Livio Togni – Il re del circo – “Io e le mie tigri come una famiglia”
Nei suoi primi 50 anni Livio Togni è entrato ogni giorno nel recinto delle tigri. Figlio di un grandissimo domatore, quel Darix che ha scritto la storia del circo italiano, Livio oggi ha 66 anni e nessuno come lui può rccontare l'arte circense.
Togni, si può ancora fare circo in Italia?
“Il margine economico è ridottissimo, ma d'altronde quale impresa dello spettacolo potrebbe resistere a tutti questi attacchi? Calunnie, minacce sul web. Io sono stato linciato su Internet da certi animalisti. Quando morì mia madre ho letto porcherie...”.
Gli animalisti sostengono che gli animali soffrono nei circhi
“Nulla di provato scientificamente. L'animale nel circo vive in condizioni agiate. Per stare bene gli animali devono avere la libertà dalla fame e dalla sete, la libertà di riprodursi, di avere un giaciglio sicuro, la libertà dai pericoli e dalla malattia. Al circo in più c'è la libertà dalla noia e ci sono gli affetti, perché gli animali condividono la loro vita con gli umani. Un cane sta meglio con una famiglia o randagio? Una giraffa in libertà ha una vita media di 6-7 anni, protetta dall'uomo arriva a 20. Lo stesso vale per un leone o per una tigre”.
Ma sono animali nati per vivere liberi...
“Alt, gli animali del circo vivono da venti generazioni assieme all'uomo. Per loro l'addomesticamento ormai è una questione genetica. Nel circo non c'è un animale che sia stato catturato nella savana. Sarebbe ingestibile. Le mie tigri erano discendenti del gruppo di animali di mio padre Darix”.
Meglio le tigri o i leoni?
“Ho sempre preferito le tigri. Ne avevo anche una in casa, Rayan. Ha vissuto con noi per 25 anni. Poi c'erano Flash, King...Ho smesso che avevo 50 anni. Ormai le mie tigri erano diventate vecchie con me. Quando si prendono animali nuovi devi pensare che starai con loro altri 20 anni: a 50 per me era impossibile ripartire”.
E gli altri animali che fine hanno fatto?
“Gli elefanti li tiene mio fratello da 40 anni, non li lascia mai. Ora si è spostato con il circo in Ucraina perché qui tenere gli elefanti è diventato problematico per colpa degli animalisti”.
Tre anni fa lei è stato condannato a un'ammenda di 1.500 euro per le catene agli elefanti. Si riferisce a quello?
“Le regole stabliscono che gli animali possano essere legati con una catena quando ci sono momenti di pericolosità. Ad esempio prima dello spettacolo. Quando vengono vestiti con i paramenti, è prassi contenerli perché sono animali potenzialmente pericolosi. A Milano quelli della Lav (Lega anti vivisezione, ndr) hanno filmato quel momento accusandoci di tenere gli elefanti sempre alla catena. Una falsità. Avevamo un recinto con il filo elettrificato dove gli animali se ne stavano tranquilli. Non ho potuto nemmeno ricorrere in appello perché con la depenalizzazzione non si può fare in caso di lievi ammende”.
Vi sentite perseguitati?
“In Italia il pubblico che entra al circoviene offeso dagli animalisti e nessuno ferma questi violenti. In Francia non lo permettono”.
C'è una sorta di ostracismo verso i circhi con animali: molti enti pubblici li vietano...
“Esatto. Per questo abbiamo deciso di andare all'estero. Ora siamo in Ucraina da due anni. Ci chiamiamo Circo Italiano”.
Perchè poi il circo asce in Italia...
“Il circo nasce in Francia, ma il suo creatore è un italiano. Si chiamava Antonio Franconi e creò il Circo Olimpia con animali esotici. Da Parigi gruppi italiani andarono fino in Russia. Il circo di San Pietroburgo si chiama Circo Ciniselli”.
E ora l'Italia rischia di soffocare questa tradizione culturale?
“Rischia? In Italia è ormai difficile recuperarla. L'impronta italiana resta solo all'estero: in Francia il Soleil mette nome ai suoi spettacoli Allegria o Saltimbanco. Usa nomi italiani perché in tutto il mondo il circo è italiano. In Germani il circo si chiama Ravelli e Roncalli...E intanto in casa nostra siamo diventati dei paria. Si va avanti grazie all'eroismo di alcune famiglie. E grazie al pubblico. A volte mi stupisco come il circo riesca ancora a richiamare tanta gente in un paese che fa di tutto per ostacolarlo”.
