo. – aggiunge Maimone – Il parroco don Piergiorgio Fugazza ha celebrato la Messa in cui si sono uniti in matrimonio Karel Saly, che lavora nei grandi teatri della Germania, e la sua consorte Ekaterina Dolgopolaya. È stata una festa del circo, c’erano tutti”. Tutti, certo, tranne Moira di cui il 15 novembre ricorrerà il primo anniversario della morte. E ora che anche suo marito,

Walter Nones, impresario e leggendario domatore, l’ha raggiunta in cielo, la famiglia del circo italiano è un po’ più povera. Maimone li conosceva, ha vissuto con loro la preparazione dello spettacolo, ha visto con quanta amorevole cura allevassero e accudissero gli animali, addestrandoli in dolcezza. Insomma, a lui la regina degli elefanti, senza la quale non avrebbe incontrato il circo, manca ancora tantissimo.

di MATTEO COLOMBO

da Il Popolo

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