Intervista esclusiva a Juan Cebolla Gasca (Montecarlo, gennaio 2024)
-Juan raccontaci qualcosa sulla vostra dinastia
Tutto nacque dal Circo Union di Don Jesus Fuentes, negli anni ‘30, ma già prima, nel 1890, si parlava di un circo Gasca. In altre parole, il marchio ha più di 100 anni. I nonni ebbero 13 figli e quindi decisero di aprire un circo ad ognuno di loro!
E così diventano la catena di circhi più grande del mondo, perché oggi ce ne sono circa 20, sai? Così mio padre decise di andare in Sud America e quando arrivò in Colombia, nel 1987, aveva già due circhi. E quell'anno ebbe i miei fratellini. Mio padre era in un circo e i miei fratelli in un altro, con la loro madre. Allora mio padre le disse ‘vieni’. La madre dei miei fratelli con un'altra sorellina, la più piccola, i miei fratelli, prendono un aereo e vanno da mio padre. L'aereo non è mai arrivato perché è precipitato. Tutti muoiono sull'aereo. È stata una catastrofe.
Il piano non è mai stato previsto, non abbiamo cambiato paese così velocemente. Mio padre disse qualcosa di molto carino: “non si è dove si nasce, ma dove muoiono i propri cari, lì rimangono”. Quindi la moglie di mio padre, la mia sorellina, sono rimaste in Colombia. Lui ama moltissimo quel paese. La Colombia è un paese molto bello. Le persone sono molto amichevoli. La gente è molto cara. E ci amano moltissimo, grazie a Dio, per un lavoro che va avanti da 30 anni e più. Quindi il circo Gasca non è un circo normale. Al circo Gasca è come se andassi a vedere un cantante famoso, una star famosa. La gente se ne va con grande gioia. Quindi è una cosa bella perché così come molti credono che il circo sia tornato indietro rispetto ai problemi degli animali, io credo che questo abbia aiutato le nuove generazioni a provare di più, ad esercitarsi di più.
Ci sono cose che ti motivano, tante... È come se andassi a vedere un cantante famoso, una star famosa, la gente andrà con molta gioia. E vengono a vedere Raul, Martin, Juan Cebolla…
Facciamo molto lavoro e le persone lo apprezzano. Lo sai prima, era molto facile ingannare la gente.
Dicono che noi in quanto figli non abbiamo la necessità di fare così tanto, ma mio padre dice di no. Lo facciamo per restare nella storia, per fare qualcosa affinché la gente ti riconosca e restare nella storia. Guarda, ecco Juan Cebolla. E questo è molto bello. Penso che ci siano momenti nella vita in cui devi fermarti, continuare e valutare cosa stai facendo, se stai bene. Ma penso che sempre con la disciplina si arrivi molto lontano.
-Come sta adesso tuo padre?
Mio padre, molto bene. Grazie a Dio ama il suo circo
-Tuo padre è stato qui a Montecarlo in giuria nel 2004, se non sbaglio
Quella è stata la seconda volta. La prima nel 1995. Anche questa è una storia molto interessante. Perché mio padre conosce mia madre. Sai chi è mia mamma?
-Veronica Caballero?
Veronica Caballero, esatto. In quell’anno i Caballero erano qui a lavorare al festival e mio padre li assunse e li portò al circo.
-Ricordo il costume dei colori della bandiera messicana, che è lo stesso dell'italiano: bianco, rosso, verde.
Sai che cosa penso? Che se mia mamma non fosse venuta a Montecarlo come artista e mio papà come giurato io non sarei nato! Ora, invece, ho 26 anni (siamo a gennaio 2024, ndr). Sono del 1997.
-Il più grande di voi è Raul?
No, ho una sorella più grande, poi Raul, Otilia, figlia di un’ungherese. Sai, mio papà…..
-E Martin, il tuo porteur?
E’ mio nipote, figlio di mia sorella. Abbiamo la stessa età. Per me è veramente un artista completo, a livello mondiale. Quando faceva l’agile al trapezio girava un bellissimo salto mortale in plancia e al trampolino elastico è un fenomeno, anche come clown musicale e al jockey: salto mortale, mortale in piroetta... Non parliamo poi del gioco del calcio…tutte le squadre ce lo chiedono e per favore!
