E’ scomparso a Roma Philippe Leroy
(Philippe Leroy in un'immagine d'archivio - Ansa)
Il grande attore aveva 93 anni.
In un'intervista di tre anni fa che vi proponiamo in parte disse: "E poi adoro il circo, c’ho anche lavorato, e l’equitazione. Non a caso il mio nome deriva dal greco Philippos, «amico dei cavalli»."
Philippe Leroy: sono «90», ma non ho paura
Il mitico Yanez dello sceneggiato Rai “Sandokan” (1976) il 15 ottobre compie 90 anni: «Ho recitato in più di 200 film e in teatro, ma non ho mai fatto parte della famiglia degli attori»
«La foglia, con un sospiro, si posò ai suoi piedi. Addossato alla propria ombra...». Sono i versi di Autunno, una delle tante poesie scritte da un “vecchio guerriero” dello spettacolo d’arte varia, come Philippe Leroy, che sta per varcare la soglia dei 90 anni. Per chi è nato e cresciuto con la tv in bianco e nero, se dici Philippe Leroy immediatamente lo associa al volto di Yanez de Gomera, il personaggio del nobile guascone lusitano, sodale della “Tigre della Malesia”, interpretato dall’attore francese nello sceneggiato Rai, Sandokan – regia di Sergio Sollima – . Le avventure di Kabir Bedi (Sandokan) e di Yanez-Leroy, nelle sei puntate trasmesse nel gennaio-febbraio del 1976, davanti al piccolo schermo ipnotizzarono un intero Paese.
«Trenta milioni a puntata, “180 milioni di italiani” hanno visto la mia bella faccia – sorride Leroy – che non è mai stata quella di un attore vero... Questo mestiere l’ho fatto senza volerlo, ed è una delle poche cose di cui sono sicuro dall’alto dei mie 90 anni». Novant’anni, il 15 ottobre, per questo cuore impavido, nato in un’aristocratica famiglia di diplomatici francesi («nei Leroy-Beaulieu ci sono almeno sei generazioni di ufficiali dell’esercito e ambasciatori») che ha vissuto un numero di vite forse pari agli oltre 200 film e le decine di commedie in cui figura nel cast.
Lo spiego nella mia autobiografia Profumi(Campanotto Editore). Prenda a pagina 185 e legga: «Si inizia col dire: come si chiama questo giovane attore? Philippe Leroy. Seconda fase – Toh ecco Philippe Leroy! Terza fase – Oh! Assomiglia a Philippe Leroy! Ultima fase – Come si chiamava quell’attore? ... ma sì dai, si lanciava con il paracadute! ... per poi sparire per sempre, con il seguente epitaffio: Philippe Leroy-Beaulieu, nato a Parigi il 15 ottobre 1930. Disperso» – sorride divertito – . Ha capito adesso? Ho fatto l’attore per sessant’anni, ma non sono mai stato un membro della famiglia del cinema.
Un caso. Li conoscevo già, li avevo visti recitare a Parigi con la loro compagnia, il “Teatro dei Gobbi”. Bravissimi, Franca poi, carissima, una donna geniale che è rimasta in scena praticamente fino a cent’anni... Vittorio mi incontrò in un caffè di Piazza del Popolo, mi aveva visto l’anno prima nel mio primo film Le trou(Il buco), un grande successo in Francia, e così mi offrì di lavorare nel suo primo film da regista Leoni al sole. Da quel momento in poi il cinema francese mi ha dimenticato, ma in compenso sono stato adottato da quello italiano che mi ha trattato come un figlio.
Un figlio di una dinastia mlitare della “Legion d’onore”, il tenente Leroy, scampato a mille battaglie, dall’Algeria all’Indocina. Però lei nei suoi ricordi scrive: «Mi piaceva la guerra».
Mi sono perdonato da un pezzo per i tanti errori commessi in gioventù, compreso quello di combattere e veder cadere in battaglia tanti uomini, molti erano miei amici... Anche perché io sono un pacifista convinto. Però all’epoca ero giovane e innamorato della bandiera, della mia patria che consideravo sacra: combattevo solo per la Francia in cui credevo molto più di oggi... La politica mi ha profondamente deluso, in questo momento ho stima soltanto per il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.
Lo sport invece, il paracadutismo lo entusiasma ancora?
Molto. Ho scoperto il paracadutismo a 56 anni suonati e oggi ho all’attivo più di 2mila lanci: l’ultimo qualche anno fa. Poi dopo una brutta operazione ho dovuto smettere. Lo sport è una delle mie grandi passioni, assieme alla poesia, alla pittura e alla scultura. Nel 1959 sono stato campione di nazionale di rugby: militavo nel Racing Club de France. Ho sempre amato le discipline rischiose e infatti ora i dolori e gli acciacchi dell’età me lo ricordano... Ma non posso dimenticare l’adrenalina che ho provato nelle gare di bob o a fare il navigatore di offshore al campione del mondo Bill Wishnick. E poi adoro il circo, c’ho anche lavorato, e l’equitazione. Non a caso il mio nome deriva dal greco Philippos, «amico dei cavalli».
(in sintesi)
di Massimiliano Castellani
da https://www.avvenire.it/agora/pagine/leroy-90-anni
10 Ottobre 2020




