15 aprile, si celebra la Giornata Mondiale del Circo

15 Aprile 2023 - Giornata Mondiale del Circo -

GMC

Ogni anno, il terzo sabato del mese di aprile celebra la Giornata Mondiale del circo. Il luogo dello stupore e della meraviglia, sospeso tra sogno e realtà, attrazione senza tempo e senza limiti d’età.

Quando nasce il circo? Di quali mestieri si compone? Quali pellicole o romanzi possono aiutarci a comprendere l’immaginario circense? Siamo qui per scoprirlo. 

Il termine “circo” trae spunto dalla forma ovale degli anfiteatri della Roma antica. Ma circolare era anche la forma dello spazio scenico del circo classico, organizzato in 15 metri di pista rotonda. Già nel 2040 a.C. in Egitto l’arte circense era legata a rituali magici o religiosi. A Creta vennero poi realizzati i primi anfiteatri per corse con i carri e incontri pugilistici, mentre i famosi ludi circenses dell’antica Roma prevedevano corse di cavalli e bighe, battaglie navali (le famose naumachie), lotte tra gladiatori, esibizioni di animali ammaestrati, spettacoli di giocolieri e acrobati in arene appositamente costruite. Il Circo Massimo ne è l’esempio più famoso: come ammise Giovenale, il popolo del tempo desiderava solo due cose, “panem et circenses“! Nel Medioevo, invece, il circo si legava alle fiere di paese e per questo gli artisti presero il nome di saltimbanchi (specializzati nell’illusionismo o nell’ammaestrare scimmie ed orsi).

L’immaginario collettivo connette il circo ai gitani girovaghi che dal XV secolo resero itinerante questo spettacolo. Impossibile non citare la personalità di P. T. Barnum, che nel 1841 acquistò l’American Museum di New York (dando origine al circo americano) per esibire i cosiddetti “freaks”, essere umani deformi presentati come “attrazioni”: della lunga storia di questo circo parla il film musical The Greatest Showman (2017) di Michael Gracey, assolutamente da non perdere!

Il circo italiano: Moira Orfei e Darix Togni

Nel secondo dopoguerra si affermò invece il circo contemporaneo (il nouveau cirque): non più a singoli numeri, ma con performance complete che fondono varie discipline. Il circo italiano ebbe la svolta nel 1960 con l’icona di Moira Orfei, addestratrice di elefanti e colombe, la cui attività prosegue ancora oggi a opera del figlio Stefano. Pionieristico è anche il circo del domatore italiano Darix Togni, denominato Florilegio, che negli ultimi trent’anni ha girato oltre 60 paesi di tutto il mondo. Sempre dall’Italia proviene anche il cosiddetto “circo di regia“, con un approccio quasi teatrale con tanto di regia e drammaturgia, di cui la prima sperimentazione risale al Circo delle Mille e una Notte del 1973 ad opera di Liana, Nando e Rinaldo Orfei, ispirato all’omonima opera letteraria.

I mestieri dell’arte circense

Quali sono le discipline circensi? Sicuramente l’equilibrismo, la giocoleria, l’arte clownesca, l’addestramento animale e le discipline aeree. Mimipagliacciclown in numeri di esasperazione eccentrica che suscitano il riso o accostamenti tra comportamento serio e situazioni divertenti (pensiamo alle gag di Buster Keaton!); giocolieri alle prese con kiwido, devilstick, palline e torce infuocate, clave, coltelli o hula hoop; equilibristifunambolitrapezisti e contorsionisti in performance acrobatiche.

Più complesso è il ruolo degli addestratori, che portano in scena animali esotici come giraffe, rinoceronti, ippopotami, serpenti e falchi per mostrarne le potenzialità. Nei primissimi circhi dei girovaghi, l’attrazione principale erano gli orsi che danzavano sulle note del tamburello. Ma il processo di addestramento era in questo caso una vera e propria tortura! Pare che durante l’addestramento venissero poste delle lastre incandescenti in prossimità del punto in cui l’orso dovesse poggiare le zampe anteriori nel tentativo di riacquistare la posizione naturale, dunque il suono del tamburello si associava al dolore inflitto e di conseguenza l’animale tendeva a rimanere in posizione eretta per paura. Sono numerose e ancora aperte le controversie che riguardano lo “sfruttamento” degli animali nei palchi circensi.

Per quanto riguarda invece i domatori, dalla semplice “esposizione” si passò all’entrare nelle gabbie: fanno il loro ingresso al circo leoni, pantere, tigri e leopardi. Particolare è il caso equestre, legato alle esibizioni dei cavallerizzi: tra i record che hanno segnato la storia, Jacques Gautier con il suo salto mortale su un cavallo in corsa, Tim Turner che salta in piedi su un cavallo al galoppo, Enrico Caroli che passa da un cavallo all’altro roteando a piedi uniti. Dal 1849 ballerine in tutù cominciarono a danzare in sella ai cavalli compiendo notevoli acrobazie: la tedesca Katchen Renz vanta un salto attraverso ben 50 cerchi di carta!

L’immaginario circense tra pellicole e letteratura

Non esiste testimonianza migliore di quella artistica per conoscere appieno il mondo circense. Le pellicole sono davvero numerose, a cominciare dal bianco e nero di Charlie Chaplin in The Circus (1928), di Tod Browning con Freaks (1932), di Federico Fellini ne Le notti di Cabiria (1957) e I clowns (1970). Con l’arrivo del colore il circo approda al grande schermo con Il più grande spettacolo del mondo (1952) di Cecil B. DeMille, Trapezio (1956) di Carol Reed e Tre pazzi a zonzo (1939) di Edward Buzzell. Tra i principali film sul circo, La tigre e la neve (2005) di Roberto Benigni, Big Fish (2003) di Tim Burton, Come l’acqua per gli elefanti (2011) di Francis Lawrence e il recente Freaks Out (2021) di Gabriele Mainetti. Per il mondo dell’animazione, vanno citati il capolavoro Disney Il gobbo di Notre Dame II (2002), Coraline e la porta magica (2009) e Madagascar 3 (2012). Molto interessante anche il cortometraggio Il circo della farfalla (2009), diretto da Joshua Weigel.

La prima testimonianza letteraria è Flik, o tre mesi in un circo, del 1881 di J. Otis (titolo originale Toby Tyler). Hector Malot descrive il girovagare nelle vicende di Remì in Senza famiglia, mentre Raff, il domatore di Ghelazzi racconta le avventure dello zingaro girovago e del suo orso Mustafà. Nel libro Cuore, di Edmondo de Amicis, al circo è dedicato il paragrafo Il piccolo pagliaccioOpilio il grande è infine un’ottima biografia sull’omonimo domatore.

di  Ginevra Alibrio 

da metropolitanmagazine

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