Ai Fratelli Larible
Carissimi,
quando i genitori ci lasciano facciamo un grande salto.
Per quanto indipendenti, impegnati ognuno nella propria vita, nella propria famiglia avevamo la coscienza di avere qualcuno a cui fare riferimento. E se è vero che all’ultimo più che sostenerci sono i figli a sostenere i genitori è anche vero che loro c’erano e la loro presenza era sufficiente a darci quella sicurezza di cui si ha bisogno.
Ma adesso non ci sono più e rimaniamo noi figli a essere di riferimento ai nostri figli, senza altro confronto se non con noi stessi.
La vita va avanti, a volte anche troppo velocemente e avremmo voglia di rallentarne il ritmo ma sappiamo che non è possibile.
La vita non muore, certo che si incontra con la morte – anzi la morte fa parte della vita – ma la morte non ha nessun potere sulla vita.
Lo sanno bene i clown, che prima di essere capaci di far ridere sono un po’ filosofi; che la vita non muore, lo si racconta ogni giorno sulla pista per far sorridere e far pensare, per liberare i cuori dalle brutture che a volte la storia ci riserva. Il vivo è anche morto e il morto è anche vivo: è il mistero dell’esistenza che ci avvolge, che il pagliaccio riesce a sublimare, trovarne il lato positivo e gettare più in là ciò che è brutto. Come quando cerca di raccogliere il cappello che con un calcio dispettoso spinge più lontano, ma alla fine lo raccoglie perché la vita è così con il bello e il brutto, il buono e il cattivo, la vita e la morte. Come una conquista contro i dispetti della vita, quel cappello torna in testa ma è più leggero e sopportabile.
Carissimi, la fede è un gran sostegno quando la vita ci prova e la sofferenza sembra avere il sopravvento, siate gelosi della vostra fede, quella che avete dentro che ogni tanto si manifesta in gesti religiosi ma che ogni giorno sapete esprimere nella autenticità della vita.
Un forte abbraccio
Don Luciano