-Ma anche tu sei molto completo e inizi la giornata in palestra: David Larible, che stimi molto, parla benissimo di te e della tua completezza come artista.
E lo ringrazio! Adesso stiamo provando il quintuplo al trapezio, non so se hai visto
-Sì, certo. David mi ha anche detto ce se c’è qualcuno che può farlo questo sei tu
Ma speriamo. Ho avuto problemi per un’ernia, tra l’altro. E’ il peggior dolore del mondo. I medici hanno voluto operare.
-Dopo quanto tempo hai iniziato a provare ancora?
Un paio di mesi
-Di quadrupli ne hai fatti veramente tanti, tutti documentati da video e ricordiamo bene quella grande festa a Bogotà per il quadruplo numero 1000.
In realtà era più una grande festa per il ritorno di mio papà da quella brutta esperienza del Covid, da cui fortunatamente è tornato al suo circo e alla sua famiglia.
E’ stato un sogno con molta gente a cui vogliamo bene. Erano lì tutti per mio papà e il quadruplo numero 1000 poteva stare anche in secondo piano.
-Senti, quando hai iniziato a fare le prime cose in fatto di materia circense?
A sei anni, al trampolino elastico. Il circo era in Venezuela. Il maestro fu Victor Gaona, lo zio di Tito. Che trapezista straordinario che è stato. Una vera stella del Circo Ringling, come David Larible, Gunther Gebel Williams e Miguel Vazquez.
Mio papà dice sempre che il trapezio è stato rivoluzionato da tre grandi artisti: Alfredo Codona, Tito Gaona e Miguel Vazquez
Che grande numero portarono i Vazquez qui al festival nel 1990! Incredibile. Iniziava con un triplo salto mortale, poi il doppio di Rosa, la moglie di Miguel e ancora meraviglie fino al quadruplo di Miguel
-Non ci riuscì il venerdi, ma la domenica pomeriggio e ci fu l’esplosione da parte del pubblico. Una grande emozione con parecchie lacrime. Non ultime le mie! Che ricordo straordinario. Gustavo Fuentes fece il giro del circo con la bandiera messicana per poi donarla al Principe Ranieri!
Sì, mio zio Gustavo
e pensa che poi abbiamo dovuto aspettare diciotto anni per vedere un altro quadruplo salto mortale, quelle di Gino, “Gino maravilla”, il nostro Gino, nel 2008!
-E anche in quell’occasione ci fu un bel momento con un regalo per i Principi…
Sì, il mantello di Gino, la “capota”, con l’immagine della nostra amatissima Vergine di Guadalupe. Un omaggio per i Principi Alberto e Stephanie.
-Ma anche tu devi venire qui al festival
E’ un sogno, ma non dipende da me. Bisogna fare tanti sacrifici e sognare. Alla fine la vita il regalo te lo fa, ma devi essere una bella persona che crede in quello che fa, con umiltà e tanta passione. E’ difficile, ma molto bello.
Ti voglio dare una bella notizia, una primizia, in tutta amicizia...probabilmente saremo a Latina!
Fabio Montico ci vuole per il 25° anniversario del Festival d’Italia
Tienilo per te, però.
E’ un vero regalo per il lavoro che faccio e per i miei sogni. Viene riconosciuto il lavoro che è stato fatto. E’ il sogno di un bambino
-Quanto è stata importante la tua famiglia nel tuo lavoro, nella tua carriera. Sei molto legato ai tuoi genitori, fratelli…
La famiglia per me è assolutamente tutto. Prima però c’è Dio e poi la famiglia e se non la rispetti non sei una buona persona. Mio papà è molto saggio e noi gli dobbiamo tutto. E’ una questione di rispetto. Mi dice sempre: “il momento più bello della giornata è quando prendi il quadruplo. E’ una gioia per me, ma ora pensiamo anche al quintuplo!!!”
Flavio Michi








