LA FINE DI UN’EPOCA…CON QUALCHE RESIDUA SPERANZA

3 Aprile 2022 - Interviste -

Andrea

Intervista ad Andrea Togni sulla chiusura dell’Accademia di Verona

La chiusura dell’Accademia d’Arte Circense di Verona ha colto di sorpresa gran parte del mondo del circo italiano che già attraversa una fase depressiva da qualche anno e che ora si interroga su un grande vuoto da colmare.

Abbiamo chieso al Direttore per sedici anni Andrea Togni se e quali prospettive per il futuro ci sono per un’istituzione che era entrata a far parte del patrimonio circense nazionale.

 

Quando sono cominciate le difficoltà di gestione?

Le difficoltà iniziano con la riforma del FUS del 2014. Il contributo riconosciuto all’Accademia viene ridotto del 30 % (pari al valore di tutte le rette) e diventa a tutti gli effetti un rimborso spese del 50%. È proprio il principio di rimborso spese che è inadatto a finanziare una realtà come l’Accademia in quanto non permette di trovare una propria dimensione. A tal proposito con Antonio Buccioni abbiamo tenuto un’interrogazione parlamentare nel 2018 senza però ottenere alcun seguito.

 

Le entrate complessive dell’Accademia erano basate su quali voci?

L’Accademia fa formazione, quindi le voci di incasso sono determinate dalle rette dei ragazzi. Dal 2016 ho iniziato ad organizzare degli spettacoli mirati alla raccolta fondi facendo esibire gli allievi. In questo modo, oltre all’incasso dello spettacolo, sono riuscito a reperire piccoli contributi dal Comune e dalla Regione. Nonostante tutti i nostri sforzi, l’Accademia ha sempre sempre chiuso in perdita.

 

Quali sostegni sono venuti a mancare tanto da impedire all’Accademia di proseguire la sua attività?

L’Accademia fa parte del mondo circense e vive quindi la sua stessa crisi. La mancanza di un’unione vera e forte del mondo circense impedisce di portare avanti politiche comuni.

Il mondo circense si è fortemente impoverito negli ultimi decenni. Tutti stanno combattendo per sopravvivere e manca la forza fisica ed economica per fronteggiare battaglie d’interesse comune. Noi offriamo servizi di formazione ad un settore economicamente al collasso, dove persino il pagamento di una retta diventa un problema.

Non c’è abbastanza unione per essere considerati politicamente e quindi si finisce di essere abbandonati ed ignorati.

L’Accademia è il vero punto di riferimento per l’istruzione scolastica ed artistica del mondo circense. La politica si sarebbe dovuta impegnare a sostenerla con dei finanziamenti appropriati. Se non hai un peso la politica non ti ascolta. Il Dott. Buccioni ha creato il FISP perché il circo da solo non ha abbastanza peso.Senza la politica i contributi non arrivano.

 

All’inizio della sua avventura, Egidio Palmiri aveva quasi tirato per la giacca gli impresari del circo italiano che non credevano molto all’iniziativa.

Qual è stato il rapporto col Circo italiano nel corso degli anni?

Chi ha frequentato l’Accademia e ci ha conosciuti è rimasto molto affezionato. Abbiamo esempi di tante famiglie circensi che hanno frequentato l’Accademia e che ora la fanno frequentare ai loro figli. Altri pensano che i contributi che ha ricevuto l’Accademia fossero troppi e che fossero risorse sottratte al settore che potevano essere destinate alle loro imprese circensi.

È proprio qui il vizio di impostazione. Così ci si combatte all’interno al contrario del del circo contemporaneo o del circo-teatro che stanno ottenendo riconoscimenti importanti all’interno del FUS.

 

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Quali sono stati i traguardi raggiunti e i successi conquistati nel corso degli anni e quali gli obiettivi mancati, se ve ne sono stati?

Sul piano dei risultati credo che il successo degli allievi diplomati parli da sé.

Se poi consideriamo che in Accademia non ci sono selezioni d’ingresso, questo rende i risultati quasi incredibili. Comunque, non voglio fare autocelebrazioni.

Avrei desiderato creare una rete con tutti i giovani del mondo del circo per aiutarli ad inserirsi nel mondo lavorativo, ma non lo considero un obiettivo mancato in quanto era ancora in fase di creazione.

L’obiettivo mancato, non da me ma dal Sig. Palmiri, è stato quello di non aver visto nascere la sua Accademia in muratura. Devo però ammettere, però, che alla fine anche questa versione di Accademia lo aveva reso felice.

 

Cosa si sarebbe potuto fare, secondo Te, per non arrivare a questo punto?

Personalmente, non ho lasciato niente di intentato. Forse qualche voce in più a sostegno avrebbe portato a maggiori risultati.

 

C’è ancora qualcosa che si può concretamente fare per salvare l’Accademia?

All’annuncio della chiusura, i genitori degli allievi di Verona si sono mossi spontaneamente attivandosi concretamente per sollecitare la politica a trovare soluzioni. L’Accademia, per come è concepita, è un’Istituzione unica nel suo genere. Questa sua unicità la rende difficilmente adatta a trovare bandi di finanziamenti esistenti. Il percorso professionale di minorenni non è riconosciuto ne previsto da nessun bando, ma il professionista circense, come i campioni di atletica, si deve formare in giovane età.

Questa unicità deve essere riconosciuta e non deve diventare la causa della propria morte. Unirsi a questi genitori nell’intento di sollecitare la politica ad interessarsi a noi o creare delle iniziative che arrivino alla politica, questo è l’aiuto che potete dare.

 

Ci potrà essere eventualmente un soggetto diverso in futuro che possa prendere il posto dell’Accademia?

Non ho ancora pensato al “dopo”. Sono stato invitato da Buccioni e dai genitori a battermi per cercare una soluzione che garantisca la continuità ed ho accettato a sfida.

 

Quale futuro vedi per il circo classico o di tradizione considerati gli sviluppi degli ultimi anni?

Fino a che non ci sarà un accordo politico forte sull’esistenza o meno degli animali nei circhi classici, il futuro sarà difficile. Troppe forze remano contro e l’opinione pubblica è divisa. Sono necessarie politiche che riavvicinino il pubblico al circo e che lo ripulisca dal fango che gli è stato tirato addosso da decenni.

Anche i circensi si devono impegnare affinché il circo tradizionale non diventi “vecchio”. Bisogna rispettare le tradizioni, ma inserire anche idee ed innovazione.

 

Un ricordo di questi anni che vuoi consegnare ai posteri?

16 anni d’Accademia non si possono descrivere in poche righe. La realizzazione dei ragazzi è quello che mi porto maggiormente nel cuore, soprattutto i ragazzi più fragili che sono entrati in Accademia senza vedere un futuro e che ora si sono realizzati e si esibiscono all’interno di spettacoli importanti o come attrazione nel circo della famiglia di appartenenza.

 

L’Accademia è stata una fabbrica dei sogni.

La chiusa di Andrea Togni aggiunge ulteriori note di tristezza allo smarrimento che ha colto tutti alla notizia della chiusura.

Il circo italiano sembra perdere i pezzi sotto diversi profili da qualche tempo: ormai è il momento che la categoria rifletta su se stessa e si interroghi seriamente sull’effettiva volontà di affrontare il futuro.

 

Francesco Mocellin

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