E’ nelle librerie “Da un cavallo all’altro” di Bartabas
More than a Horse ha portato alle stampe la traduzione italiana di D'un cheval l'autre, la prima opera letteraria di Bartabas, uscita nel 2020, nelle cui pagine sono presentate al pubblico le esperienze di vita di un artista totale, maestro di equitazione, domatore, coreografo e attore, creatore del Théâtre équestre Zingaro e poi dell'Académie Équestre de Versailles, capace con i suoi spettacoli di innalzare dei veri e propri carmi al cavallo e realizzare una compenetrazione di linguaggi ed estetica, umana ed equina.
Molti anni or sono Massimo Alberini scriveva che “se il circo esiste, come spettacolo, programma e architettura, lo si deve al cavallo” e con una chiosa malinconica aggiungeva: “ne è prova anche quell'aggettivo di equestre che molti ancora ripetono, nonostante il sempre minor numero di prestazioni in libertà e di alta scuola”. Tuttavia proprio quando la parabola discendente dei numeri equestri sembrava inarrestabile, un cavallerizzo bizzarro e trasognato tornava a scrivere note di forza e grazia sul pentagramma delle arti circensi. Bartabas reinventò l’equitazione artistica e la offrì alle lusinghe del teatro, iniziò a cernere e adunare i grani d’oro di eredità e identità diverse, di culture nomadi e sedentarie, patrimoni di conoscenze dell’Est e dell’Ovest, poi prese a peregrinare per il mondo con un tendone e i suoi cavalli.
Da un cavallo all'altro è un racconto autobiografico di ricordi, immagini, sensazioni. Siamo condotti tra i versi di una poetica del cavallo, a passeggio dietro le quinte di una storia iniziata col Cirque Aligre, dopo aver accantonato i sogni di toreare come espontáneo a Las Ventas. Conosciamo così la galleria di ritratti bartabassiani, Hidalgo, il primo cavallo, Chaparro, Horizonte, Lautrec, poi l’amato Zingaro, il cavallo-toro delle istrioniche rappresentazioni nelle plazas de toros, il danzatore Felix, acquistato da uno zingaro calabrese a Milano in un campo di periferia pieno di siringhe, e Quixote, il cavallo del galoppo all'indietro, stella del Cabaret Équestre. Lusitani, andalusi, frisoni, quarter, criolli, tanti destrieri, circa centocinquanta in trent'anni di spettacoli, che non erano affatto d'alta scuola. I più Bartabas li aveva salvati dai macelli, cavalli rifiutati, di frequente con problematiche fisiche, addestrati sommariamente o maltrattati, a volte quasi selvaggi, cavalli spesso sprovvisti di documentazione e d’oscura provenienza, dei quali il nostro arrivò in possesso attraverso peripezie e viaggi avventurosi. Alcuni dovette persino catturarli, come i sorraia sulle colline dell'Alto Alentejo.A quanto pare, per scrivere questo libro, Bartabas si rinchiuse in un monastero, isolandosi da tutto. Il risultato è bellissimo, meraviglioso anche per i profani del mondo equestre, incalzante nella narrazione, toccante negli addii, un inno al cavallo, al linguaggio senza parole e all'amicizia con questi magnifici animali.
Angelo D'Ambra