Il circo senza animali sarebbe una soluzione?
“Non credo, gli esperimenti sono finiti male. Il Soleil fa il circo senza animali ma con investimenti colossali. E poi il circo senza animali quando non rende più, chiude. Con gli animali invece sei obbligato ad andare avanti: gli animali diventano parte integrante della famiglia”.
E quando si finisce di fare i domatori, come lei?
“Beh, un cavallo è ancora qui con me, ormai vive in casa. I felino sono in Algeria con i miei figli, ma siamo stati anche in Siria, in Marocco, in Ghana e Costa d'Avorio. Il circo è un mondo con le ruote. Se non funziona l'Italia andrà in un'altra parte. Al mondo c'è tanta gente intelligente e poi siamo sopravvissuti alle guerre, anzi in Ucraina siamo arrivati al confine con la Russia dove c'era la guerra. Sui giornali stranieri hanno raccontato lo stupore di quella gente che si è svegliata e ha visto elefanti, giraffe...Siamo un pronto soccorso culturale”.
Possibile che non siate aiutati dallo Stato?
“Un circo come il nostro ha una spesa minima di 15mila euro al giorno perché abbiamo 50 persone che ci lavorano, trenta automezzi, ci sono la pubblicità e le spese gestionali, la cura degli animali. L'anno scorso lo Stato italiano ci ha assegnato 22mila euro annui di fondi. Ho rinunciato, almeno posso dire con fierezza che non ho preso contributi”.
In Francia come funziona?
“Lo Stato non assegna contributi diretti ma alle aziende che spendono soldi in cultura – e il circo è considerato opera culturale – viene riconosciuto un bonus fiscale importante. Così molte aziende comprano spettacoli per i loro dipendenti nel periodo natalizio e questo fa bene ai circhi economicamente ma anche perché ci si deve impegnare a mettere in piedi spettacoli belli, per battere la concorrenza”.
Il circo-bonus potrebbe essere una buona idea anche in Italiano
“Sarebbe intelligente. Ma in Francia è un onore andare al circo, in Italia nessuna azienda comprerebbe il nostro spettacolo perché poi si troverebbero gli animalisti a protestare sotto casa con la compiacenza della politica”.
Lei è stato senatore con Rifondazione comunista: deluso dall'esperienza politica?
“No, è stato un arricchimento. Ho acquisito una grande autostima verso me stesso. Sicuramente non potevo andare avanti in un mondo del genere. In politica o hai il potere di dominare gli altri, oppure sei Razzi e ti adatti a zerbinare. Ma io non ho né il potere né sono uno zerbino. Io sono Livio Togni”.
Perchè lasciò Rifondazione?
“Bertinotti svendette tutto per fare il presidente della Camera, io mi opposi e diventai un reietto. La mia idea di senatore era alta, legata al senatore romano, non potevo rinunciare alla mia dignità e restare lì”.
Ma Livio Togni è ancora comunista?
“I miei punti di riferimento sono i filosofi greci e Garibaldi. Sono un idealista, tendo all'uguaglianza, anche se è difficile raggiungerla. Per me il comunismo è come il sale: serve per condire una pietanza ma non puoi vivere mangiando solo sale”.
di Davide Nitrosi
Il padre Darix fu una star anche del cinema
Livio Togni è figlio d'arte. Il padre, Darix, figlio di Ercole Togni, in gioventù si esibisce nel circo nazionale della famiglia e diventa famoso come domatore di tigri e leoni. Sposa Fiorenza Colombo, della famiglia Fratellini e cugina di Annie Fratellini, fondatrice di una delle più famose scuole di circo francesi, e crea un proprio circo. Famoso anche al cinema e in tv, è stato grande amico di Fellini e ha lavorato anche con Totò. E' scomparso nel 1976.
Il pioniere Franconi
Antonio Franconi nato nel 1737 a Udine, è uno dei padri del circo in Europa. Arrivato in Francia nel 1756, si associò all'inglese Philip Astley e diede vita al Circo Olimpia, dove si esibivano cavalli e animali esotici.
