Lello Arena: «I disastri da chierichetto, poi ho insegnato in un circo. La lite col mio amico Troisi»

12 Luglio 2021 - Notizie Italia -

LelloArena

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Il suo debutto è avvenuto al circo, ma non da attore, né tantomeno da acrobata. «Eh no... come maestro elementare — racconta Lello Arena —. Ho fatto le magistrali e siccome il problema era trovare lavoro, dopo qualche mese di inutili domande a vari istituti scolastici, mi recai un po’ incacchiato al provveditorato e dissi: scusate, ci diplomiamo maestri e poi non troviamo posto nemmeno come supplenti. L’impiegato rispose: eh sì, perché voi siete viziati, il lavoro ci sarebbe ma non lo vuole nessuno. E io gli chiedo: che vuol dire? E quello ribatte: c’è un posto da maestro itinerante in un circo... Avevo davvero bisogno di portare i soldi a casa e, per dare un senso alla mia idea di didattica, mi sono messo all’opera. D’altronde il mondo del circo mi piaceva moltissimo, però c’erano delle regole che andavano un po’ oltre la mia idea».Cioè?«Quando arrivai al mio primo incarico, ero molto determinato, ma una mattina vedo una bambina che stava a testa in giù con una sveglia davanti agli occhi... Pensavo stesse giocando e, dato che era orario di lezione, le ho detto: andiamo, devi sederti al banco. Intervenne il direttore del circo e mi spiegò che quella ragazzina si stava preparando a un numero acrobatico che faceva su una pertica alta 30 metri, quindi dovevo farle fare l’allentamento. Allora ho capito che per insegnare in un circo dovevo integrarmi, imparare quelle dinamiche».

È riuscito nell’intento?«Sì, ma lo stipendio era molto basso e così mi proposi per fare anche altro. Certo non il clown, ma nei momenti in cui la pista doveva essere ripulita dopo il numero degli elefanti, che facevano un vero macello, io assieme ad altri intrattenevamo il pubblico con scenette ridicole: facevamo finta di litigare, di tirarci l’acqua addosso, spargevamo coriandoli... In quel periodo ho imparato il gioco di squadra, che non ho dimenticato: in un circo tutti sono uguali, dai grandi performer agli inservienti, non ci sono differenze, una grande famiglia».

(in sintesi)

di Emilia Costantini

da corriere

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