I SERPENTI DI PARIGI
Quando ci era capitata sotto gli occhi ad inizio anno la notizia della protesta di un’associazione animalista francese contro l’utilizzo dei serpenti nello spettacolo “Féerie” al Moulin Rouge non abbiamo avuto dubbi su come sarebbe finita la vicenda: quei serpenti – presto anzi, prestissimo – non li avremmo più visti in scena al celeberrimo cabaret parigino.
La rivista “Fèerie” è in cartellone da oltre ventitre anni con immutato successo e chiunque abbia avuto la possibilità di assistervi sa di cosa stiamo parlando: uno dei quadri dello spettacolo prevede che lo stage si apra per mostrare una piscina trasparente dentro la quale si immerge una danzatrice con alcuni pitoni. Si tratta di un classico display del garbato erotismo esotico che caratterizza quel locale da sempre. Nessuno aveva mai sollevato alcuna rimostranza fino a che sono calati i foschi tempi censori della cancel culture in salsa animalista. Due cose potevano succedere a quel punto: la direzione del locale poteva decidere di rinunciare preventivamente all’attrazione per evitare qualsiasi contestazione e gazzarra che potesse ammorbare l’aria gaia del Moulin oppure si sarebbe atteso un provvedimento che bandiva l’impiego dei rettili. Così è stato: con una solerzia encomiabile, pochi giorni, fa la municipalità di Parigi ha deliberato la fine delle tiepide suggestioni erotiche generate dalla ballerina e i suoi serpenti in nome del benessere di quest’ultimi che, a dire dei pasdaran animalisti, avrebbero sofferto gravemente il fatto di essere costretti a stare in acqua. Inutile cercare di controbattere nel merito: durante il numero – che durava meno di due minuti - i rettili stavano immersi per pochi secondi e in libertà i pitoni trascorrono la maggior parte del tempo in cunicoli o ricoperti dal fango. Inutile anche ricordare che mentre il Consiglio Comunale della capitale transalpina si occupava dei quattro pitoni del Moulin Rouge qualche migliaio di cittadini deteneva allegramente rettili simili in casa senza alcuna forma di controllo (in qualche caso magari anche con digressioni erotiche, chissà).
E’ tutto inutile perché il problema non sono gli argomenti ma l’ideologia alla base, ovvero utilizzare gli animali negli spettacoli secondo l’ottusa deriva animalista è out sempre e comunque non certo perché ci si preoccupi del welfare degli animali stessi ma perché disturba chi li guarda con la mente obnubilata da pedestri sensi di colpa, fiero sostenitore dell’idea grulla che la natura sia pressoché sacra e che in libertà gli animali trascorrano una gioiosa esistenza.
Insomma, anche al Moulin Rouge è stata incastonata un’altra piccola, piccolissima gemma nel diadema della dismissione del pensiero critico che sta segnando il declino dell’Occidente.
Video (da guardare su Youtube)
Francesco Mocellin