Gli italiani di Russia
Gaetano Ciniselli (1815) iniziò a lavorare nei circhi all'età di 12 anni. Dopo essersi esibito in giro per l'Europa, nel 1871 si stabilì definitivamente a San Pietroburgo. Oggi il Circo Ciniselli è il più antico in muratura della Russia.
Roncalli come il Papa
Il circo Roncalli, omaggio a Giovanni XXIII, nasce in Germania nel 1976, diventando poi uno dei più importanti circhi d'Europa. Fu il primo circo del blocco occidentale a esibirsi nella Russia sovietica.
La battaglia animalista
Così i Comuni mettono in gabbia fruste e domatori
Tra un anno compirà mezzo secolo la legge n.337/1968 ('Disposizioni in materia di circhi equestri e spettacolo viaggiante'), unico vero salvacondotto di tutti i circhi. Ma nel Paese del burocratese, dei regolamenti incrociati e dell'ordinanza creativa, la battaglia per abolire i circhi con animali si è nutrita di costanti aggiornamenti sul campo, con effetti imitativi ed emulativi tra Comuni delle più varie estrazioni politiche o geografiche.
Se nessuna amministrazione cittadina può impedire a priori “l'attendamento di un circo con animali”, ciascun sindaco ha però piena facoltà di ordinanza. E a fare scuola in questo campo sono state le municipalità di Modena e di Alessandria, le prime a schierarsi (nel 2011).
La tecnicalità più utilizzata per bloccare fruste e domatori si rifà ai cosiddetti requisiti Cites, ovvero quell'insieme di regole per la detenzione e la salute degli animali selvatici stabilite dalla Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione, firmata a Washington nel 1973 e ratificata dall'Italia nel 1980, con successiva revisione nel 1992.
Le prescrizioni Cites sono tassative: si va dai metri quadri di recinto per ciascun esemplare (e quindi se l'area è resa strumentalmente incapiente il circo è di fatto proibito), alla composizione delle lettiere (paglia, torba), alla presenza di “tronchi per lo sfregamento” (elefanti) o “pali per l'affilatura delle unghie” (felini), alla garanzia di vasconi d'acqua ove sguazzare (tigri e giaguari), non appena “le condizioni climatiche lo permettono”.
Per non dire che “a orso bruno, orso nero e orso dal collare” - ma anche a “orso malese, orso dagli occhiali e orso labiato” - va garantita una appropriata dieta quotidiana con proteine sia di carne sia di pesce, mentre la giraffa deve poter “afferrare il cibo da posizioni elevate” secondo comportamento naturale, e al babbuino va organizzata una palestra su misura con “corde, pali, rami, oggetti sospesi”. Ecco, al di là dei piccoli o grandi zoo viaggianti, il tenore delle disposizioni Cites configura uno standard spesso irraggiungibile per compagnie circensi in costante difficoltà di budget. Resistono in poche. Animalisti di vedetta per fotografare eventuali abusi – e sporgere documentata denuncia ai carabinieri forestali – perfezionano il dispositivo di controllo e deterrenza. Specie dopo che, nel 2012, la Cassazione ha reso applicabile anche ai circhi il reato di maltrattamento degli animali.
Non si esaurisce certo qui il manuale dei sindaci in vena di divieti. Federfida, Federazione italiana diritti animali onlus, suggerisce di pretendere la costante presenza di veterinari, ma anche di verificare la corrispondenza di “scarichi reflui e solidi” alle prescrizioni sanitarie, nonché l'osservanza di tutte le disposizioni previste per “le industrie insalubri” e per gli impianti elettrici, attivando all'occorrenza i vigili urbani contro affissioni volanti o eventuale cartellonistica abusiva. Guerriglia legale.
Il caso di Alessandria ha fatto scuola anche per un'altra trovata: la prescrizione di ospitare solo un circo all'anno dando la priorità a quelli senza animali.
Legittimo e implacabile.
Dal 2011 ad oggi la campagna animalista ha orientato un gran numero di sindaci. Ordinanze e scartoffie non sempre sono state a prova di Tar. Ma ormai i circhi tradizionali non sembrano più avere la forza di combattere la sfida. Troppi nemici. E molto organizzati.
Giovanni Rossi - Roma - da lanazione



